la luna nera

la-luna-neraCome ogni progetto che si rispetti, come ogni sfida intrapresa, anche la nostra esperienza non è priva di intoppi. Di qualcosa avete già letto, ora vi racconto l’ultima. Risale a martedì mattina.

Sono sulla strada per il lavoro, tutto è tranquillo come al solito, gli uccellini commentano le notizie del giorno in mezzo alla penombra di un boschetto, le mucche sono sempre lì, una ventina alla sinistra della pista ciclabile, una dozzina nel parco alla mia destra. La villa maestosa si scorge dietro al grande albero che sembra esser stato messo proprio lì per completare il quadro, assieme al canaletto e ai giovani cervi. Arrivo al lavoro in anticipo come al solito (non ci crederanno gli ex colleghi di lavoro, stenterà anche mia madre) e mi fumo una sigaretta prima di cominciare. Entro nell’edificio e svolto a sinistra nel corridoio, scendo le scale, indosso il grembiule più corto (sono altissimi sti olandesi, ben sopra la media italiana..che comunque non raggiungo) e sono pronto. In cucina non si vede nessuno, così inizio a lavare le tazzine del bar, come di consueto. Ogni tanto passa qualche cameriere che mi ordina una brocca di succo d’arancia. Apro il tappo del secchio custodito in frigo e vedo acqua sporca con un fondo arancione. Con un mestolo mescolo l’acqua e l’arancia contenute nel secchio. Ritornano a fondersi e nuovamente la spremuta ha quell’aspetto invitante che mi fa venire l’acquolina in bocca. Qualche volta, di nascosto, riesco a prelevarne un bicchierino e a consumarlo furtivamente. Infatti, mentre Cola, The frizzante, intruglio alle prugne, schweppes al limone sono gratis, il succo d’arancia che io stesso spremo con la macchina è solo per i ricchi e se lo si vuole, bisogna rubarlo.
Resisto alla tentazione e riempio due brocche, poi vado a sistemarle nel frigo sotto al bancone del bar. Prendo il vassoio con le tazzine sporche e torno in cucina spingendo la porta con un gomito. Finita anche questa lavastoviglie non ho altro da fare, e mi dirigo verso il caddy. Riempio il vano posteriore del mezzo elettrico con i sacchetti neri della sera precedente, pieni di resti alimentari e immondizia assortita. Innesto la retro e, avvolto in un fischio fastidioso, faccio manovra per risalire il parcheggio e raggiungere l’entrata principale dall’esterno. Entro a piedi nell’edificio del ristorante e porto fuori un cassonetto su ruote, quelli a forma di parallelepipedo stretti e alti poco più di un metro. È il contenitore del vetro, che ogni giorno si riempie di bottiglie di vino costosissime ma ormai vuote. Porto il cassonetto lungo l’atrio con la moquette verde fino all’esterno e lo carico sul caddy, al posto del passeggero, per intenderci.
Parto carico come un mulo verso il centro di raccolta delle immondinzie del golf resort & country club, tenendo con una mano il volante, con l’altra il cassonetto pieno di bottiglie. A volte le curve e le dune della stradina che percorro fanno muovere il mio carico di vetro e mi ritrovo a doverlo issare nuovamente all’interno del veicolo, stando attento a non farlo con troppa forza, altrimenti rischia di finire sull’acceleratore. E farmi vedere in preda ad un automobilina impazzita non sembra nè costruttivo nè decoroso, in mezzo a golfisti quasi incravattati che mi circondano. Arrivo al traguardo e scarico il mio bottino puzzolente. Ritorno indietro con il caddy completamente vuoto, ma la strada questa volta è mediamente in salita e il caddy non raggiunge mai velocità interessanti per colmare l’assenza (senza rimpianti, sia chiaro) dalla guida che si protrae oramai da più di 5 mesi. Ritorno in cucina e trovo A. , la titolare del ristorante. La saluto. Sta preparando dei toast per i clienti, cosa che abitualmente fanno i cuochi, oggi in ritardo. La saluto con un fiero Goeie morgen! Lei risponde allo stesso modo e, dopo poco, mi chiede di portare al piano di sotto alcune cose e di prenderne altre per portarle su. Eseguo. Mentre passo nel piccolo ufficio tra la cucina e il bar ristorante, butto l’occhio sugli orari della settimana. Un foglio excel che conosce il destino di tutti noi. Noto con curiosità che il mio nome è coperto da una linea, per di più nemmeno dritta, per il resto della settimana. Scendo le scale pensandoci un po’ su. Nel frattempo arriva J., l’aiuto cuoco di cui vi ho già parlato, e chiedo a lui informazioni in merito al mio curioso cambio d’orario. Dice di non saperne nulla e mi dice di parlarne con A.
Mi dirigo verso gli orari e attendo A. per avere notizie. La sento arrivare e lei mi trova già con l’indice esposto timidamente verso il foglio. Prima che io possa parlare, mi dice di andare a prendere cinque pentole al piano di sotto. Trova il tempo di mimare simpaticamente me ed il mio indice puntato verso chissàpoichecosa. Trovo le pentole e le porto su. Lavo i piatti che sono arrivati nel frattempo. Torno alla carica. Ci ritroviamo davanti al cartello in questione. Le chiedo quando sarà il mio prossimo giorno di lavoro. Non posso leggere tra le righe, il mio nome è coperto dalle righe. Lei si abbarbica al foglio sul muro e inizia a dirmi “sai, spero capirai che…tu sei con l’agenzia, costi tanto, gli altri sono venuti direttamente qua..questa settimana niente..sai, è tornato Rex dal Kenya, lavorava già con noi..dalla prossima settimana vediamo cosa si può fare per metterti qualche giorno qui e là..”
Fanculo. Chi cazzo è sto Rex. In Italia Rex ricorda un cane e basta, ormai da qualche anno. Qui è un cazzo di lavapiatti che torna dal Kenya, nemmeno troppo abbronzato, e mi fotte il posto perchè costa di meno. Concludo le due ore che mancano alla fine della mia giornata di lavoro masticando fastidio. Lo faccio notare a J. che finge di indignarsi, ma nemmeno troppo bene a mio parere, e conclude dicendo “se non riesci a finire entro le 15 continua pure e segna poi”. Penso che non riuscirò a finire entro le 15, sto pulendo il barbecue elettrico e i componenti sono ancora immersi in un liquido corrosivo. Finirò il mio lavoro prendendo quanto tempo mi serve e non segnerò un minuto in più a questi stronzi. Voglio rispettare gli impegni, almeno io.
Alle 14.50 inizio a cambiare idea, quando Rex mi dà la zampa..pardon, la mano, e si presenta tutto bello scodinzolante. Rimane per i dieci minuti successivi in un angolo a guardarmi e ad aspettare il suo turno.
Da bravo Rex, credo proprio tu possa cominciare rimontando il barbecue, visto che non vedi l’ora.
Prendo le mie cose ed esco, saluto J. , che mi promette che ci parlerà e aggiunge “magari qualche giorno da 10 ore si tira fuori”. Io continuo “ci sentiamo la prossima settimana”, ottengo come candida risposta “si, dai, se sei ad Amsterdam ci vediamo nel coffeshop di mio cognato per fumarci qualcosa insieme!”. Non era il genere di appuntamento che intendevo, e alla fine chissà se ci rivedremo ancora.
Sono rimasto amaramente sorpreso dal modo in cui A. si è comportata, bastava una settimana di preavviso e ci saremmo risparmiati questa scenetta pietosa. Dal canto mio so di aver dimostrato sempre serietà e disponibilità e credo che anche l’agenzia sappia ora che può darmi un po’ di fiducia.
Niente accade per caso e comunque ogni cambiamento è ben accetto. Le cose sono cambiate spesso da un giorno all’altro da quando siamo partiti. Spesso in meglio, qualche volta in peggio.

Fa parte del gioco in cui ci siamo messi. Poi movimenta il blog.

|Ste|

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12 Risposte so far »

  1. 2

    Macs said,

    bidimensionali poichè schissai, aggiungerei, i cojoni ovvio.
    Ma coi blog no se guadagna schei? No perchè allora gavevo capì mal :D

    Dai su, te ga dalla tua che non te son in Italia e che son sicuro te tirerà fora un altro lavoro in zerodue. Daghe omo.

  2. 3

    manu said,

    Si chiude una porta e si apre un portone!
    Come già detto, non preoccuparti!
    Baci

  3. 4

    Qualche volta tutto il mondo è paese :-/ in bocca al lupo!

  4. 5

    Marco said,

    MO. TO. SE. GA.
    MO. TO. SE. GA.

  5. 6

    Samantha said,

    Ma che palle!!
    Ma un pò di tranquillità dopo mesi di fatiche non è concessa, cavolo?
    Dai, non mollare, lo sai che all’inizio è dura per tutti (compresa la scrivente e ne abbiamo già parlato) ma è l’inizio, la fase di stabilizzazione sono certa che è vicina.
    Conosci questo sito? http://www.horecawanted.nl/
    E’ in olandese ma credo che tu lo possa leggere abbastanza bene.
    Se sento qualcosa da queste parti ti faccio sapere subito.
    Come state? Fatevi vivi, io parto per l’Italia il 6 agosto e torno il 16…. in attesa di notizie un bacio!

  6. 7

    battista said,

    …. Maledetto Rex.. troverai un lavoro migliore.. nn preoccuparti

  7. 8

    anna said,

    ti stai solo creando un nuovo curriculum per l’olanda (non penso che a loro importi che hai lavorato per Z.)… esperianze, sono tutte esperienze. coraggio, un bacione!

  8. 9

    Chiara said,

    ma non ci credo che lofiaggine ma sto rex poteva andare a giocare in autostrada .
    poco male dai si aprono nuovi orizzonti e tu sei l’uomo dalle mille risorse t.v.b.

  9. 10

    manu said,

    Che bella tutta questa solidarietà!
    Un abbraccio

  10. 11

    teddi e klaretta said,

    preocupa niet zeker weet vindt u iets beters. Wij weten dat u zeker weet dat je spijt. u bent een brave jongen en je zal zien dat een dag het geluk zal glimlach. baccioni e un forte abbraccio a tutti

  11. 12

    babboferro said,

    Ma dove sono finiti i colori? Una volta c’era anche la “luna rossa”.
    Tranquilli … non è quello che pensate sto per dire da vecchio comunista. E’ solo il titolo di una canzone napoletana degli anni ’50. La luna rossa della canzone consolava il solito innamorato abbandonato [ovviamente, visto che la maggior parte dei parolieri sono uomini] che, andando in pellegrinaggio sul luogo dell’abituale appuntamento con la sua bella, trovava solo la luna rossa a consolarlo [contento lui …].
    Stefano caro, tu hai vicino Arianna che ti ama sempre tanto e, come vedi sopra, anche l’affetto di un sacco di persone.
    Rex resterà sempre soltanto una versione di cane-sbirro, tu sarai sempre una gran persona.


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