Nuovo lavoro e vicini di casa..

Mentre attendo che Aria ritorni dal lavoro, scrivo quattro righe perchè la giornata di oggi è stata veramente curiosa. Siamo andati a dormire molto tardi ieri perchè Aria mi ha raccontato del suo nuovo lavoro (sembra quasi ufficiale ormai) e siamo stati un po’ insieme. Così le 3 sono arrivate in un lampo e un’ora bonus è stata aggiunta al montepremi a causa dell’ora legale. O solare? Bon, ci siam capiti.

Ci siamo svegliati attorno alle 10 e, tra la colazione, la biancheria stesa, il pranzo e la pennichella post pranzo, si sono fatte le 15.. Squilla il mio cellulare. Lo cerco. E’ domenica,  non può essere che un amico, visto che oggi non lavora nessuno. E invece è la voce dell’altro giorno, quello del Telegraaf! Mi comunica che dovrò presentarmi in centro ad Haarlem alle QUATTROEMEZZA di domani. Io rispondo: “di mattina, ovviamente”, sperando di essere smentito. Lui annuisce.  Deglutisco.

Ho un lavoro, seppur molto presto la mattina e molto esposto alle intemperie. Aria ha iniziato ieri e io inizierò domani. Com’è strana la vita.. E’ passato più di un mese da quando siamo qui, e almeno tre settimane da quando abbiamo iniziato ad offrirci seriamente per lavorare. E, ad un certo punto: puff! Inizia la settimana e abbiamo trovato lavoro entrambi. Proprio quando incominciavamo a sentire i giorni passare e le risorse consumarsi, quando un po’ di sconforto faceva capolino nel nostro umore.

Ma le cose divertenti non finiscono qui.

Oggi mi stavo godendo il mio ultimo giorno di “vacanza” e stavo rientrando a casa verso le 18 per prendere il pane raffermo da dare alle anatre del vicino canale (Ferruccio docet).

Entro in chiesa e trovo due signori sulla cinquantina che disquisiscono sulla chiesa e sulla sua nuova destinazione. Sto per entrare nell’atrio e i due si rivolgono a me, parlando in olandese. Faccio notare che per il momento arrivo all’inglese. Lo parlano entrambi. Mi chiedono se possono entrare, mi sembrano persone per bene e li invito a seguirmi. Sono due amici, uno harlemmer di nascita, l’altro greco ma in olanda da tantissimi anni. Il primo spiega al secondo l’evoluzione della chiesa negli anni. Confesso di non sapere la storia e mi fermo ad ascoltare. La lezione è totalmente in inglese, i due sono molto simpatici e mi coinvolgono. Scopro che la chiesa era cattolica e li accompagno in fondo al corridoio per fargli vedere la parte più interna di quella che era la chiesa, dove prima c’era l’altare. Il greco è molto stupito e incuriosito. Li invito a salire per vedere la nostra ‘casa’. Saliamo e li faccio entrare, la stanza è in ordine come sempre, grazie alla presenza di Arianna; i due guardano e commentano la stanza. Al momento di congedarmi da loro, l’olandese mi offre di andare a bere una birra e a mangiare qualcosa a casa sua, a poche vie di distanza da noi. All’inizio vince la mia timidezza, ma subito dopo accetto perché stupito da tanta gentilezza.
Accetto anche perché finora non abbiamo conosciuto molta gente del posto, distratti dalla ricerca di lavoro e non facilitati in questo dall’edificio in cui abitiamo, luogo principamente destinato a studenti e trasfertisti.
Arriviamo a casa sua, che è tipicamente olandese, come lui tiene a ricordare. Non sto qui a descrivere la casa, ma è veramente bellissima, elegante ma informale allo stesso tempo, con la cucina che si spinge dentro un piccolo ma grazioso giardino, visibile attraverso le finestre di questa stanza, una parte della quale ha le pareti totalmente costituite da vetri. Un totale di tre piani collegati dalle solite scale ripidissime.
Nella casa ci sono le mogli, entrambe macedoni, di Theo, l’olandese, e di Alejandro, credo sia questo il nome del greco. Sono molto simpatiche e disponibili e parlano in inglese con me, quando il tasso alcolico glielo permette (non ubriachezza molesta, ma neanche lucidità..meglio a piedi che in bici, per farla olandese). Beviamo qualcosa nel salotto con vista giardino e, subito dopo, arriva la moglie di Theo con alcuni manicaretti di formaggio fuso croccante. Nonostante avessi detto a Theo che non avrei mangiato, mi accorgo che la tavola è apparecchiata per sei: Theo, la moglie, il figlio dei due, Alejandro, sua moglie e..io. Mi siedo anch’io anche se un po’ imbarazzato, nonostante loro fossero tutti molto ospitali ed entusiasti. Così trascorriamo un’oretta a parlare di me ed Aria in fuga, della situazione italiana, del “problema musulmani”, come dice la moglie di Alejandro, con la maglia verde e un atteggiamento un po’ leghista verso i muslim. Theo la argina e dice che non tutti sono uguali e non si può generalizzare. La cena prosegue ma rifiuto ulteriori portate, per mantenere un po’ di coerenza. Aspetto che finiscano lo sformato di patate (che sembra anche invitante!!) e chiedo di andare, visto che spero Aria sia sul punto di arrivare. Theo mi accompagna la porta e mi chiede di tornarlo a trovare, magari con Arianna. Lo saluto, ringrazio cento volte e pedalo fino a casa.

Aria è appena rientrata, ora stiamo un po’ insieme e poi a nanna perchè domani si lavoraaa!

|Ste|

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2 Risposte so far »

  1. 1

    Forte! Ma è successo prima o dopo che ci incontrassimo in chat?!?

    In bocca al lupo per il secondo giorno di paperboying!


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