Un anno olandese

È ufficiale, da quando Ste ed io partimmo alla volta dell’Olanda è passato un anno.

Non credo di essere l’unica a ricordare il giorno della partenza. I nostri amici e parenti avevano organizzato un pulmino/navetta, con uno di loro come autista, che ci portasse all’aeroporto, quindi la mattina di buon’ora caricammo sul mezzo persone e bagagli (2 valigie ben cariche più altrettanti ed altrettanto carichi bagagli a mano).
Per pranzo si unì al gruppetto (eravamo in 8) un altro amico approfittando della sua pausa di lavoro. Poi le foto ricordo e via verso la destinazione finale.
Arrivammo all’aeroporto con buon anticipo e, imbarcate le pesanti valigie (fortunatamente superavano di poco il peso previsto per 2 persone), attendemmo la chiamata per l’imbarco, tra risa, chiacchiere e qualche lacrima per il prossimo distacco.
Ricordo l’emozione di vedere tutti lì con noi e per noi, la trepidazione dell’imminente viaggio di sola andata, la paura vera del futuro più prossimo, “la sensazione di (leggera) follia” della nostra scelta.
Il volo fu più lento dei precedenti, o almeno questa fu la mia impressione.
Arrivammo ad Amsterdam città nel tardo pomeriggio, era già buio e piovigginava. Dopo aver capito come arrivare alla dimora che ci avrebbe ospitato per i primi giorni (SuperSte aveva prenotato uno splendido appartamentino al piano superiore di quello della proprietaria di casa), prendemmo un tram, seguimmo qualche indicazione gentilmente ricevuta ed arrivammo dalla nostra ospite, stanchi e un po’ stravolti.
Dopo una breve rinfrescata, uscimmo per andare a mangiare, riprendendo un po’ confidenza con l’affascinante sera di Amsterdam. Al rientro nella nostra casa ‘da 5 giorni’ eravamo contenti ed impauriti poco meno di qualche ora prima, ma eravamo consapevoli di aver dato inizio alla nostra avventura olandese.

Da quella sera è passato un anno, vissuto intensamente ogni giorno, alla ricerca di tutto partendo da zero, anzi no, da ‘due’. Sono proprio soddisfatta di quest’anno, di quello che ho e abbiamo raggiunto, perfettamente consapevole del significato di ogni risultato. Devo ringraziare tutti quelli che ci hanno sostenuto in tutti i modi possibili e non, ma in particolare devo ringraziare Ste, quella parte di ‘due’ senza la quale nulla di tutto questo ci sarebbe. Io sì, ma non sarei nemmeno simpatica!!

|Aria|

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1 Response so far »

  1. 1

    babboferro said,

    Un anno è passato anche per chi è rimasto qui, Aria cara. Anche se l’ho vissuto fino in fondo anch’io, ho ancora a volte la sensazione di essere un osservatore esterno. È come se la mia vita fosse stata agganciata all’improvviso ad una locomotiva che corre verso ignota destinazione. Il viaggio è molto confortevole, naturalmente, visto che i vagoni li ho costruiti io stesso con pazienza e tenacia giorno dopo giorno per anni.

    Non ho però nessun controllo sulla locomotiva. Continua a correre più o meno velocemente. Non so che cosa l’alimenti, forse i miei sogni. Se così fosse devo continuare a produrne a meno che non voglia fermarmi, ma non ho ancora trovato il posto giusto. O forse il posto giusto per me è proprio un treno in movimento e ci devo fare pace.

    Intanto cerco di godermi il viaggio: mi è sempre piaciuto. Guardo fuori dal finestrino, leggo un libro, guardo un video. Ogni tanto sale anche qualche passeggero interessante e ci scambiamo impressioni sul viaggio.
    A volte, per sgranchirmi le gambe, vado in giro per il treno. Ho un pass con me che apre le porte di tutti i vagoni. È l’immagine della giovane donna che ho visto crescere. Allora ritrovo tanti ricordi disposti un po’ alla rinfusa. Li spolvero appena (ehm … per non sciuparli, non per pigrizia), tanto per imprimerli nella mente e sistemarli meglio.

    A volte vedo dal finestrino un posto o delle facce che mi sembra di riconoscere. La locomotiva si ferma, non so perchè e non sempre. Forse perchè di fronte alla realtà, se è abbastanza viva, i sogni svaniscono e la locomotiva non cammina più.
    Comunque scendo e mi addentro in questa realtà del passato, in cerca di ricordi da portare con me per continuare il viaggio. Sì perchè, appena questa realtà comincia a svanire, sento che la locomotiva torna in pressione e devo riprendere il viaggio per non restare prigioniero.


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