(s)connessi | 2

Ahhh ecco di nuovo la connessione a casa. Mi sembra di esser stato partorito una seconda volta. Stavolta però ho dovuto pulire io tutto il sangue e la placenta prima che rincasasse Aria. Non vi dico la moquette, da azzurra era quasi viola. Prima di darvi nuove informazioni devo completare ciò che avevo iniziato. Pensavo di aver voglia di scrivere a casa qualche articolo per poi postarlo una volta trovato un hot spot WiFi. Ma scrivere davanti ad un pc non connesso non è così stimolante, quindi abbiamo lasciato che si depositasse la polvere sul tasto Pubblica del blog. Ci eravamo lasciati col racconto della prima parte del trasloco, ma la seconda è ancor più rocambolesca.

agipincasa-800

accampati

Dopo aver accompagnato Ferruccio all’aeroporto, ci siamo diretti verso la nostra nuova casa, per la prima volta saremmo entrati da soli! Arriviamo al parco vicino casa e svoltiamo a sinistra verso il numero 73, quando notiamo quello che sembra un turista smarrito che cerca il nome della via. Assomiglia ad un mio ex collega di Duino, Denis…è lui! Scendo dalla bici per abbracciarlo tra lo stupore mio e di Aria. Oltre a Denis, ci sono Daniela con sua figlia Sarah e Luca. Denis, Daniela e Luca sono miei ex colleghi di Duino Sud. Dopo i festosi saluti ci fanno vedere come sono arrivati fino a noi: un camper enorme si staglia all’orizzonte. 6 posti, con il garage. Il camper era così grande che non stava in garage, così hanno costruito un garage dentro al camper. Il camper era ripieno di oggetti arrivati da casa mia e da quella di Aria. Il dissidente Ferruccio non era quindi solo un immigrato clandestino ma anche una pericolosa spia cybernetica che lanciava messaggi verso l’Italia spremendo le nostre conversazioni per ottenere informazioni preziose.

Siamo saliti nella casa semideserta dove ci siamo sistemati alla meno peggio, e Luca è sprofondato nel divano in cartongesso e plastica che avevamo creato. Denis invece inaugurava la casa scivolando lungo la scala ripida e cercava di fermare la sua inesorabile discesa verso la porta d’ingresso, usando la pelle dei gomiti come fosse pastiglie dei freni, lasciando piastrine e tracce di DNA sulle due pareti della scala. Daniela ci comunica tra le risate quest’ultimo avvenimento, ignara del fatto che ci sarebbe stato posto anche per lei nella storia. Avrebbe dovuto aspettare solo un giorno. Dopo una serata tranquilla, ci siamo rivisti il giorno successivo per andare ad Amsterdam.

Arriviamo ad A’dam poco prima dell’inizio del corso di olandese, diamo qualche indicazione ai nostri ospiti affinchè non si perdano nelle due ore che ci divideranno. Il corso si tiene vicino a piazza Dam, ed è lì che ci ritroviamo alle tre. Mentre mangiamo dei panini preparati da Arianna, seduti sulla gradinata del monumento nazionale con il palazzo reale di fronte a noi, arriva un amico di Denis e Daniela, ma conosciuto anche da me, Luca e Sarah, che vive a nord di Amsterdam da qualche anno, Ivano. Ivano conosce i locali del centro meglio di noi e ci propone un bar che, dice, accontenta sempre tutti.

molen de Adriaan, Haarlem

Salutiamo Aria che va a lavorare e seguiamo Ivano che ci porta a qualche minuto da lì, in un bar “smoker friendly”. Ci sediamo e ordiniamo da bere, chi un succo di frutta, chi una birra. Passa di lì una canna e tutti, tranne l’irremovibile Luca, danno un tiro. Anche Daniela, che per anni ha “discusso” con me sull’argomento droghe leggere (nei Paesi Bassi si può ancora usare questo termine poiché, come tutti sapranno, questi olandesi retrogradi hanno ancora leggi che distinguono l’eroina dalla marijuana. Secondo l’esito di un referendum del 93 dovrebbe esserci questa distinzione anche in Italia, ma la Fini Giovanardi ha spazzato via la volontà del popolo. 99 persone su 100 l’hanno dimenticato la settimana dopo, in perfetto stile italiano. Mi fermo qui.), decide per un tiretto, Sarah, nel suo diciottesimo anno di vita, se ne concede un paio. Denis, timidamente, si accoda. Finita la canna e le bevande, salutiamo Ivano che ha incontrato amici anche lì e usciamo per fare finalmente un giro in città.

Appena usciamo noto Daniela un po’ pallida. Molto pallida. Sguardo nel vuoto e..plop, sviene abbarbicata a me e a Denis. Dopo averla schiaffeggiata un po’ la facciamo sedere sugli scalini di un locale poco distante e, dopo meno di un minuto, la barista è già fuori con dello zucchero in una mano e una bottiglia d’acqua nell’altra. Denis si fa prendere dall’agitazione e annaffia Daniela, invece di darle da bere, Sarah è comprensibilmente spaventata e trema tra le lacrime a pochi passi da noi, Luca è impegnato a sdrammatizzare (leggi sparare stronzate:) ) e Daniela pian piano sta riprendendo colore. Paura e delirio ad Amsterdam. Per fortuna in qualche decina di minuti è tutto risolto e possiamo fare un giretto, tra Leidseplein, Museumplein e Centraal station, con la promessa di ritornare l’indomani per visitare la Città più tranquillamente. Ritorniamo in treno e ci salutiamo abbastanza presto, stanchi per la lunga giornata. Domani grigliata insieme in campeggio, dopo che avremo trasferito le ultime cose dalla chiesa alla nuova casa.

saraH-800

SaraHospital

Ci troviamo nella chiesa la mattina alle 11 e scopriamo che le “ultime cose”, che pensavamo di portare con “qualche viaggio in bici”, in realtà sono tantissime da riempire un camper da 6. Una ventina di viaggi in bici a conti fatti. Portiamo le cose da una casa all’altra, passando difficilmente con il camper nelle strette vie di Haarlem. In pochi minuti, come formichine, svuotiamo il camper e riempiamo la casa. Finite le operazioni di trasloco, lasciamo le bici in stazione e io e Aria saliamo con gli altri sul camper alla volta del campeggio, per pranzare lì prima che noi si vada ad Amsterdam e lei al lavoro. Arriviamo lì e Denis inizia a cucinare subitamente con la griglia a gas. Il pranzo è abbondante e delizioso e meriterebbe una degna pennichella, ma comincia ad essere tardi e decidiamo di muoverci verso la stazione, per prendere il treno per la capitale. Il campeggio è a qualche decina di minuti a piedi dalla stazione. Per raggiungere quest’ultima non c’è un percorso pedonale, ma solo una strada poco trafficata e la pista ciclabile. Dopo pochi minuti di cammino in fila indiana sulla ciclabile, il rumore di uno scontro ci risveglia di colpo. Sarah è a terra che piange e urla di dolore, pochi metri più in là un ragazzo parcheggia lo scooter e viene, pallido come un morto, a sincerarsi delle condizioni della ragazza che ha appena travolto. Per fortuna lo scooter ha preso il ginocchio di Sarah quasi di striscio, ma il dolore è forte e si decide di chiamare un’ambulanza. Ci pensa il ragazzo e chiama il 112. Dopo pochi minuti il silenzio è rotto dall’arrivo di due volanti della polizia con i lampeggianti in funzione, una forse anche con le sirene. Scende il poliziotto e inizia a compilare un foglio molto simile a quella che noi chiamiamo “constatazione amichevole”, interrogando Sarah e il ragazzo per ricostruire la dinamica. La polizia mi chiede come stia la ragazza e decidiamo di farla visitare in ospedale. Non disponendo di un veicolo, arriva in nostro soccorso una grossa ambulanza da film americano. E’ la prima volta che salgo su un’ambulanza (e senza nemmeno star male personalmente, meglio di così?) e guardo a bocca spalancata tutti i pulsanti che affollano la plancia mentre traduco in inglese il dialogo di Sarah e il dottore. La paziente sta sempre meglio, e viene adagiata su un lettino nel pronto soccorso di Haarlem. Attendiamo l’arrivo dei vari dottori che passano a visitare Sarah. trasloQ-800Nel frattempo arrivano a piedi anche Daniela e gli altri, mentre noi attendiamo i risultati dei raggi X. Fortunatamente l’incidente ci costa solo qualche ora in ospedale e la mancata visita ad Amsterdam, oltre ai 320 € che, sembra, verranno restituiti dalla sanità italiana. Ritorniamo a piedi in campeggio, tra prati e case sul canale. La serata prosegue in centro ad Haarlem e, dopo esser passati anche in commissariato per ritirare dei documenti sull’incidente, ci siamo diretti in centro in attesa di Arianna. Qui siamo stati ancora un po’ insieme per poi salutarci e darci appuntamento al giorno successivo, quello della loro partenza.

Il giorno dopo abbiamo pranzato insieme a Boter Markt e ci siamo salutati nel primo pomeriggio, esausti per 4 giorni davvero “de fuego”. Un grazie e un abbraccio a loro 4 che ci hanno fatto una graditissima sorpresa e ci hanno aiutato moltissimo nel trasloco, oltre a portare chili di rifornimenti e mobilio dalle terre friulane.

E grazie anche a me, sono riuscito finalmente a portare a termine questo post. Da ora in avanti cercherò di pubblicare solo post corti, altrimenti va a finire che pubblico una volta al mese. Scusate ma sono ancora un po’ frastornato dalla contemporanea presenza di due lavori e non riesco ancora a organizzare il mio tempo come vorrei..

|Ste|

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1 Response so far »

  1. 1

    babboferro said,

    Amato Stefano,

    è certamente difficile armonizzare il lavoro di postino, lavapiatti e portantino.

    Nei tuoi panni approfitterei di un veicolo adatto per ottimiizzare il tutto. Porto alcuni esempi:

    1. Postino/lavapiatti. ritirare piatti sporchi e consegnarli puliti.
    2. Postino/portantino: ritirare persone infortunate e consegnarle sane.
    3. Portantino/lavapiatti: ritirare persone infortunate e sanguinanti e
    consegnarle pulite al lavoro con colazione al sacco.
    4. Portantino/postino: consegnare persone ferite e posta personale
    all’ospedale.
    5. Postino/postino: consegnare posta in ospedale ai ricoverati.

    Si potrebbero considerare ulteriori varianti [ad esempio consegnare gli infortunati in lavanderia con ricevuta valida per l’ospedale].
    Sconsiglio la consegna della posta in lavanderia per il probabile ‘smarrimento’ … hehehe … degli indirizzi.


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