quiete natalizia

Natale con i tuoi, è da una vita che lo si sente. Ed è quasi sempre così, un momento per trovarsi con i tuoi, siano essi tuoi di sangue o incontrati. Oppure è un valido momento per sentirne la mancanza, quando questi non sono vicini.
Non sono uno che sente la nostalgia sotto Natale (compenso durante l’anno), ma mi piace molto il momento, mi piace l’aria che si respira nei giorni che vanno dalla metà di dicembre alla fine dell’anno (il mio calendario natalizio è rimasto fermo, nonostante i negozi cerchino di evocare questo vantaggioso periodo a partire dalla prima metà di novembre, oramai). Quest’anno l’aria è completamente diversa per il mio Natale, tutto è nuovo e curioso. Da qualche giorno una coltre bianca copre ogni cosa, e le temperature mai troppo alte conservano la neve dove nessuno va a toccarla, come nel mezzo del canale ghiacciato che passa molto vicino a casa nostra. Le anatre appallottolate su loro stesse non sembrano così felici di quella che io chiamo “atmosfera natalizia”, e non lo sono nemmeno i pendolari che rimangono ad attendere i treni più del dovuto. Nonostante gli autobus vadano in giro molto più pienotti e lenti, se il semaforo rimane rosso per più di un minuto ci si trova in mezzo a una dozzina di ciclisti che sfidano il ghiaccio pur di non mollare la bicicletta. La neve non è più così comune da queste parti come lo era fino a qualche anno fa e, forse per questo, la maggior parte delle persone ne sembra affascinata più che disturbata. Nugoli di bambini si lanciano con lo slittino sui prati di Kleverpark che, per le forme morbide delle sue collinette coperte da un buono strato di neve accumulatasi nella notte, offre un discreto pendio considerando la rinomata piattezza del territorio. Nonne preoccupate li guardano dall’alto di quelle che ai bambini devono sembrare discese infinite.
I gatti sono scomparsi in questi giorni innevati, come per una strana magia, l‘incantesimo del divano. Non se ne vedono più in giro e solo un timido felino nell’ultima settimana ha sfidato la neve per lasciare le sue orme sul tetto che vediamo dalla finestra della cucina. Ad essere più attenti è possibile scorgere qualche micio anche in questi giorni, ma solo al di là delle grandi finestre olandesi, con gli occhi socchiusi e il pelo che porta ancora i segni dell’ultima carezza ricevuta dal padrone assieme ai croccantini. Un’altra cosa che abbiamo scoperto è l’usanza di mandarsi quantità abominevoli di biglietti di auguri, e ne abbiamo notevole conferma con i nostri vicini. Nella posta ho raccolto in questi giorni almeno una quindicina di letterine simili tra loro, tutte per loro! Per fortuna ho smesso in tempo il lavoretto di postino, dev’essere drammatico in questi giorni tra ghiaccio e letterine tutte uguali..

Io non darò troppo lavoro ai postini mi limiterò a farvi gli auguri da qui, assieme ad Aria per un buon Natale, fijne Kerst, merry Christmas. La neve ha riempito questi giorni, ma noi testardi (papiño compreso) siamo riusciti a trovare abbastanza cose per preparare il nostro Natale italo-olandese. A voi che non avrete problemi a trovare tutto quello che vi serve, auguro un caldo (in tutti i sensi!!) Natale. Fijne Kerstdagen (= felici giorni di Natale, il 26 è chiamato il ‘secondo giorno di Natale’)!!

|Ste & Aria|

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2 Risposte so far »

  1. 1

    e ti te me ga dito de vignir in primavera che xe meio! ara che bel!
    neve, giasso, freddo!
    bel bel bel! anche mi voio.
    qua xe 12 gradi oggi e piovi che dio la manda.
    orco can.
    Auguroni anche a voi.
    A presto, o meglio, a prima o poi ;)

  2. 2

    babboferro said,

    Anch’io ho goduto della quiete natalizia grazie all’ospitalità di Aria e Ste nella loro casetta. Bel calduccio, cose buone da mangiare e fuori tanta neve. In effetti la neve è più bella da vedere che da vivere: tanto freddo e voglia di tornare a casa presto dopo un breve giretto, almeno per me.

    Il maltempo ha reso un tormentone il viaggio di andata in Olanda. C’era da aspettarsi che la nevicata abbondante ed improvvisa mettesse in crisi i trasporti pubblici nel Paese del Sole; quindi, quando ho scoperto in stazione che il primo treno utile per Mestre aveva 165 minuti di ritardo (con partenza da Trieste; meno di trenta chilometri!), non me la sono presa più di tanto. Mi sono fatto accompagnare in macchina a Treviso, visto che l’autostrada era in buone condizioni. Non me la sono presa tanto nemmeno quando l’aereo è partito per Amsterdam con nove (!) ore di ritardo e da un altro aereoporto (Venezia), raggiunto con un autobus da quello di Treviso. In fondo è stato come fare Treviso-Amsterdam in autostrada. L’importante era arrivare ad Amsterdam: lì avrei trovato i mitici e puntualissimi trasporti pubblici olandesi.

    Invece, una volta arrivato (alle 03.30) all’aereoporto di Amsterdam (Schipol, il terzo d’Europa) ho trovato la neve, più o meno come in Italia, e NESSUN treno per Haarlem a causa del maltempo! E non solo a quell’ora di notte, ma per TUTTO il giorno, quando normalmente ce ne sono cinque o sei all’ora.
    Verso le sette, dopo essermi rimpinzato di burro mascherato da cornetti e cappuccini, ho cercato un autobus (anche di quelli dalle sette in poi ne passa normalmente uno ogni dieci minuti). L’impiegato mi ha spiegato serafico e gentile che non erano previsti autobus per Haarlem, visto il maltempo, almeno fino al pomeriggio.
    Di fronte alla prospettiva di passarmi la giornata all’aereoporto, come nel film con Tom Hanks, cibandomi di cornetti e improbabili piatti italiani proposti dalla “Trattoria di campagna” (insegna in italiano) dell’aereoporto (?!?), ho cercato un taxi in mezzo alla neve che fioccava.
    Ho trovato un intrepido tassista turco con una fiammante Mercedes. Ha accettato di portarmi ad Haarlem affrontando il delirio di traffico che ci aspettava, vista la mancanza di mezzi pubblici.
    Durante il percorso gli ho detto che mi sembrava strano che per il maltempo i mezzi pubblici non circolassero; capisco gli autobus, ma nemmeno i treni! E lui mi ha risposto con un sorrisetto: “I soliti olandesi!”, come a dire: si vantano di essere organizzati, ma se non ci fossero i turchi … Comunque mi ha sbarcato sotto la casa dei ragazzi, con tanto di barba coperta di neve come Babbo Natale.

    Il giorno dopo, riposato e rifocillato, tutto mi sembrava più accettabile. All’olandese, naturalmente: strade e marciapiedi erano ghiacciati, ma le piste ciclabili erano perfettamente pulite. Ste ha scoperto che usano uno spazzaneve che è largo esattamente quanto una pista ciclabile.

    Insomma, fino a che le biciclette possono circolare, i coffee-shop sono aperti e le dighe tengono, l’Olanda è salva! Viva la Regina!


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