spaarndam

Per la serie “viaggi per squattrinati”, sabato ci siamo spinti fino a Spaarndam.
7 chilometri in bici a nordest di Haarlem. Io e Aria in bicicletta, Ferruccio con l’autobus, visto che ha restituito la bici, siccome partirà nei primi giorni di questa settimana. La destinazione è il Kunstmarkt, mercatino d’arte che trova posto a Spaarndam, frazione di Haarlem, cinque sabati all’anno, tra luglio e agosto. Abbiamo scoperto questo avvenimento grazie ad una signora che io e mia madre abbiamo incontrato in una hofje, tipica corte olandese fiorita e silenziosa. La scorsa settimana non ce l’abbiamo fatta a raggiungere il Kunstmarkt, le condizioni meteo non sembravano abbastanza favorevoli. Stavolta, grazie a qualche click su Google Maps (dotazione dell’espatriante del futuro) e al cielo azzurro dopo un’abbondante pioggia nella prima parte della mattina, abbiamo pianificato questa gita. Ferruccio ha dovuto prendere l’autobus 3 e poi cambiare con il 14, poi rivelatosi un furgoncino a 9 posti in grado di passare in anguste stradine a senso alternato. Io e Aria siamo arrivati molto facilmente, se non si considera il vento quasi sempre contrario (questa almeno è la sensazione). Recuperato Ferruccio, sceso qualche fermata più avanti su errato consiglio mio, siamo finalmente riusciti a stringere il lucchetto della bici attorno alle sbarre del ponte sulla chiusa. La piazzetta del mercato era poco distante da lì, e dopo qualche gradino in pietra, siamo giunti alle bancarelle. Molte cose interessanti, per lo più quadri. Un po’ fuori dal nostro budget, ma molto suggestivo. Abbiamo concluso la nostra gita con uno spuntino in un ristorante sul canale, dai cui tavoli abbiamo potuto ammirare un manipolo di cittadini spaarndamesi che provavano ad aprire e a chiudere un ponte levatoio. Non abbiamo capito il perchè di quel gesto ripetuto, ma ci sono sembrati tutti molto felici e soddisfatti. Il che rende l’impresa già interessante.

|Ste|

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2 Risposte so far »

  1. 1

    ricordite che co te va in bici, el vento xe sempre contro :)

  2. 2

    babboferro said,

    Bello proprio il mercatino ed il paesetto, grazie Stefano.

    In effetti ho avuto un momento di smarrimento al momento di cambiare l’autobus alla coincidenza prevista; come mi aveva detto Stefano, dovevo scendere dal “3” al capolinea e prendere il “14” fino al suo capolinea, nuovamente.
    Sceso dal “3” mi sono trovato in un grande spazio erboso attraversato da una superstrada, una “bus lijne” (corsia per gli autobus) ed un anonimo palazzo per uffici [deserto]. Aguzzando lo sguardo si poteva scorgere un pulmino pieno di cariatidi immobili [statue di cera?]. Il bus aveva un foglio di carta attaccato sul parabrezza con su scritto alla meglio “14”. Sentendomi molto stupido salgo e chiedo alle statue: “questo è il 14?”. Umilianti le smorfie di risata delle statue stesse. Solo una sembrava più simpatica perchè sghignazzava scuotendo la testa. Non si trattava di atteggiamento cordiale, ho scoperto dopo, ma di Morbo Parkinson: scuoteva la testa anche mangiando un panino di nascosto, sparpagliando le briciole per tutto il bus [andava a vuoto mediamente un morso su tre].

    Dopo essersi fumato mezzo pacchetto di sigarette ed avere fatto una dozzina di telefonate al telefono mobile, sale un aitante giovanotto in camicia colorata che avevo già visto gironzolare attorno al bus con aria circospetta. Pensavo che meditasse di rubare il pulmino, invece ho capito che era l’autista perchè aveva le chiavi e non un grimaldello. Arrancando nel corridoio del pulmino ormai rovente [eravamo sotto il sole] con le statue di cera che si stavano sciogliendo, ricoperte di briciole come crocchette, ho rivolto anche a lui la stessa stupida domanda di prima: “è il 14?”. Per tutta risposta mi ha consegnato un ghigno da Caronte, si è allacciato la cintura di sicurezza ed ha messo in moto la navetta.
    So che più di qualcuno potrebbe ridere della stupidità della mia domanda, ma dopo aver passato quasi un mese in Olanda con bus verdi o rossi con la scritta “Connexxion” (con 2 “x”), autisti in divisa impeccabile, numeri ed orari perfetti al minuto scritti dappertutto su display luminosi, ecc., un dubbio verrebbe a chiunque, credo. Comunque sia, a me è venuto. Ho viaggiato molto su mezzi pubblici per anni e continuo a farlo: non ho mai visto un conducente allacciarsi la cintura di sicurezza prima di partire.
    Ho quindi raggiunto il più rapidamente possibile il mio posto in fondo al bus, ho allacciato con cura la cintura di sicurezza e regolato il poggiatesta sperando per il meglio [una gara di Formula Uno, una rapina alla ING ?].

    Il paesaggio paradisiaco visibile dai finestrini mi ha un po’ rasserenato. Ho pensato presuntuosamente: è l’ultimo viaggio e sono stato buono.

    Ad un certo punto il pulmino si ferma ed il giovinastro alla guida dice qualcosa di incomprensibile alle (ex) statue di cera facendole colare giù dalla navetta. Intravvedo un grazioso porticciolo pieno di gente e bancarelle. Che sia il Purgatorio la mia fermata, chiedo speranzoso all’autista? “No” -mi dice lui- “tu vai al capolinea”, e mi lascia davanti ad un muro, spegne il motore, mi apre la porta e si riattacca al telefono.

    Il luogo è inconfondibile: è un cimitero [di Spaarndam, ovviamente; c’è anche un cartello con tanto di simbolo, casomai uno pensasse che è un campo di golf e volesse iscriversi].

    Per fortuna arriva Arianna trafelata in bicicletta, il mio Angelo Custode: pare che ci stato un equivoco sulla mia destinazione. Non era ora.


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