Un Paese civile

Non ho mai palesato le mie opinioni, se non richieste, perché ritengo che siano personali, soggettive. Le poche volte in cui mi è stato domandato qualcosa, probabilmente sarà scattato il rimpianto dell’interlocutore per la lunghezza e l’accuratezza della mia risposta. Scherzi a parte, l’oggettivo potere che concede la condizione di blogger fa sì che racconti quello che desidero.

La manifestazione No B-Day che si è svolta a Roma sabato 5 dicembre scorso ha avuto moltissima partecipazione; so da fonti presenti che è stata una bellissima ed eterogenea manifestazione pacifica ed in gran parte a-partitica, in cui moltissimi cittadini hanno chiesto platealmente che l’Italia torni ad essere un Paese civile. Da cittadini molto più civili ed organizzati dei loro governanti hanno manifestato la loro volontà di agire per il bene comune, di tornare ad essere cittadini e fieri del proprio Paese. Un segnale molto forte e molto condiviso.
Il No B-Day è stato ripreso in altre capitali europee, tra le quali Amsterdam: potevamo forse mancare?!?
Purtroppo l’affluenza non è stata la stessa, ma è stato notevole l’interessamento dei media olandesi e la partecipazione della gente, colpita dalla situazione italiana e concorde con l’idea che un’Europa davvero unita possa cambiare questa ed altre situazioni interne.

P.S.: a completamento di lettura aggiungo il commento precursore di Babboferro su Il frullatore italiano, del 7/12. Grazie Babboferro!!

|Aria|

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5 Risposte so far »

  1. 1

    babboferro said,

    Il vostro coraggio di emigrare con la “valigia di cartone” vale più di qualunque partecipazione alla pur magnifica manifestazione del 5 dicembre a Roma.

    Il sacrificio della generazione dei nostri nonni, che emigrarono per cercare il lavoro e la dignità che l’Italia non dava loro, ha dato la forza alla generazione dei nostri padri per uscire dalla distruzione di una guerra con la fondazione di una Repubblica nuova, libera, civile e fondata sul lavoro.

    L’energia, l’inventiva ed il coraggio della generazione dei nostri figli, sia in Italia che all’estero, ha risvegliato la voglia di partecipare in tanta gente della mia generazione. Una generazione che -forse- si sta rendendo conto di aver costruito un mondo confortevole solo per se stessa. Grazie a voi e a tanti altri come voi siamo andati in piazza anche noi, per protestare contro il volgare e confondente chiasso mediatico e far sentire di nuovo la voce di un paese solidale in cerca di dignità.
    Un patto fra quattro generazioni di cittadini onesti e per bene.

    Grazie ragazzi!

  2. 2

    La manifestazione è stata un fenomeno interessante, ma io temo che, come svariati altri movimenti spontanei degli ultimi anni, rimanga un fenomeno isolato, più che altro perché è “contro” qualcosa e non “per” qualcosa. E’ facile unirsi contro un “nemico comune” quando c’è, ma a che cosa si aggraperà il movimento al momento dell’eventuale sparizione dell’odiato nemico?

    Vale la pena ricordare inoltre che, volenti o nolenti, il “B” è stato eletto dalla maggioranza degli italiani – e per la seconda volta! Quindi sarebbe probabilmente molto più utile, invece che scendere in piazza contro B, cercare di convincere qualcuno che l’ha votato a non farlo di nuovo. Se ogni non-votante di B convincesse un votante a non ripetere la mossa, il consenso di B sarebbe azzerato in breve tempo.

    Rimane un nodo da sciogliere: qual è la valida alternativa?

  3. 3

    babboferro said,

    Parole sante, gentile Alan. Ma a proposito dell’aggregazione contro un “nemico comune”, chi ha cominciato quindici anni fa e continua tutt’oggi?

    Chi ha fatto battaglie con tutti i mezzi contro i “nemici” del popolo italiano?
    Cominciando con la televisione di stato, per passare poi all’editoria, ai “comunisti” (=chi non la pensa come lui), ai magistrati, alla satira, ecc.

    I “nemici” del popolo italiano continuano ad imperversare mediaticamente e portare al signor B. valanghe di voti dei cittadini preoccupati che il nemico di turno abbia la meglio.

    Non potrebbe essere il contrario? Cioè che sia proprio lui il nemico della convivenza civile e democratica in questo paese? Se così fosse sarebbe un dovere civico combatterlo con ogni mezzo lecito, non ti pare?

  4. 4

    Luca, Manu & 8 said,

    Oilà Carissimi Olandesini!?!? Dato il tema del vostro post, non riesco a non dire la mia in merito.
    Certamente la manifestazione che si è svolta sabato scorso a Roma è stata molto bella e partecipata [non vorrei entrare nel merito del solito “balletto delle cifre” tra organizzatori e Questura perché non se ne uscirebbe più…] però i punti interrogativi che ha sollevato e che mi ha posto [Luca] sono molteplici. Vedrò di esporli il più brevemente possibile.
    Partendo dalla fine mi ricollego al finale del post di Babboferro [a cui vanno i nostri calorosi saluti]. Io l’invito di Dario Fo a “non fare le valigie” e “… restare qui … questo giorno lo ricorderete: è il segno del cambiamento” l’ho sentito in diretta Radio e se da un lato mi ha dato una nuova piccola speranza, dall’altro mi ha fatto pensare a quanto siano reali le possibilità di rimanere qui in Italia fiducioso e speranzoso in un nuovo avvenire. Come dice Babboferro, la “fuga dei cervelli” è una sconfitta per tutti coloro i quali si sono sempre battuti per assicurare un futuro migliore alle nuove generazioni. Noi ancora non siamo fuggiti o espatriati come voi, ma una eventuale decisione in merito avrebbe comunque il sapore agrodolce della “sconfitta” e della rassegnazione per l’incapacità tutta politica per non essere riusciti a modificare il presente.
    E qui, su questa eventuale “sconfitta” politica mi collego alla manifestazione romana di sabato.
    Sono d’accordo con quanto scritto prima di me da Alan Franzoni, ovvero che il No-B-Day è sì stato un “fenomeno interessante” ma comunque ora come ora, ahimè, privo di sbocchi o sponde politiche immediate per vari motivi. Quali?
    Prima di tutto la profonda crisi dei vari partiti della sinistra italiana.
    Io fui uno dei più contenti, se poi si può esserlo davvero…., per l’esclusione della Sinistra Arcobaleno dal Parlamento italiano perché vedevo quell’esperienza essenzialmente come un “cartello elettorale” e non un vero soggetto unico ed unitario della sinistra alternativa [al Pd e alla destra]. Detto questo però pare che la lezione, ai partiti e ai leader dei vari partiti di sinistra [in primo piano il Prc], non è servita: nessun vero ricambio ai vertici è stato messo in atto né tanto meno è stata messa in atto una svolta programmatica. La lezione da imparare, almeno secondo me, avrebbe dovuto essere la seguente: “Basta governi pur di non mandare Berlusconi al governo [più o meno quello che dice Alan Franzoni quando dice che “è facile unirsi contro un “nemico comune”] ma politiche serie e davvero di sinistra.”
    Da questa situazione l’unico ad averci guadagnato, e forse continuerà a farlo, è il partito di Di Pietro che secondo me è espressione di un giustizialismo e, a volte, di un populismo che con la sinistra ha ben poco a che vedere.
    E quindi, secondo motivo di difficoltà per il movimento nato sabato [interessante è la funzione del web sulla sua nascita], è la difficoltà a trovare sponde politiche senza andare ad intaccare una autonomia dai partiti secondo me importantissima.
    Sperare nel Pd? O nella riproposizione di una sorta di centro sinistra, stile Ulivo, con tutti dentro, dal Prc all’Udc? Secondo me a breve termine, sperare in una vittoria in elezioni nazionali, resta se non una chimera una possibilità molto poco probabile essenzialmente perché una vera alternativa alle politiche berlusconiane [di cui il Nanetto è solo un fenomeno] non c’è o comunque non c’è nessuna forza politica e sociale [soprattutto sociale] in grado di metterla in atto. La destra ha vinto e continua a farlo da punto di vista sociale. Vedi razzismo, più o meno strisciante in forse crescita; individualismo e scarsa attenzione alle fasce deboli o socialmente più in difficoltà per la Crisi economica; stravolgimento di valori fino ad oggi consolidati [di per sé fatto non negativo in assoluto].
    Secondo me la sinistra, per sperare di tornare a vincere, deve prima di tutto tornare al suo popolo e alla sue politiche, senza cercare una sponda o un accordo con il Pd che, ora come ora, sarebbe solamente “a perdere”. Ovviamente questa situazione non sarebbe una soluzione a breve termine ma, da qui alle prossime politiche [non credo in una caduta del Governo Berlusconi a breve…], il tempo c’è sia per cominciare una risalita che per ricostruire il tessuto sociale di questo paese.

    Che di giornate come quella di sabato ce ne debbano essere parecchie e che non fanno assolutamente male, su questo credo siamo tutti d’accordo.
    Vedremo come andrà a finire. Magari mi sarò sbagliato ma grandi segnali positivi di una possibile e vera svolta, io ancora non li vedo.
    Con questo finisco e vi saluto.

    Noi stiamo bene, siamo alle prese con le prime visite ai parenti prima delle festività in arrivo. Magari una sera riusciremo anche a vederci via Skype per due chiacchiere.
    Un abbraccio grande e un abbraccio a tutti voi due!!
    Saluti
    cià
    Luca, Manu & 8

  5. 5

    Aria said,

    Bene, era proprio questo che volevo: un dibattito, delle opinioni intelligenti da discutere insieme.
    Il sig. B. è la rappresentazione di quello che la maggior parte degli italiani vorrebbe essere, è il modello italiano. Non è il ‘nemico comune’, ma semplicemente l’emblema di molti gravi comportamenti tipicamente italiani, che sono ampiamente condivisi e ‘da imitare’.
    Credo che il problema sia la coscienza individuale e collettiva, o meglio, la sua assenza.
    Lungi da me la presunzione di poter offrire una proposta per la ‘salvezza’ dell’Italia, che purtroppo ritengo troppo deteriorata nelle fondamenta e quindi un caso disperato. Io non ho saputo trovare il mio modo per manifestare il dissenso, la crescente disapprovazione e delusione per la maggior parte delle cose accadute in Italia negli ultimi 10 anni, e ho deciso di emigrare. Sono democratica e ritengo che, se una situazione è vivibile per la maggior parte degli italiani ma non per la sottoscritta, sia giusto rispettare la volontà comune ma anche la propria libertà e le proprie scelte.
    Ad ogni persona italiana (l’appartenenza è necessaria solo per comprendere la questione -è difficile spiegare agli stranieri perché in Italia non si viva bene-) intelligente che ho incontrato negli ultimi mesi ho chiesto cosa ne pensasse della situazione attuale e possibile. Ho ricevuto delle analisi diverse ma precise sulla situazione attuale; nessuno però è riuscito ad indicarmi una possibile strada per un futuro diverso: ci sono troppe cose da cambiare..
    Tengo le orecchie e gli occhi bene aperti e se vedrò qualcosa di vero cambiamento, sarò tra i primi a sostenerlo.


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