Italians do it worse

Sarà l’aria, sarà l’acqua, sarà la bicicletta, ma sto davvero diventando intollerante nei confronti dei miei connazionali turisti all’estero. Le generalizzazioni non sono mai eque, ma posso confermare che la maggior parte dei turisti italiani incontrati finora hanno abbattutto tutte le buone considerazioni che gli olandesi ci rivolgono (non lo credevo, ma sembra che agli olandesi piaccia il popolo e la terra italiani, al di là delle ovvie preferenze per cibo e clima).
Qualche sera fa, verso l’ora di chiusura del ristorante, sono arrivati 3 giovani italiani (dalla cadenza della parlata direi nord-ovest), a mangiare; ovviamente stavamo già pulendo la cucina e le ultime cose, ma per tre persone si può fare.
Altri 3 tavoli erano occupati, ma i clienti stavano finendo la cena. Nonostante la lavastoviglie, la musica diffusa nel locale -*- e gli altri presenti, io riuscivo a sentire nitidamente le parole dei 3 connazionali; mi sono chiesta se appartenessimo tutti e quattro alla stessa terra, alle stesse radici, se ci legasse qualcosa dal profondo. Risposta: NO.
Ho provato imbarazzo per i commenti che i 3 commensali blateravano ad alta voce, convinti che nessuno li capisse e che, a causa di questo deficit,  tutti gli altri presenti fossero cretini. Non solo mancanza di educazione, di modo di porsi nella collettività, purtroppo assenza totale di contenuto di minimo interesse, o prodotto di raziocinio. L’emblema di una delle cose per cui ho deciso di dissociarmi, di fare questa scelta “internazionale”.
Ovviamente non hanno lasciato la mancia -i veri cretini!!- ed io ho cercato di spiegare alla cameriera, solo a titolo informativo, che i clienti italiani ritengono che il ristorante guadagni abbastanza già con i prezzi da listino, quindi è davvero raro che lascino la mancia. Mi ha detto che è normale che gli italiani non lascino la mancia e che sono gli unici.
Per darvi un’idea, sappiate che le mance lasciate in un ristorante, in cui si pratica onestamente la divisione del totale per quelli che hanno lavorato all’interno o all’esterno del banco e della cucina, frutta mediamente un’ora di paga ciascuno ogni sera, con aumenti nel fine settimana. È facile lavorare più volentieri se sai che avrai qualche soldino in più ogni giorno, no?

* Sto esplorando dei cd di musica italiana, che vengono messi a rotazione ogni sera; si spazia dalle cover a pezzi originali intonati dai nostri esportatori per eccellenza: la sempre giovane Nilla, Gigliola perennemente indecisa, l’inconsolabile Laura e il “patatoso” Eros (più per la conformazione facciale che per altri motivi)..
Penso di aver reso l’idea..

|Aria|

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5 Risposte so far »

  1. 1

    babboferro said,

    Purtroppo hai ragione, Arianna.

    Gli italiani che non sivedono in giro nè in Italia nè tantomeno all’estero sono quelli che non possono permettersi di andare in giro per turismo o per lavoro.

    Proprio fra questi ho conosciuto in giro per l’Italia molta brava gente. Perdente spesso, dignitosa sempre. A volte diventano visibili solo nelle tragedie, come in questi giorni.

    L’immagine che risulta invece vincente sui media, con rarissime eccezioni, è quella dello sbruffone rumoroso: tutto chiacchere e clichè, con cervello rigorosamente non connesso al resto del corpo. Forse è meglio che non sia connesso; perchè se lo connettono e formulano in idea, spesso si tratta di un’idea incivile o criminosa.

    E questo diventa il modello di comportamento per le successive generazioni. Famiglia ed istituzioni dovrebbero proporre con forza dei modelli più civili, ma non lo fanno; a volte per incapacità, molto spesso per colpa.

    Ho visto il film “La classe” (palma d’oro a Cannes 2008); diario quotidiano dei rapporti fra insegnanti, allievi ed anche genitori in una scuola media della periferia parigina. Tutti gli studenti sono extraeuropei di vari paesi.
    Non l’ho trovato granchè, devo dire, anche se riesce a rendere bene l’inutilità pratica dell’istruzione classica proposta a ragazzi che non hanno prospettive.
    Quello che mi ha invece molto colpito era l’atteggiamento quotidiano di studenti e docenti, tanto spontano da essere quasi sicuramente vero, non ricreato dal regista.

    Si vedevano il rispetto e l’onestà, ma anche la severità, degli insegnanti nei confronti degli studenti.
    Si vedeva la coscienza e la responsabilità degli studenti: turbolenti e polemici, anche, ma pronti ad affrontare le conseguenze del loro comportamento con dignità.

    Che differenza dalla scuola italiana, anche da quella che frequentavo io. Nel mio liceo (delle medie ricordo poco) c’erano le ‘conventicole’ di tipo massonico: il preside ed alcuni professori che gli leccavano i piedi erano periodicamente ospiti per un tè nelle famiglie degli studenti ‘bravi’ (=ricchi).
    Poi c’erano i ‘figli di nessuno’ (tra i quali anch’io), ed un paio che erano tanto bravi di loro da non aver bisogno di nessun appoggio addomesticato. Adesso non può che essere peggiorata, la scuola; non c’è nenche più un po’ di disciplina per salvare le apparenze.

    Così tutto il peso grava sulle famiglie; ed i genitori che vogliono far crescere i figli come persone civili, responsabili e libere hanno tutto contro. Per spuntarla ci vuole fortuna (= un figlio dotato) e tanto impegno continuo, per smontare pezzo per pezzo le stupidaggini che i media sciorinano come oro colato. Non sempre si riesce.
    Do’ per scontato l’amore, naturalmente, se no non ha senso.

  2. 2

    manu said,

    Che bella sta cosa di arrotondare con le mance…..
    E’ successo anche a me. Tanti anni fa – come secondo lavoro –
    facevo la cameriera in una pizzeria presso un campeggio a Grado. Anche allora gli italiani non ti lasciavano mai le mance. I molto generosi erano
    i tedeschi.
    Un abbraccio Manu

  3. 3

    Io non sono d’accordo sulla questione mancia. Da noi non si usa, punto; e di solito qui si paga già la “tangente” chiamata “coperto”.

    Putroppo le usanze sono dure a morire. Non è semplice passare pochi giorni un paese extraeuropeo e apprendere immediatamente a dare la mancia. Non sai quanto lasciare, se lasciarla sempre, se lasciarla solo per un pasto… anch’io mi troverei in difficoltà.

    Per quanto riguarda l’educazione… be’, quello è un altro par di maniche :P

  4. 4

    babboferro said,

    Alan ha perfettamente ragione a chiamare il c.d. coperto una tangente, ed ha anche ragione a dire che chi è per pochi giorni in un paese straniero non fa a tempo a prenderne le abitudini.

    Ma, d’altra parte, quando non c’è il ‘coperto’ e/o quando chi ti serve per LAVORO ti dedica anche un po’ di cortesia e di attenzione maggiore di altri colleghi, perchè non premiarlo? Certo; bisognerebbe essere sicuri che le mance vadano a chi presta servizio. All’estero succede quasi dovunque; in Italia spesso no, neanche nei bagni pubblici. Anche il ‘coperto’ spesso non va al personale. Chi fa servizio sulle navi da crociera di molte compagnie straniere, ad esempio, PER CONTRATTO non è pagato: gli spetta soltanto vitto, alloggio, divisa … e mance.

    Fatte queste premesse, io la mancia la lascio spesso nei locali, ed anche le (poche) volte che faccio carburante in Italia, lo faccio al ‘servito’.

    Per quanto riguarda l’entità della mancia stessa cui fa cenno Alan; più o meno dovunque (nel mondo occidentale) va dal 10 al 15 per cento. Guarda caso, più o meno l’importo del c.d. ‘coperto’ italiano. Mi viene un dubbio: che sia una delle tante conquiste dei lavoratori dipendenti che i padroni hanno girato a loro favore? Indagherò.

  5. 5

    Ste said,

    All’Agip le mance facevano davvero comodo. Nelle stagioni prima del 2005, guadagnavo dal 10% al 30% in più, quasi ogni giorno. “Ovviamente” a lasciare mance erano sempre i soliti: austriaci, tedeschi e olandesi! Poi, con il tempo, complice la crisi che arrivava o la presa di coscienza del fatto che gli italiani in vacanza a casa loro non le hanno quasi mai lasciate, è finito tutto.


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