silence, stilte, silenzio

La settimana seguente a ferragosto è stata molto intensa. Infatti, come già avevo parlato sulle pagine di questo blog, tra il 20 e il 23 agosto si teneva il K_L_M open, competizione per golfisti esperti che ha luogo annualmente in Olanda, ormai da qualche anno proprio presso il golf club per il quale ho lavorato e lavoro ancora su chiamata. Dal 17 al 19 si trattava solo di sistemare e preparare tutto per accogliere i numerosi visitatori dei giorni successivi, oltre all’ordinario lavaggio di piatti e posate in arrivo dal ristorante. Dalle finestre della cucina si vedevano passare camion enormi carichi di materiale per costruire le varie tende, che pian piano venivano erette, in mezzo ai campi da golf, piuttosto che nel parcheggio antistante la cucina.
Dal 20 è cambiato tutto, e me ne sono reso conto molto presto.
Arrivo alle 8.50, con gli oramai soliti dieci minuti di anticipo che l’Olanda sembra esser riuscita a donarmi (sono un ritardatario cronico, si sappia). Alla sbarra del golf resort trovo un signore simpatico che dà un’occhiata al pass che tengo al collo e mi lascia passare, augurandomi buona giornata. Pochi metri più avanti svolto a destra nel giardino del giardiniere capo, e, come ogni giorno, scambio la mia bici con il caddy elettrico che trovo nel garage. Ritorno verso la sbarra e giro a destra, salendo verso il ristorante. Appena inizio la salita noto che ci sono già molte persone in giro, ma è tutto molto silenzioso. Evito un personaggio vestito con una maglietta blu dello sponsor che staziona a metà discesa, continuo la mia strada ma vedo che delle transenne rosse bloccano la via poco più avanti. Nel frattempo sono giunto in cima alla salita e vedo molte persone, alcune di queste vestite di blu come il tizio che ho appena evitato. Innesto la retromarcia per mettermi da parte al fine di riflettere sul da farsi, il caddy risponde col classico fischio da retromarcia. Gli omini in blu, invece, rispondono alzando, tutti perfettamente coordinati, contemporaneamente una paletta bianca a testa, a formare una selva di dieci palette. Tutte con la scritta silenzio blu, in olandese da un lato e in inglese dall’altro. Rimango immobile dopo aver colpito nervosamente il cambio per far smettere quel fischio, solitamente appena percettibile, ma che oggi sembrerebbe poter rovinare l’esistenza ai presenti. Dopo qualche secondo scorgo il motivo di tanto silenzio: un illustre (?) golf player colpisce la palla con forza e, assieme alla selva di spettatori che mi sbarrano la strada, si porta la mano di taglio sulla fronte, per riuscire a vedere il volo della pallina verso la buca lontanissima. A questo punto parte un applauso secco e pulito, non vola una mosca, si sentono solo palmi scontrarsi nel silenzio, mentre un microfono grande e peloso raccoglie ogni impercettibile suono e una telecamera documenta il lancio. Si avvicina a me uno dei giardinieri e mi informa che non si potrà usare l’asciugatrice per i 4 giorni dell’evento, il rumore è troppo assordante per le delicate orecchie dei delicati golfisti. Rimango a guardare la scena per pochi istanti e decido di riportare il caddy nel garage. Premo l’accelleratore ma devo subito interrompermi per il rinnovato alzarsi delle palette. Ora sono proprio convinto di abbandonare il caddy: è decisamente stressante oggi. Solitamente, infatti, sfreccio allegro col solo debole brusio del motore elettrico tra il cinguettare degli uccelli, ora questi mi fanno sentire un tir su una pista ciclabile.
Raggiungo il ristorante a piedi con qualche minuto di ritardo; per buona parte della mattinata cercherò di capire come si possa essere così fissati da riempire di “palette silenzianti” un piazzale. Prima di arrivare a comprenderli mi stupiscono di nuovo quando, mentre entro nel ristorante per prelevare le tazzine sporche, scorgo un altro omino blu tra i tavoli che alza l’ennesima paletta. Un puntino all’orizzonte, appena visibile oltre le finestre del ristorante, colpisce la pallina, così l’allegria può ritornare all’interno del locale, con l’abbassarsi della paletta. Rinuncio a comprendere tutto ciò, e continuo a lavare decine e decine tra piatti e bicchieri, non pensandoci più.

Finito il mio lavoro, con l’arrivo del fido Rex alle 15, esco dal ristorante per tornare alla bicicletta lasciata in garage. Mentre percorro la discesa non posso non notare una moltitudine colorata di appassionati che circonda il green (la zona piatta attorno al buco dove deve finire la pallina, per capirci). Non resisto e decido di vedere da vicino almeno un tiro, almeno una pallina che cade nel foro appena visibile tra i fili d’erba rasati a puntino. Giro a sinistra e abbandono la strada asfaltata del parcheggio; percorro la stradina di ghiaia che mi divide dal green. Assaporo l’oggettiva bellezza di quel silenzio, dolcemente modellato dal suono del vento che passa tra alberi e arbusti. Lo scricchiolio della ghiaia sotto le mie scarpe mi fa camminare ancora più piano, ma desta l’attenzione di un omino blu qualche metro più avanti. Con sguardo complice gli comunico “lo so che posso sembrarti rumoroso ma, come vedi, ce la sto mettendo tutta, dopotutto camminare in punta di piedi in un campo da golf mi sembra una degna dimostrazione di buonissima volontà…”. L’omino blu si aggrappa alla paletta e l’alza ancora di più verso il cielo, il suo sguardo comunica solo “SILENZIO”, come se la paletta non bastasse.

Mi sposto di un passo a destra, e con la complicità dell’erba silenziosa li mando tutti a quel paese allontanandomi verso la bici.

|Ste|

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4 Risposte so far »

  1. 3

    no savevo che te fossi un ritardatario cronico! :D

  2. 4

    babboferro said,

    Nel volo di ritorno in Italia l’aereo aveva dei piccoli schermi sopra i sedili per tranquillizzare i passeggeri con informazioni di vario tipo su come va il viaggio [velocità, quota e tempi, soprattutto]. Mancavano, come sempre, importanti informazioni sul carburante e sullo stato dei motori e della fusoliera, o sulle misure di sicurezza in caso di ammarraggio. Anche qui mancavano quelle relative a cosa fare nel caso in cui l’aereo precipitasse.

    C’era poi anche dell’intrattenimento, come capita nelle stazioni ferroviarie per non farti pensare ai ritardi o alle soppressioni di treni. Nel caso specifico si trattava di un importante torneo internazionale di golf svoltosi in Portogallo; non ho capito in quale località. Ho pensato all’Olanda.
    In Olanda, infatti, il vento è una presenza costante, ma in Portogallo è proprio micidiale [almeno sulla costa]. Probabilmente rispetto al percorso della pallina, piuttosto imprevedibile, in Portogallo il silenzio passa in secondo piano: si vedevano palline muoversi di moto proprio, come topi impazziti in cerca di rifugi. Diversi giocatori imprecavano [evidentemente] in muto dopo che la loro pallina, alla fine di un percorso che sembrava perfetto, scansava la buca con un ultimo imprevedibile guizzo o addirittura si fermava sul bordo! Per non parlare dei caddy che barcollavano paurosamente per il vento laterale.

    Sicuramente uno sport estremo il golf in Portogallo, altro che silenzio!


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