la prima “giornata” di lavoro

alba

la prima alba olandese

Ho iniziato a lavorare ieri mattina e oggi scrivo dopo aver finito la mia seconda folle corsa pre-alba in bici. Ieri ho iniziato a lavorare. Mi sono svegliato alle quattro meno dieci e mi sono trascinato lungo il corridoio, nell’ascensore, poi sono passato tra le acquasantiere, dimenticando il segno della croce, e ho aperto la porta a vetri (pesantissima alle 4.18, davvero) che mi separava dall’uscita. Il vento in faccia che ho incontrato sull’uscio mi ha risvegliato un po’, pochi passi ed ero in sella alla mia bicicletta.

Una volta superato il trauma del risveglio (è un po’ come essere partoriti, se non ricordo male, ma decisamente meno sanguinoso) il silenzio della mattina mi piace molto. La città è avvolta nelle tenebre, qualche uccellino mattiniero già si fa sentire, ma le automobili, scarse già nelle ore diurne, di notte proprio non ci sono. Assieme ai pochi uccellini si ode chiaramente la compilation dei suoni prodotti dalla mia bicicletta.
Ad oggi possiamo annoverare:

  • cigolio del pedale destro, più simile ad un cinguettio (a volte penso che gli uccellini mi rispondano…ma questa è un’altra storia) quindi ben inserito nel contesto
  • scricchiolio inquietante e molto rumoroso (risalente alla settimana successiva all’acquisto) che echeggia soprattutto nei sottopassaggi per ciclisti
  • suono metallico del tutto simile a quello di un cavalletto che struscia sull’asfalto (ma con un colpo di tacco degno del miglior attaccante del Selz calcio, poi venduto al Pieris, il cavalletto torna al suo posto, dopo aver preso le misure toccando per un po’ i raggi della ruota) 

E’ tardissimo (novità?) e devo pedalare senza la colazione (!!!). Velocemente. Più velocemente. Cambia marcia. No! Il ponticello! Salita. Ricambia marcia. Evita la seconda che fa cadere la catena. Se cade la catena nel pieno dello sforzo rischi di spalmare i gioielli di famiglia sullo stangone, penso. Ecco la discesa, prepararsi al cambio marcia e alla posizione aerodinamica. Sudo ma godo. No, aspetta, per il momento solo sudo. 
Il tempo di svegliarmi e sono arrivato, con 1 minuto di anticipo (uelaaa!). Il posto assomiglia ad un magazzino con i vetri di un negozio. Entrando si incontra una specie di ufficio, o almeno vuole sembrare tale questa costruzione di legno e plastica con due sedie sotto. L’odore di carta stampata è forte, di quelli che la prima volta è un profumo, la seconda “caspita, mi piace proprio”, e dalla terza in poi inizia a nausearti perchè lo colleghi al motivo che ti sta separando dal caldo materasso (sai quanti kiloJoules ho speso per portarlo a temperatura?!?). Procedo timidamente avanti e scorgo la seconda metà di questo magazzino. E’ adibita a contenere i giornali da distribuire. Un omino stampa i nominativi degli abbonati suddivisi per zona e prepara i pacchi di giornali, contati e pronti per essere inseriti nelle tasche laterali arancioni della bici (posterò le foto nonappena mi forniranno le mie). Il signore che mi sembra essere il boss è alto e robusto, sulla cinquantina, ed ha sempre una sigaretta, rollata da lui o “tradizionale”, che si fuma all’interno del locale. In uno stanzino piccolissimo illuminato dai neon si cela una brocca di acqua nera,  offertami col nome di caffè. Ho declinato e continuerò a farlo. Spero che oltre alla brocca ci sia anche un bagno, lo scoprirò.
Mi affidano a un ragazzotto olandese annebbiato dalla levataccia. Magro e alto. Di pochissime parole, sebbene dichiari di parlare a little bit of English. Pronti. Mi dice di seguirlo, con un gesto. Salgo sulla mia bici, mi sistemo, devo solo seguirlo. Spingo sui pedali e scruto l’orizzonte: lui è già un puntino lontanissimo. Merda. Innesto la marcia da autostrada e mi aggrappo al manubrio. Prima che se ne possa accorgere gli sono dietro e mi sforzo per fischiettare ostentando disinvoltura.
Arriviamo nella zona che da mercoledì sarà solo mia. Parcheggiamo le bici e iniziamo la via. In realtà fa tutto lui e io imparo. Prima un lato e poi l’altro, tornando verso le bici. Le vie sono brevi e gli abbonati non sono poi tantissimi (una settantina). Basta controllare il numero sulla lista e sulla casa, guardare quale dei due giornali (Telegraaf o Hamsterdam Dagblad) è da inserire nella buca delle lettere e via, il gioco è fatto. Sembra facile. In giro non c’è anima viva se non qualche gatto affamato. Il mio fido Cicerone sgambetta veloce nelle vie buie e le conosce come le sue tasche, mentre io arranco alle sue spalle con cinquanta centimetri in meno di gambe. Di buca in buca, un po’ come a golf, arriviamo all’ulima. Risaliamo sulla bici e a meno di un’ora dalla partenza arriviamo in volata al magazzino di partenza. Entriamo e il boss mi dice che il lavoro è finito, posso tornare a dormire.
Così riprendo la mia bici e mi dirigo verso la stazione, l’unico posto dove trovare una brioche calda. Ne prendo due, una anche per Aria che si sveglierà più felice.
Torno a casa e prima di dormire ascolto un po’ di musica, poi raggiungo Arianna e mi addormento.

Oggi è andata più o meno allo stesso modo, ma domani sarò solo!

Un’altra curiosità: poco fa ho mandato un messaggio a Radio Deejay, al programma che fanno la mattina dalle 6 alle 7, che ascoltavo durante le mattine all’Agip e che ora ho ricominciato ad ascoltare online. Gli ho raccontato della nostra fuga e del mio nuovo lavoro. Mi hanno risposto chiedendomi il numero di telefono e sembra che domani mattina mi chiameranno per la diretta! Sono un po’ emozionato, ma non posso farmi sfuggire questa simpatica occasione. Ovviamente registro tutto, vi faccio sapere e magari ascoltare!

|Ste|

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3 Risposte so far »

  1. 1

    babboferro said,

    Scusa Stefano, ma sei sicuro che la mattina inforchi una bicicletta?
    Dalla descrizione sembra piuttosto un attrezzo di “Stargate” un po’ malridotto.
    Guarda che se infili per sbaglio la porta di “Stargate” invece di un viadotto ti tocca distribuire giornali scolpiti su pietra.

  2. 2

    […] sono riuscito a sentire Radio Deejay (vedi post di lunedì), ma spero nei prossimi giorni di farvi sapere qualcosa. […]

  3. 3

    Luca, Manu & 8 said,

    Ciao Cari Olandesini, come promessovi tempo fa, eccomi a postare sul vostro ganzissimo blog, un breve [spero] resoconto della mia prima settimana in Aeroporto qui a Venezia.
    Dopo un livello di rabbia sociale ed incazzatura che rasentava la mia soglia massima, devo dire che la prima settimana non è andata poi così male. Cioè, considerando che il mio è un “rientro”, devo dirvi che tutto sommato mi sono ben comportato.
    Le premesse non erano le migliori: riduzione del monte orario settimanale da 30 a 20 ore la settimana, con ovvia riduzione del salario [non è forse meglio e più giusto Lavorare tutti, Lavorare meno?]; griglia dei riposi sconvolta [non più il solito 4+2 ma uno strano ed indigesto spezzatino di turni e riposi]; richieste di straordinari quasi quotidiane. Che dire, in questa fase di profonda crisi del capitalismo globale, in realtà sfortunatamente per ora solo della sua peggiore versione ovvero le Finanziarie e loro collegati, temo di essere finito a lavorare in un posto dove lo sfruttamento e le pretese dei Padroni raggiungono una delle loro peggiori espressioni. Chissà se prima o poi capiterà anche da noi in Aeroporto Marco Polo di sequestrare uno dei Capi Turno o meglio il Capo Scalo come hanno ben fatto in Francia [ehm, la mia adorata Francia……]? Credo di no, ma spero di essere presto smentito.
    Ciò che più mi infastidisce nelle modalità di organizzazione del lavoro in Aeroporto sono le continue richieste di prolungamenti [l’ennesima è appena giunta ma ho declinato “l’invito”]. Richieste che vengono oramai rifiutate da quasi tutti i miei colleghi e colleghe che hanno finalmente capito come assento e rinnovo del contratto siano ben poco collegati. Non che abbiano ahimè acquisito nel frattempo maggiore coscienza di classe, però questo potrebbe essere un piccolo segnale che potrebbe farmi ben sperare.
    Molte delle colleghe a Tempo Determinato che lavoravano con me, hanno dovuto rifiutare la proposta delle 20 ore settimanali al posto delle abituali 30 ore per ovvi motivi di sopravvivenza. Il salario infatti si riduce di quasi la metà, un buon 40% in meno, e per chi ha figli da mantenere non è una scelta sostenibile e quindi sono circondato da moltissime facce nuove. Mi spiace per alcune delle mie ex-colleghe, ma la nostra forza contrattuale non è tale da poter inscenare proteste o azioni che costringano AviaPartner ad assumerci a 30h settimanali tutti/e.
    Domani mattina sarò dai sindacati, i Cub-Rdb, per farmi spiegare bene i miei diritti e dover in base al CCNL così da potermi poi regolare di conseguenza sul lavoro. Porterò con me anche il Contratto che ho firmato lunedì scorso per vedere con loro se la causale che lo genera sia lecita o meno perché se ci fosse qualche irregolarità si potrebbe fare un causa legale che, se vinta, culminerebbe con la trasformazione del mio contratto da Tempo Determinato ad Indeterminato. Domani saprò meglio come stanno le cose e vi farò sapere.
    Per il resto in Aeroporto ben poche cose sono cambiate: la Vueling è sempre più in ritardo, Lufthansa ha ancora pochi passeggeri sui suoi voli, Iberia resta sempre una compagnia di merda.
    Bene miei cari, dopo aver scritto tutto ciò, credo sia giunto il momento dei saluti.
    Mi fa molto piacere leggere che state bene e che piano piano le cose evolvono nella giusta direzione così, quando vi si verrà a trovare, ci preparerete delle fantastiche cenette olandesi!
    Un bacione grande e un abbraccio forte dall’Isola delle Foche.
    Luca, Manu & 8


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