het muis_il topo olandese

Ci sentivamo sicuri qui al primo piano, nella nostra casuccia circondata da gatti. Pensavamo che i topi fossero un’entità relegata ai ristoranti per i quali abbiamo lavorato o lavoriamo, al massimo alle case vicino ai canali. Ne ero convinto, davvero.
Fino a quando ho sentito Aria urlare quasi come la volta in cui, a Monfalcone, entrò un pipistrello dalla finestra del soggiorno e si mise a svolazzare ovunque cercando l’uscita. Questa volta l’urlo non era esattamente lo stesso, infatti il topo questa volta non era volante ma senza ali e tranquillo sul tavolo della cucina. Un topolino piccolo e innocuo, ma sicuramente una cosa molto strana per noi. Lui è fuggito subitamente dietro la lavatrice e poi dietro al mobile in cucina. Abbiamo tappato con della carta l’unico buco che crediamo possa essere l’entrata, augurandoci di averlo chiuso fuori e non dentro la casa.
Mi chiedo perché i topi ci facciano così tanta impressione. Credo sia perché sono troppo piccoli e veloci per farci amicizia e comunque troppo grandi per eliminarli senza dover partecipare a scene splatter. Ho proposto ad Aria delle trappole, ma lei mi ha offerto scenari di topolini che emettono urla strazianti dimettendosi, dopo che il meccanismo della trappola li ha colpiti ma non in organi vitali. Con i veleni attuali, poi, i topi non muoiono subito e si rischia di vederli come piccoli zombie pelosi che ti barcollano contro, mi è già capitato in ristorante ed effettivamente non è uno spettacolo che vi consiglio.
Si prospettano quindi due soluzioni possibili per risolvere il problema, ed entrambe prevedono un gatto. Si potrebbe infilare uno dei sonnacchiosi felini reperibili nelle immediate vicinanze in una cesta e liberarlo in cucina, o convincere il padrone di casa a darci il permesso di aviotrasportare la mitica Juno, per prendere i topi (forse per questo bisognerebbe costringere il felino al digiuno per almeno una settimana) o almeno per allontanarli, minacciandoli con “odore di gatto” (questa difesa passiva, ammesso che funzioni, sembra la più in voga tra i gatti moderni).

In questi giorni è stato attuato, inoltre, il piano di emergenza roditori, che consiste nella totale pulizia e nella chiusura di tutti gli accessi al cibo.  Credo faccia parte del piano anche il guardare la cucina con un altro occhio, quasi come ci fosse un piccolo militante di Al Qaeda pronto a farsi esplodere dietro la lavatrice..mi sembra un po’ eccessivo, ma se può essere una scusa per farci raggiungere dalla bella miciona monfalconese, non sottovalutiamo il problema.

|Ste|

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5 Risposte so far »

  1. 1

    Alan Franzoni said,

    Nel film “Inglorious Bastards” il colonnello nazista Lando (o come si scrive) fa un discorso simile parlando dello schifo che si prova nei confronti dei ratti rispetto agli scoiattoli, pur essendo entrambi roditori :-)

    W Juno, comunque!

  2. 2

    manu said,

    Come già detto, non sempre con i gatti si risolve il problema!
    La nostra nonna Jolanda aveva un gatto che scappava davanti ai topi. La nonna era arrivata alla conclusione che probabilmente al gatto dava fastidio il pelo del topo, quindi – perchè lo prenda – bisognava spellarglielo…..

  3. 3

    babboferro said,

    Già, anche scoiattoli, porcellini d’India, criceti, conigli e varie altre bestiole sono dei roditori, ma solo i topi dànno un senso di repulsione, gli altri sono considerati animali animali da compagnia, da alimentazione umana o da sperimentazione (le “cavie” sono delle grosse “pantegane” albine da 500-700g geneticamente selezionate).
    Avendoli frequentati quotidianamente per circa un anno in quest’ultima veste ho vinto per forza di cose l’istintiva repulsione. Non abbastanza da mangiarli, però, anche se presentati come pietanza in modo più elegante che nel film “Pirati” di Roman Polansky. Come si usa in Perù, ad esempio.

    Il dialogo fra il colonnello Lada ed il contadino francese, cui fa cenno Alan, è effettivamente molto interessante relativamente all’origine del senso di repulsione istintiva e immotivata, fino al razzismo: nel caso specifico, per il nazista i topi rappresentano gli ebrei. Anche nei campi-profughi sono rari i gatti (amano la casa), mentre i topi abbondano.

    Molto carina la rappresentazione del topo come terrorista nascosto in casa propria, ma ci andrei cauto. Con tante orecchie che ascoltano, è più probabile che quei bambinoni pasticcioni di americani mandino una bomba intelligente, piuttosto che un gatto elitrasportato dall’ USAF.

    Al di là del fenomeno di gatto della nonna Jolanda, è noto che i topi riconoscono istintivamente l’odore del gatto come segno di pericolo e fuggono. In quel caso si potrebbe ovviare al problema legando il gatto al guinzaglio, molto più pratico e incruento che spellare i topi (hehehe).

    Ci sarebbe anche l’alternativa della pianta carnivora. Alcune piante, se pur piccoline e da appartamento, possono mangiare un piccolo topo. Purtroppo assomigliano molto ad un portacenere panciuto e colorato; potrebbe essere imbarazzante con qualche ospite distratto e fumatore.

  4. 4

    carloddi said,

    Leggendo Babboferro m’è venuto in mente che anche nel libro a fumetti MAUS, di Art Spiegelman, gli ebrei sono rappresentati come topi, mentre i nazisti sono – ovviamente – gatti ed i polacchi (ambientazione: campi di sterminio) maiali.

    Prudenza, quindi, nell’accogliere in casa un piccolo Priebke con la coda…

    Quanto ai polacchi, sono indeciso. Ne ho conosciuto due. Uno, l’unico conosciuto veramente di persona, è un giardiniere piccoletto e operosissimo, un po’ strano ma simpatico. L’altro è Karol Woytila.

    Suggerisco quindi la soluzione negoziale incruenta: se tutti gli ergastolani dei film riescono ad addomesticare il topolino della cella, perché non potete riuscirci voi?

  5. 5

    babboferro said,

    Forse è difficile riuscire ad ammaestrare i topi, nella realtà, perchè hanno la tendenza a “dimettersi” (come scrive Stefano) tra strepiti e squittìi.


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