sinterklaas e natale in arrivo

botermarkt, tramonto sul mercatino

È arrivato dicembre anche qui, le temperature si fanno più basse e i ciclisti indossano i primi berretti e guanti, e le luminarie natalizie rendono più calda l’atmosfera nelle pittoresche vie del centro storico di Haarlem. Si inizia a respirare anche qui aria di Natale, dopo le celebrazioni per Sinterklaas (con modalità e tempistiche simili al San Nicolò in Italia).
Celebrazioni a cui abbiamo partecipato, grazie all’invito di Ermes e Eleonora: sabato scorso siamo stati ospiti dei nostri conterranei ad Amsterdam. Una cena tra personaggi di varie nazionalità, una quindicina di ragazzi provenienti da Italia (la maggioranza), Olanda, USA, Romania, Bulgaria, Grecia, se non dimentico nessuno. Una cena con tanti cuochi quanti partecipanti. Ognuno ha portato una teglia, un piatto o un contenitore, pieno di cibo da lui stesso cucinato. Dalle 20 alle 21.30, ora in cui anche i ritardatari erano arrivati, il tavolo non ha smesso di riempirsi di pietanze conosciute e sconosciute, dai profumi invitanti e avvolgenti. Dalle tartine alle focacce, dallo tzatziki alla pizza, dal meatloaf made in USA al tiramisù dell’italianissima Aria. Eravamo io e Aria in un covo di scienziati, tutti (o quasi) colleghi di Ermes e Eleonora che studiano l’una i neutrini e l’altro gli ioni pesanti. In verità ci siamo sentiti a nostro agio e abbiamo passato una piacevolissima serata. Non si può fare a meno, però, di segnalare l’imbarazzante usanza, rivista e adattata al gruppo che eravamo, della lootje (letteralmente “lotteriuccia”, sempre che sia italiano): durante la settimana precedente la cena, i nomi dei partecipanti venivano messi in un’urna virtuale attraverso la quale ad ogni partecipante ne veniva abbinato un altro. A questo punto ognuno riceveva una mail che gli comunicava a chi avrebbe dovuto fare un regalo simbolico e scrivere una poesia. La cosa ci ha stressati fin da quando l’abbiamo saputo, ma Ermes ha sempre cercato di rassicurarmi. Ricordo nitidamente la frase “tranquillo, scrivi quattro righe e prendi un regalo qualsiasi di poco costo, poi verrà messo tutto su un tavolino e ognuno prenderà il suo regalo e la sua poesia e ne prenderà visione per conto proprio“. Sono quindi arrivate due mail (una a me ed una ad Aria che si era già dissociata dalla pazza pazza lotteria) e mi sono recato a prendere due regali per i due estratti. Per l’estratto di Aria ho preso un bicchiere con le ali di gomma, per il mio una paperella galleggiante da bagno con le sembianze di Gesù Cristo. Jesus rubber duckSperando nelle larghe vedute dell’americano che lo avrebbe ricevuto in dono.
I doni giacevano tutti sotto l’albero di Natale di Ermes, e le ore passavano. Devo confessare che abbiamo sperato di scamparla quando eravamo a mezz’ora dall’ultimo autobus disponibile per tornare a casa. Eleonora ha però preso in mano la situazione e ha ordinato l’apertura precoce dei regali, proprio perché io e Aria stavamo per andar via. Uno alla volta bisognava scartare il regalo su una sedia predisposta, per poi recitare la poesia davanti a tutti e infine scegliere il regalo successivo. In attesa che la cabala ci scegliesse eravamo come a scuola, nascosti in fondo all’aula dietro ai compagni davanti, con un occhio all’orologio nella speranza che la campanella ponesse fine a quell’agonizzante attesa lasciandoci illesi. Pochi istanti più tardi, proprio come a scuola, ho sentito il mio nome prima della campanella.
Ho ricevuto una casetta in cartone piena di oggetti più o meno inutili, oltre ad una splendida e lunghissima poesia di 2 pagine, in inglese ovviamente, che ho letto in mezzo al silenzio e alla curiosità dei presenti.
Aria si è salvata grazie all’autobus, ma ha ricevuto in dono l’almbum “Samen” di un cantante olandese con una faccia improponibile.
A pensarci ora non è stato così terribile, superata la timidezza. E la cena è stata comunque molto interessante.

Lunedì sera sono andato in stazione a prendere Franci, adorato cugino compagno di infanzia. Lavora in giro per l’Europa e stavolta è passato per Rotterdam, a meno di un’ora da Haarlem. Con la complicità del suo datore di lavoro si è potuto fermare qui due giorni da noi, visto anche che si trovava all’estero nei miei cinque giorni italiani e non ci siamo potuti incontrare. Lunedì sera eravamo addirittura in sei nella piccola casetta dove abitiamo. C’erano infatti qui anche Grazietta con due amiche in vacanza olandese. Risultato? Cena italiana con soppressa e pastasciutta all’Amatriciana.
E poi due meravigliosi giorni in giro per Haarlem, ma anche semplicemente insieme a casa, con Franci dopo tantissimo tempo.

|Ste|

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3 Risposte so far »

  1. 1

    Frz said,

    Ma è la versione olandese dell’ americano “Secret Santa”, peccato noi non abbiamo questa tradizione, l’ ho sempre trovata simpatica.

    • 2

      Ste said,

      non eravamo a conoscenza di “secret santa”, in ogni caso è decisamente più divertente se conosci la persona a cui devi fare il regalo e la lettera. Pensa che una delle 2 “poesie da quattro righe” che ho scritto davanti ad un “cappuccino” e ad una torta di mele in un bruin cafè due ore prima della cena, era per un certo Corey, americano, e faceva così: “Cosa corey che te corey co’ no corey che te corey” (seguiva spiegazione in inglese). Pensavo di essermela cavata bene :), poi ho ricevuto la mia lettera di 2 pagine e ho dovuto riconsiderare il tutto.
      Il prossimo anno sarò più pronto ;)

  2. 3

    babboferro said,

    E bravo il nostro Ste! … Ma -scusa- in inglese come hai tradotto “Cossa ‘cori”? “It’s not necessary that” (pragmatico e formale), “I think you don’t” (paternalistico e autoritario) oppure “It’s better that” (amichevole e cauto)?
    Secondo me, se ti ricapita Corey l’anno prossimo, dovresti cercare una frase in tipico “slang” nordamericano.


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