Un po’ di ‘bisiacaria’

Immagino la preoccupazione dei lettori non vedendo aggiornato il blog. I più attenti sanno che questi giorni sono intensi per gli autori (soprattutto per una..) e che mai come in questo momento il titolo corrisponde a verità. Ad essere precisi, il blog dovrebbe temporaneamente chiamarsi ‘bisiacaria-olanda’.
Piccola curiosità: il nome dialettale con cui viene chiamata la zona che ci ha visti crescere, e che ora mi ospita, è dovuto al fatto che si tratta di una zona del Venezia Giulia compresa tra due fiumi (bis aquis, appunto), il Timavo e l’Isonzo.

Le mie aspettative affettive, climatiche e gastronomiche erano piuttosto alte prima dell’arrivo in Italia. Appena scesa dall’aereo mi sono trovata immersa nell’afa di una trentina di gradi: ho pensato che, vista la solita confusione italiana, forse ci si era dimenticati che siamo in autunno. In Olanda la questione è inversa: sono talmente avanti che già assaporano l’inverno.
A parte il trauma climatico dell’arrivo, o forse proprio a causa sua, mi sono ritrovata con lo stomaco chiuso. Ora, può sembrare cosa di poco conto, ma per chi ha deciso di approfittare di ogni occasione gastronomica per ricordare le belle cose della zona in cui è cresciuto e non ha molto tempo a disposizione, non avere fame diventa una seccatura. Fortunatamente sono testarda e conosco bene il mio stomaco, quindi in poco tempo mi sono rimessa in gara e sono riuscita ad ottenere delle grandi soddisfazioni.
Ogni persona che ho ritrovato, ogni posto che ho rivisto mi hanno dato forti emozioni, di intensità sconosciute o che non ricordo.. Difficile pensare di tornare al nord, al freddo.. se non fosse per il mio Sole italo-olandese.

Vista del Golfo

Vista del Golfo

Qui accanto, una vista del Golfo di Trieste durante lo svolgimento della Barcolana, regata annuale che vede numerosi iscritti ed un notevole successo di pubblico.

|Aria|

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1 Response so far »

  1. 1

    babboferro said,

    Già; Arianna è in “bisiacaria” per qualche giorno. Ne sono molto felice. Inoltre mi ha anticipato l’uscita del suo post. Ne approfitto.

    Lo studioso locale Silvio Domini propone il termine di “bisiacaria” legato alla lingua slava (“bi’zjak”= rifugiato, profugo) anzichè a quella latina, prediletta dal fascismo al tempo. Personalmente ho sentito parlare di ascendenze turche del termine, per cui “bisiaco” derivava da “caprone”.

    Nelle varie ipotesi linguistiche, comunque, il paese di Poggio Terza Armata rimane escluso per le sue ascendenze “friulane” (?!?).
    Sarà stato per quello che da ragazzi si frequentava proprio lì una birreria un po’ ‘trasgressiva’ all’epoca?. Intuizione dialettale? Mah! Chi pol dir.

    Vista la conformazione pianeggiante e la posizione di confine del territorio in questione, non sorprende l’influenza di varie culture e/o lingue e dialetti.

    Qualche esempio: “crocàl” (=gabbiano) e “papùza (=scarpa) dai vocaboli greci “kaukalias” e “papuiza”; “bàba” (=donna) e “ràza” (=anatra) dai vocaboli sloveni “beba” e “raca”, di analogo significato. Per non parlare di vocaboli come “clùca” (=maniglia), “cadrèga” (=sedia) e “sparghèr” (=cucina/caldo economico/a) di chiara origine tedesca.

    I “bisiachi patochi” (termine di incerta etimologia) hanno opposto sempre un rifiuto vago, se pur convinto, a queste intrusioni: hanno opposto un orgoglio fatto di cultura minima. Forse è giusto. Non so.


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