Come si cambia.. o no?

Sono stata sempre una piuttosto pigra, ma non per questo poco lavoratrice; se non studiavo lavoravo, quindi so cosa vuol dire ‘faticare’ e lo so da tempo. Come quasi tutti i giovani che desiderano l’indipendenza, iniziai a fare quei lavori classici in bar, in ristorante, in negozio; e poi, finalmente, anche qualcosa di più vicino ai miei interessi. Sempre per tempi brevi (già decisi nei fantomatici ‘contratti a progetto’, per cui ora credo che avrei diritto ad essere una ‘progettista’, anche se non so bene di cosa, vista la quantità di contratti sottoscritti), ma sempre con molto impegno e grande correttezza da parte mia. Inoltre, ho sempre avuto grande difficoltà a lasciare il lavoro al suo posto e non rimuginare poi su quanto accadeva in quell’ambito, che comunque era parte della mia esistenza.
Ho lavorato per 10 ore consecutive, per compensi sempre inadeguati, consapevole di essere sfruttata come lavoratrice (ed altrettanto consapevole della mancanza di situazioni lavorative diverse), lasciando passare atteggiamenti dispotici senza poterli discutere data l’ignoranza dell’interlocutore.
Fortunatamente ho anche conosciuto situazioni diverse, con persone che dedicano se stessi a quello che fanno, o che lo fanno con passione e dedizione.. pochi casi, devo dire.

Da 4 mesi lavoro mediamente 6 giorni su 7, come tuttofare in un ristorante, per un compenso da sfruttamento in un’atmosfera a dir poco sgradevole. Questo è quel che c’è per ora. Dato che la scorsa settimana ho saltato il mio giorno di riposo, perché sono fatta così ‘me piace tanto lavora”, inaspettatamente alcune sere fa mi è stato detto che avrei avuto 2 giorni liberi consecutivi. Non mi capitava da più di 4 mesi appunto e per me è stata un’emozione!!
A ripensarci, sembra sciocco gioire di una cosa abbastanza comune per gran parte del mondo occidentale, ma acquista senso pensando alla mancanza che ho sentito di avere un po’ di tempo libero.
Non bisogna mai dare nulla per scontato.

|Aria|

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1 Response so far »

  1. 1

    babboferro said,

    Si cambia per forza, Arianna cara; magari illudendosi che siamo noi stessi a portare elementi di cambiamento. Non è così, purtroppo: cambia il mondo intorno a noi, e se siamo fortunati cambia in modo favorevole.

    In Italia ed in altri paesi dell’area mediterranea la sicurezza del lavoro è l’unica garanzia di poter vivere la propria vita nel modo migliore [in rapporto alle personali possibilità]. Nel Nord Europa da tempo la sicurezza è data dallo stato sociale (welfare state) e non dalla sicurezza del lavoro.
    In questi paesi [Danimarca in testa] la forte mobilità lavorativa è tutelata da una serie di “ammortizzatori sociali” che permettono di affrontare senza troppe preoccupazioni il passaggio da un lavoro ad un altro. Non per niente la media di figli per coppia in Olanda è di 3.1, come sapete.

    Il risultato è che in Italia il percorso lavorativo è una ricerca [spesso lunga ed umiliante] di lavoro stabile a tempo indeterminato; nel Nord Europa si ricerca (e se si è cittadini semplicemente SI HA) l’accesso ai benefici dello stato sociale. La protesta popolare in questi paesi scatta se c’è un attentato allo “stato sociale”, piuttosto che al posto di lavoro.

    La strada è quindi segnata, secondo me: o (in Italia) si cerca il “lavoro fisso”, assoggettandosi ad una serie di lavori occasionali nell’attesa della “buona occasione”, o (in Nord Europa) si cerca di arrivare allo stato di “cittadini” di quel paese per beneficiare dello “stato sociale” garantito.

    Ci sono pro e contro, naturalmente, oltre alle scontate differenze di clima e stile di vita. Comunque quando nel Nord si arriva a godere dello “stato sociale” non si è destinati a fare lo stesso lavoro per tutta la vita e si resta liberi di cambiare. In Italia quando arrivi alla “buona occasione” è probabile che non ne avrai altre in futuro, e devi tenertela stretta.

    Quanto al rapporto con i vari “padroni”, è uguale in tutto il mondo. Il padrone che non ti “sfrutta” in nome del suo maggior guadagno [o meno paga] resta una mosca bianca. Ed è destinato a scomparire.
    Comunque lo “stato sociale” è più difficile da smantellare della solidarietà tra lavoratori sfruttati.


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