La tele, una bibita all’aria aperta..

.. hai presente quando ti prende quella voglia di stare all’aperto, in quelle giornate che definiresti ‘l’inizio della primavera’ (faccio i dovuti paragoni con i due differenti climi europei), quando il cielo è terso, tutti i colori sono vivacizzati da un sole splendente ed il vento all’ombra ti ricorda che fa freddo..? Hai presente, che sei indeciso tra stare in casa a guardare il programma televisivo che ti interessa tanto, però peccato perché è una giornata così bella che non puoi non stare al sole finché c’è..? Che hai proprio quella voglia di bere una bibita fresca, magari adagiato in qualche comodo giaciglio all’aria aperta.. però c’è proprio quell’intervista che non puoi perdere in televisione.. come fare?

Haarlem_TV sul tetto

Haarlem_TV sul tetto

Posso riportare un suggerimento adottato in una casa al primo piano di una palazzina.
‘La televisione sul tetto che scotta’ non è male come rivisitazione narrativa, né come reale applicazione alla quotidianità.
Ad onor del vero, avviso che non c’erano sedie sul tetto in questione, ma non sembrava un luogo disabitato (si può notare l’accesso al tetto dalla porta della casa; inoltre, le case che non dispongono di un balcone ma si affacciano sul tetto piatto, sembra siano abilitate all’utilizzo del suddetto come balcone  -ancora più strano quando diverse case si affacciano sullo stesso tetto, che quindi diventa il ‘terrazzo condominiale’-).

Sarà perché vedo tutto quello che mi circonda con entusiasmo perché è tutto nuovo e diverso, ma mi meraviglio spesso di queste ‘normalità’ che rendono buffo un momento. Non è semplice da spiegare a chi non ha trascorso un po’ di tempo a gironzolare guardando tutto il possibile..
Credo che la degna conclusione possa essere ripescata da una vecchia pubblicità televisiva: ‘Provare per credere!’

|Aria| 

 

 

 

 

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6 Risposte so far »

  1. 1

    babboferro said,

    In effetti, “La gatta sul tetto che scotta” , film tratto dall’omonimo pezzo teatrale di Tennessee William, è evocata dal tuo post, amato Stefano. Sia nel film che nel pezzo teatrale che non conosco, c’è una critica ai valori consolidati del modo di vivere di una certa società ‘borghese’ (senza offesa, anzi con rispetto: anch’io ci ho vissuto). Per dirla alla svelta (da blog): se non ci stai esci e non rompere.

    Eppure mi viene da pensare al tormentone sui clandestini, in quanto simbolo di una società (borghese) messa in crisi.

    Umanità chiede che vengano accolti in quanto perseguitati: rimandarli in uno stato che non riconosce la Convenzione di Ginevra è una resa TRISTE, anche se libera le nostre coste ed è l’orgoglio di alcuni.

    Non sapremo mai di donne stuprate o di pezzi di bambini venduti: è la consuetudine per certi paesi, anche se li paghiamo (con i nostri soldi per imprese pubbliche).

    Dispiace a gente come me che il dibattito non si elevi a livelli più alti; ad esempio il mitico Parlamento di Strasburgo quando mai affronterà la questione? Certo; sono importanti la denominazione del vino Tokaj o la realizzazione del corridoio cinque Est-Ovest, ma che vogilamo fare di una realtà diversa che si affaccia all’Unione Europea? Non sanno che fare, e lasciano che la questione se la veda chi ha gli ‘sbarchi’, anche se i migranti sbarcano da noi per emigare in altri paesi del nord Europa.

    Ma perchè sbarcano proprio da noi? La risposta che mi viene è banale. Siamo lo stato più illegale che c’è, oltre ad essere il più facilmente raggiungibile dal nordafrica. C’è camorra, mafia o n’drangheta in paesi diversi dall’Italia? Ancora poco, credo. Perchè mai un clandestino dovrebbe cercare un paese ‘regolare’ per sbarcare (oltre alla comodità geografica)?

    Mi colpisce ed intristisce il fatto che il Parlamento Europeo, che fra poco rinnoviamo (!?!), non abbia mai affrontato la questione.

    Siamo eredi di legislazioni europee che non hanno mai voluto affrontare la questione in modo globale. Gli italiani del secondo dopoguerra erano ‘venduti’ al Belgio in cambio di carbone a basso prezzo; gli italiani ed i turchi erano ‘affidati’ alla ricrescita del’industria automobilistica tedesca, che dava loro baracche ed assistenza per costruire le Mercedes.
    Il utto legato a situazioni contingenti che prevedevano guadagno.

    Il mondo è cambiato: l’Est europa è crollato addosso all’Ovest; il Terzo Mondo preme perchè le multinazionali spingono al consumismo per permettere al Primo Mondo di crescere. Non possiamo fare finta di niente. La multietnicità è inarrestabile e l’Europa deve cambiare; non c’è scampo. Mi sembra ridicolo in questa situazione essere orgogliosi di fermare l’immigrazione, senza aver capito cosa significa. Soprattutto senza un progetto. L’UE umatinariamente ‘rifiuta il rifiuto’ dei barconi. Perfetto e corretto: che si ingegni per un’altra prospettiva.

    (Per correttezza; in attesa di alternative accetto i barconi).

    Scusatemi. Mi rendo conto di essere patetico e vi chiedo scusa; vado a nanna con il mio AK-47 (giocattolo di legno). Non svegliatemi bruscamente, per favore.

  2. 2

    babboferro said,

    Scusami, Arianna, ma ti ho risposto come fosi Stefano.
    Potrebbe anche essere come un buon segno. O no?

  3. 3

    babboferro said,

    +s

  4. 4

    babboferro said,

    Per essere più in tema con il post, vista l’ora più decente, voglio riportare un’immagine di quando ero piccolo (ma non poi così tanto).

    Io sono nato otto anni, quasi esatti, prima dell’inizio della televisione italiana (il 3 gennaio 1954 compariva sui pochi piccoli schermi Nicoletta Orsomando a pronunciare il fatidico annuncio).

    Prima degli anni ’60 in Italia il televisore era presente in poche case private, comunque non accessibili a me, e in qualche bar di quelli grandi.
    E’ stato così che ho cominciato a frequentare le osterie. In quella vicino a casa “da Mario al porto” (ora “Pizzeria gabbiano”) andavo a vedere al pomeriggio la “TV dei ragazzi” e “Non è mai troppo tardi”; corso per analfabeti del maestro Manzi. Il mio destino di frequentatore di locali pubblici era stato del resto già segnato: avevo imparato a leggere da autodidatta sbirciando il retro delle locandine e dei quotidiani che leggevano “i grandi” nel bar-gelateria sotto (una precedente) casa.

    Negli anni ’60 non ancora “mitici” c’erano diversi condomini con un cortile interno, dove si ritrovavano bambini e mamme a giocare ed a fare lavoretti tranquilli (le mamme), tipo cucire o sferruzzare. Spesso, anche nei condomini popolari, c’erano famiglie benestanti e/o spendaccione.
    Per mostrare agli altri il loro benessere, o per essere omaggiati, o per semplice gentilezza, le sere d’estate aprivano la finestra del soggiorno a pianterreno e ci piazzavano il televisore, rivolto verso il cortile!
    I meno fortunati si portavano le sedie da casa e beneficiavano dello spettacolo, magari offrendo ai ‘padroni della televisione’ qualche piccolo omaggio gastronomico.

    Un giorno o l’altro devo portare una bella torta al sig. Berlusconi; forse mi trattengo dal farlo perchè sarei tentato di lanciarla, anzichè porgerla.

  5. 5

    manu said,

    Caro Ferruccio,
    mi hai fatto tornare indietro con gli anni. Anche noi andavamo a vedere la televisione o in un bar a Ronchi “da Boro” (oggi Albergo Furlan) e naturalmente tutti consumavano qualcosa (il meno possibile però) oppure c’era una famiglia – in fondo alla via dove abitavo – che ci ospitava per i film (solo il lunedì mi pare) o per i programmi di Mike Bongiorno. Natulmente arrivavano con la sedia e con qualcosa da bere o mangiare.
    I ricordi sono vaghi però perchè risalgono poco oltre il 1960 ( non volevo umiliarti facendoti pesare gli anni che hai in più di me….).
    Che bello questo scambio….
    Baci Manu

  6. 6

    babboferro said,

    Cara Manuela,
    grazie per lo scambio di ricordi.
    Non preoccuparti: non mi umili per gli anni che ho più di te; sono veri e vissuti. Riguardati piuttosto dal mal di schiena nel caricarmeli addosso: potrebbero essere più pesanti di quello che immagini.

    Baci. Ferruccio.


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