guide ikea per tutti!

Continuo a lavorare al golf e presso le cucine delle case di riposo, porto la posta due giorni alla settimana e attendo risposta da un’azienda americana che dovrebbe contattarmi per un colloquio, dopo averne fatto uno con Adams Recruitment, una agenzia interinale per stranieri. Qualche giorno o qualche settimana, il pronostico non richiesto sulle tempistiche datomi dalla ragazza dell’agenzia. Trepidante attesa, sarebbe un lavoro interessante.

Questa settimana si è aggiunta ai miei lavori di fortuna la consegna dei cataloghi Ikea. 700 guide da consegnare in una settimana. Non tantissime, ma molto pesanti, una quarantina di chili in media per via, occhio e croce. Mentre Radio Deejay in streaming dall’Italia pubblicizza la distribuzione dei cataloghi, io e Aria ci prepariamo per uscire. Infatti anche lei mi sta dando una mano, dopo che ho deciso di abbandonare l’idea del mio capo DHL, secondo cui avrei dovuto chiedere un carrello della spesa al supermercato vicino a casa, caricarlo di cataloghi e andare in giro per la città spingendolo. Ho deciso che farò più di un viaggio, ma con la mia fida bici. E, quando possibile, con il mio splendido amore offertosi volontario.
Imbottisco le mie grandi tasche porta – posta con le guide stipate e già ordinate. Poi riempiamo insieme le borse di Aria e partiamo, mentre il peso fa oscillare a destra e a sinistra la ruota posteriore, un po’ sgonfia e spalmata sull’asfalto. Raggiungiamo la zona e parcheggiamo una delle bici; mentre Aria mi segue a piedi, spingendo l’altra bici, io imbuco le guide in quasi tutte le buche delle lettere, seguendo l’indirizzo posto da me stesso con un adesivo prestampato su ciascuna copia, nelle settimane passate. Ad oggi ho ed abbiamo distribuito più della metà delle copie e conto di finire tra domani e venerdì mattina. E’ uno di quei lavori che non faresti se ti pagassero prima. Quando ti arrivano i (pochi) soldi, un mese dopo, ti sei già dimenticato la fatica che hai fatto e sei semplicemente felice perchè sono arrivati sul conto. Una visione forse semplicistica, dettata forse dall’aria tranquilla che si respira nella mia zona fatta di 10 vie che si incrociano tra loro. Gli incroci sono come quelli che mi proponevano a scuola guida, senza il semaforo nè indicazioni sulla precedenza. Pensavo fossero solo teorici prima di arrivare qui, invece ho scoperto che andando piano e rispettando semplicemente la precedenza a destra, si può tranquillamente superare un incrocio o una serie di incroci. La gente lascia spesso le porte socchiuse, a volte le chiavi sono inserite nella serratura esterna. I gatti sonnecchiano davanti alle rispettive porte di casa, a volte sull’auto ancora calda dei padroni. Sembrano altri tempi, o altri luoghi: si respira l’aria di un abitato di campagna, sebbene le case siano tutte a schiera, incollate le une alle altre. Sebbene a due minuti di bici si trovi il centro storico di una città che conta più di 150.000 abitanti.

|Ste|

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4 Risposte so far »

  1. 1

    babboferro said,

    I sempre suggestivi post di Stefano mi hanno fatto venire in mente una vecchia canzone di Giorgio Gaber (anche se nel senso contrario): “Com’è bella la città”, del 1969. Non sono un appassionato di Gaber, tengo a precisare, ma mi ci ritrovo a volte.

    Copio qui il link, per chi volesse scoprirla, anche se non mi illudo che sia un ipertesto. Affascinante per me l’ipertesto, che potrebbe essere il massimo per il lettore appassionato. Ma non so bene cosa significhi tecnicamente. Comunque in qualche modo ci arrivate, grazie alle dita che i primati possiedono. Non solo per usare il telecomando.

    http://www.indire.it/intercultura/buon_viaggio/unita%27/citta%27/gaber.htm

    G.G. si riferisce alla Milano di quegli anni, naturalmente. Ma per chi gira Mestre (89mila abitanti) o altre città, il panorama non è molto diverso.

    Mi viene in mente anche il racconto di Ray Bradbury che ha ispirato il noto film di F. Truffaut “Farenheit 451”, riferito alla temperatura alla quale brucia la carta stampata (comune elemento di informazione).
    Per non parlare di “Brazil” di Terry Gilliam, autore anche del soggetto.

    Insomma, amato Stefano: mi chiedevo se l’ Haarlem che tu descrivi così efficacemente non nasconda un’altra città nascosta, dove gli schiavi permettano al sistema di funzionare. Non necessariamente in questa visione ci siete voi (Arianna e Stefano), ma certo sembra ci siano delle contraddizioni fra quanto presenta l’immagine dell’Olanda e la sua realtà.

    Il paragone con l’Italia non si pone per nulla, ovviamente: nel nostro paese ci sono schiavi (in varie situazioni) e padroni (che se ne vantano).
    Nulla viene messo in discussione; tantomeno accusare il premier di reati.

    Appare all’orizzonte qualche prospettiva, ma sicuramente D’Alema o qualche altro pezzo della vecchia Repubblica dirà no (secondo me).

  2. 2

    manu said,

    Che belli questi racconti!
    Questi pezzi di vita raccontati minuziosamente (anche se dalle tue telefonate so gia tutto!).
    Sono contenta che il “lato positivo” non manca mai.
    Bravi ragazzi!
    Un bacio da chi vi vuole un gran bene!

  3. 3

    Paula said,

    Ormai lo devo confessare, seguo il vostro blog per leggere i fantastici commenti di Babboferro!
    Grandiosi!
    Intanto qui aspettiamo fiduciosi l’apertura dell’Ikea a Villesse già rinviata una dozzina di volte….

  4. 4

    babboferro said,

    Grazie dell’apprezzamento, gentile Paula. Arrossisco con vanitoso ghigno.

    Magari, vista la tua tifoseria, qualche volta ti consulto per capire cosa significa quello che ho scritto. Non di rado mi sfugge il senso di quello che dico. O forse, più semplicemente, non ha nessun senso ed è solo uno sfogo.


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