Alla sig.ra Laila Wadia, complimenti per l’articolo (Internazionale787 – 20-26 marzo)

Internazionale 787

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Distinta signora Wadia,

mi permetto di scriverle per complimentarmi ‘personalmente’ per l’articolo Romeo e Giulietta in salsa al curry, pubblicato sul numero di Internazionale in oggetto.

Non solo sono incuriosita dal tema dell’integrazione in toto, ma sono anche una cittadina italiana che fino a poco più di un mese fa viveva a Monfalcone, in provincia di Gorizia, in quella parte di Nord-Est italiano che credo lei conosca bene.

Il suo articolo mi ha colpito emotivamente per la vivacità con cui mi ha riportato a grosse questioni che anch’io mi ero posta, entrando a contatto con alcuni membri delle comunità straniere presenti sul territorio in cui vivevo; purtroppo nemmeno io ero riuscita a trovare una soluzione capace di rendere vera l’integrazione tra le persone, nel tessuto sociale della quotidianità, della scuola, del lavoro. Le responsabilità sono diverse e da distribuire equamente e non è mia intenzione giudicare nessuno.

So però da dove vengo, dove ho vissuto per quasi trent’anni, e conosco bene il clima vagamente ostile, quando non dichiaratamente xenofobo, riservato a tutti gli stranieri non somiglianti fisicamente ai propri familiari, che molti esempi di ‘civili ed occidentali’ del territorio, indigeni quindi, costruiscono per gli extracomunitari. L’ho sempre combattuto dalla comoda posizione dell’indigena e ho conosciuto molte persone più impegnate e meritevoli di me; purtroppo sempre troppo poche per raggiungere capillarmente la vastità della popolazione ignorante.

Io probabilmente sarò un’emigrata ‘prima’, perché da circa un mese vivo ad Haarlem, nei Paesi Bassi, con il mio compagno, alla ricerca di una vita migliore. Nonostante la soddisfacente vita familiare, sociale e lavorativa, abbiamo capito che non potevamo fare nulla per cambiare l’inquietante società del nostro territorio. Dico ‘inquietante’ perché mi riferisco a coloro che hanno proposto le ‘ronde notturne’ in un comune dove i veri problemi sono di altro livello (ad esempio le morti per l’amianto) e la loro soluzione non trova la stessa adesione istituzionale. Dico ‘inquietante’ perché leggo ancora le amarissime parole (pubblicate sul quotidiano locale) con cui delle ‘madri preoccupate’ chiedevano alle isitituzioni di mobilitarsi affinché le palestre delle scuole comunali non fossero ‘prestate’ agli scolari musulmani per la settimana del Ramadan.

Credo che l’integrazione tra la popolazione locale e quella extracomunitaria sia lontana, se possibile. Per non parlare dell’eloquente interrogativo che poneva il suo articolo proprio sull’integrazione tra gli emigrati di prima e seconda generazione.

Mi scusi davvero se le ho causato disagio o fastidio, ma in un momento storico così avaro di emozioni condivise, di calore, di attenzione, di umanità, volevo porgerle i miei complimenti per la freschezza e la profondità del suo lavoro, che, come una ‘madeleine’, mi ha riportato in un percorso appassionante, faticoso ed intenso che ho vissuto e che, in questo particolare stato di ‘migrante’, mi ricorda una parte di quello che sono, da dove vengo.

Le porgo ringraziamenti sentiti per quello che mi ha dato il suo scritto e per la pazienza di aver letto sin qui.

Cordiali saluti.

Ho riportato questa mail così come l’ho scritta. Ci sono tutti i riferimenti per chi volesse approfondire.
Ancora grazie al papiño che, ormai tecnologico più di me, mi ha dato la possibilità di avere Internazionale a casa!!

|Aria|
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2 Risposte so far »

  1. 1

    babboferro said,

    Cara Arianna, Ferruccio mi ha pregato di dirti che hai scritto un lettera proprio bella led intensa, e che domani o dopodomani conta di mandarti del materiale locale sull’argomento.

    • 2

      Aria said,

      Per dovere di cronaca, volevo informare che la sig.ra Wadia ha risposto cortesemente alla mail ringraziandomi dell’entusiasmo manifestatole.

      |Aria|


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