il sabato della bici

Sabato mattina (ieri). Suona la sveglia del cellulare alle 3 e mezza.
3 pressioni del tasto “postponi”.
3.45, devo alzarmi.
Rotolo fino al corridoio, la moquette continua a farmi sentire a letto. Mi sveglio quando il mio alluce sfora dal tappeto e sfiora le uniche piastrelle della casa, quelle del bagno. Ok: denti, faccia e via. Cerco le chiavi a tastoni, approfittando del fascio di luce che entra dal corridoio, per non svegliare Aria. Le trovo. Aggiungo una merendina alle chiavi e infilo tutto in tasca.

il vecchio Locomotief sellato

il vecchio Locomotief, sellato

Arrivo alla bici, salgo sù e inizio a pedalare. Il vecchio Locomotiev (la mia bicicletta) risponde bene ai comandi, anche se quest’oggi è addirittura più rumoroso del solito.  Insieme arriviamo alla sede della DistriQ, parcheggio sul marciapiede antistante, dove ci sono bici e motorini di molti miei colleghi. Entro, con una decina di minuti di ritardo (ma qui non sembrano esserci orari precisi, se non quelli di termine massimo per la consegna), e incontro il boss, un personaggio magrolino e piuttosto pallido, ma arzillo e simpatico.
Mi spiega brevemente che devo inserire l’allegato del sabato all’interno dei giornali nei pacchi appena consegnati dal corriere. Dice di farne un po’ e di dirgli alla fine quanti pacchi di giornali ho completato. Eseguo. Prendo un pacco da 70 quotidiani e lo appoggio su uno dei banconi, di cui la sala è piena. Prendo un pacco di allegati e lo metto vicino a quello dei quotidiani. Inizio a inserire uno ad uno gli uni negli altri. 420 volte. Non capisco quando mi sarei dovuto fermare ma, arrivato a quella cifra e avendo visto molti miei colleghi dileguarsi pian piano, decido che può bastare così e mi preparo per il solito giro di consegne. Mentre conto i giornali che dovrò consegnare oggi, due tizi mi chiamano e uno dei due mi chiede se sono polacco. Di nuovo? Sorvolo e dico che sono italiano, mi presento e faccio due chiacchiere coi due, che sembrano molto cordiali. Parliamo un po’ di tutto, soprattutto del mio desiderio di rimanere qui. Uno mi dice che lunedì mi porterà un programma per imparare l’olandese, l’altro mi consiglia di informarmi per la raccolta dei bulbi, che avverrà nei prossimi mesi, parlando direttamente con i floricoltori che posso incontrare lungo la strada per Lisse (20 km circa a sud di Haarlem). Dice che pagano bene. Dico che chiamerò.
Ringrazio e saluto i miei nuovi amici e vado a prendere la bici per portarla all’interno del magazzino e riempire le tasche laterali. I giornali oggi sono molti di più (qualcuno fa l’abbonamento solo al numero del sabato e non a tutta la settimana) e più voluminosi (il HD ha un inserto, il Telegraaf ne ha addirittura 4). Faccio fatica nel riempire i contenitori laterali della bici, devo premere i giornali nelle tasche e appoggiarne altri sopra ai primi assicurandoli con le cinghie di chiusura. Riesco a far stare tutti i giornali: la bici sembra un vecchio cammello, con due pensionati in vacanza, appesantiti dagli anni, abbarbicati ai lati delle gobbe. Passo a pelo attraverso la porta. Alzo un po’ il manubrio per facilitare l’uscita della bici dal negozio e per poco non mi ribalto: la bici impenna da sola, da ferma. Il peso è sproporzionato rispetto al mezzo, ma terrò a bada questo cammello pazzo. Parto per la mia missione quotidiana.
La consegna richiede molto più tempo del previsto, perchè il peso e il volume degli allegati non ne facilità nè il trasporto, nè l’inserimento nelle cassette delle lettere. Ho consegnato centoventi giornali compresi di allegati, e qualcuno sembrerà passato attraverso un tritadocumenti. Infatti, mentre a suo tempo ho “odiato” quelli che chiudevano a chiave il tappo del serbatoio dell’auto, ora inizio a nutrire cattivi sentimenti nei confronti di chi ha l’apertura della cassetta delle lettere troppo stretta o a molla. Lavoro che fai, bestemmie che trovi.

Si sono fatte le 7.30 quest’oggi (sabato consegna max alle 9.00) e il sole inizia ad illuminare la graziosa Haarlem, mentre torno a casa senza nemmeno passare al magazzino, sono troppo stanco. Come se non bastasse la bici mi lascia a piedi a mezzo chilometro da casa. La ruota davanti ha smesso di lottare e oscilla sull’asse, rendendo impossibile qualsiasi tentativo di proseguire. E’ arrivato il “sabato della bici”. Farà una domenica prolungata dal meccanico in attesa dell’arrivo dei pezzi. Sono sicuro che tornerà a lottare con noi.
Nel frattempo la bici di Aria lo sostiturà degnamente. E’ sufficiente portarsi dietro una chiave inglese da 14 perchè, dopo un centinaio circa di pedalate, il pedale sinistro necessita di un’avvitatina per non staccarsi. 

Torna presto con noi, caro vecchio Locomotief! Ti aspettiamo.

|Ste|

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3 Risposte so far »

  1. 1

    manu said,

    Ho cambiato nome….. come vedete.
    Vi sento mooolto in forma e ciò mi fa piacere.
    Vedo che siete arrivati quasi a 500 visite.
    Stupendo!
    Continuate così.
    Un abbraccio forte
    Manu

  2. 2

    anna said,

    a pensarci bene un po’ polacco sembri (scherzo), nemmeno la tua bici resiste alla tua grazia! il lato positivo sembra essere l’orario flessibile, per te il massimo. baci ad arianna (ma si anche a te). anna e silvia

  3. 3

    Frz said,

    Io sarei felice di essere scambiato per un Polacco (sono molto cordiali).
    W il Locomotief!


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