Ci vuole coraggio!

Continua il mio personale percorso di inserimento nella società che mi sta ospitando ormai da un po’ di tempo. Ora ho trovato un medico convenzionato con la mia assicurazione sanitaria (che inoltre deve necessariamente avere lo studio nei dintorni dell’abitazione del paziente), l’ho incontrato per presentarmi e per sapere come funziona.
All’appuntamento ho trovato una bella signora, impegnata anche nell’insegnamento universitario, con la quale ho conversato amabilmente per una ventina di minuti; credeva io fossi spagnola e scoperta la vera nazionalità mi ha fatto le ‘solite’ domande sulle motivazioni del trasloco dal Bel Paese. È sempre un po’ complicato spiegare ad uno straniero la ‘problematica italiana’ perché non riesce a comprendere le basi del sistema; come se la sua mente ed il suo spirito di cittadino non riuscissero neanche ad immaginare una società a sistema corrotto nelle fondamenta ed in ogni campo a tutti i livelli. Un italiano mediamente informato riconosce l’esistenza di questo sistema, tutto ‘made in Italy’, forse non lo condivide ma onestamente sa di cosa si tratta.

Uno straniero probabilmente non ha la malizia né l’esperienza per immaginare che ‘uno stato civile’ si definisca così anche quando non ha lo Stato (i cittadini) come priorità e non usa la civiltà come strumento. Credo sia una caratteristica prettamente italiana e quindi ben nota a chi ci ha convissuto almeno per qualche anno.
Solitamente gli stranieri con i quali ho parlato di questo argomento hanno appreso le informazioni e conseguentemente hanno approvato la mia scelta. La mia dottoressa invece mi ha sorpreso perché ha detto: “Ci vuole coraggio a rimanere in Italia.”
È quello che sostengo anch’io da prima di andarmene ad oggi. Apprezzo e stimo molte persone che sono rimaste in Italia e continuano a combattere ogni giorno tutte le ingiustizie o le cose che non vanno con i pochi e malandati mezzi ‘a disposizione del cittadino’. In questi mesi ho nutrito la speranza che qualcosa cambiasse, in Italia o almeno nel mio modo di vederla; non è successo, o meglio vedo ancora più oggettivamente e senza pressioni quotidiane la ‘mia terra’ verso l’autodistruzione sociale, politica ed economica. E nonostante tutto la situazione continua a peggiorare.
Questo è l’unico fatto a mio avviso inspiegabile eppure evidentemente sopportato dalla maggior parte degli italiani che ci rende così unici.

|Aria|

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1 Response so far »

  1. 1

    babboferro said,

    Se non la pensi secondo il pensiero corrente, ci vuole coraggio sia ad emigrare che a rimanere vivi, comunque. Io rimango (più per gli eventi che per scelta), quindi parteciperò alla manifestazione a Roma di sabato 13 Marzo. Vedrò se mi riesce di fare qualche foto.


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