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il nuovo vicino

Così ora sapete il nome del nostro nuovo vicino di casa.
L’appartamento sarà nostro dal primo di ottobre, così Ferru ha iniziato i suoi viaggi per muovere le sue cose dalla vecchia casa di Monfalcone fino a quella nuova presso Haarlem. Se lo conoscete, personalmente o grazie ai suoi frequenti interventi sul blog, non vi sarà difficile immaginare che abbia organizzato il trasloco tutto per conto suo, caricando la ventiseienne (una Volvo 245 del 1985) come un mulo, proprio come avvenne più di due anni fa, quando fu la stessa coppia (Ferru e la 26enne) assieme a Graz a portare i nostri averi per riempire quella che sarebbe diventata la nostra piccola ma accogliente dimora. Stavolta i viaggi programmati sono almeno un paio, se non di più, con l’obiettivo di portare il materiale a nord della Germania entro la fine dell’anno, data in cui terminerà il contratto di affitto della casa italiana. La prima partenza era fissata per il 22/9, con un carico prevalentemente alimentare ma non solo.

Come ogni volta che Ferru viene a trovarci, anche stavolta ho riportato la Gazelle ad Haarlem. Per lui è più facile destreggiarsi con la bicicletta che uso ad Amsterdam, poiché, nonostante le origini molto olandesi del ciclo (Gazelle è una delle marche olandesi più rinomate), questa è un pochino più bassa e, soprattutto, dispone di freni a mano anziché a pedale. Stavolta ho però deciso di portarla a casa letteralmente, senza usare il treno e affrontando i 18 km che separano la casa di Amsterdam West dove abitano Jacopo e Selena (avevo lasciato la bici da loro la sera prima) dal nostro appartamento di Haarlem. Una cinquantina di minuti sulla strada più veloce, ad una velocità media di 20,5 km/h. Non male direi, per il mio rinomato carattere anti fatica! Da segnalare la presenza di moltissimi oggetti volanti lungo il tragitto: quelli più grandi erano gli aerei in atterraggio a Schiphol, in numero davvero impressionante, credo uno ogni due minuti senza esagerare. Gli oggetti volanti più piccoli erano invece moscerini, mosche ed altri insetti dotati di ali. Questi non li ho proprio visti, ma assaggiati: almeno tre sono passati dalla vita alla morte attraverso la mia bocca e il mio apparato digerente. Un paio è invece riuscito a prendere l’onda del respiro e l’ha cavalcata fino ai polmoni. Di questi individui non si è saputo più nulla: le ipotesi più acclamate li vedono stabilizzatisi in qualche alveolo o espulsi a gran velocità con uno starnuto avvenuto di lì a poco. Anche stavolta la sorte di un moscerino non risulta importante ai fini di un racconto, quindi rimanga il dubbio.

Una volta arrivato a casa e liberatomi dei vestiti sudati, mi sono lanciato in una doccia rinvigorente. Pochi minuti dopo il campanello ha suonato due volte: ecco il nostro nuovo coinquilino! Assieme a lui un carico di cibo, tra cui 6kg di sale grosso, uno scatolone intero contenente vari formati di pasta Voiello, formaggi di ogni tipo, frutta locale friulana, canederli trentini, conserve di ogni genere, olio extravergine d’oliva a volontà e molte altre leccornie.
Oltre alle derrate alimentari, nel poco spazio rimasto nella spaziosa parte posteriore della Volvo trovavano posto anche la sedia a dondolo alla quale è molto affezionato Ferru (primo mobile entrato nella sua casa, nel ’76, sarà il primo anche nella sua prima casa olandese, 35 anni più tardi, tre metri sotto il mare), una marea di DVD e libri. A tenere fermo il tutto c’era il mio subwoofer con cui potrò far vibrare un po’ la casa, in assenza di vicini estranei. Vrrrrrrr, vrrr, vrrrrr!

Nota di colore sull’arrivo di Ferru, o meglio sulla ventiseienne: la 245 non ha fatto una piega per tutto il tragitto, con tanto di varie pause caffè e notte in albergo a Norimberga. Fiera ha imboccato la nostra via e si è accoccolata nel parcheggio trovato libero a meno di dieci passi da casa. Da quel momento è stato sonno profondo. La mattina successiva, infatti, non c’è stato verso di metterla in moto. La batteria da 160Ah era piena di vita, ma la sua energia non arrivava fino al motorino d’avviamento. Questa la diagnosi di Ferru, supportata da me che non ho idea di come funzioni un motore. Per fortuna abbiamo trovato presto un meccanico in zona e nel pomeriggio Aria e Ferru sono andati a chiedere aiuto. Il meccanico, che Google Street View ha immortalato nell’immagine sotto, stava affrontando un’intensa partita con il solitario di Windows accanto al giovane assistente che sembrava far nulla, ma forse stava lì solo per sbirciare le carte da gioco del meccanico, cosa che quest’ultimo non sopporta (questa parte l’ho aggiunta io, mi piaceva così). Con atteggiamento più simile a quello di uno spagnolo a pochi minuti dalla siesta che a quello di un meccanico olandese, ha fatto notare ai nostri due che avrebbero chiuso un’ora più tardi, quindi non se ne sarebbe fatto nulla per tutto il weekend, e con non chalance ha trascritto il suo numero di telefono su un post-it per poi consegnarlo a Ferru, chiedendo di essere ricontattato il lunedì successivo.

Il meccanico è infine venuto a prendere l’automobile, che poi abbiamo saputo essere partita al primo colpo sotto le mani rudi del garagista. È rimasta qualche giorno sotto osservazione nel garage e domani andiamo a riprenderla per provare nuovamente l’operazione magazzino. In attesa di trovare lo spazio per sistemare nella casa vecchia o in quella nuova le cose portate dall’Italia, metteremo queste ultime in un magazzino preso per l’occasione, come già anticipato da Ferru in un commento al post precedente.

Ora, a poche ore dalla mezzanotte del primo ottobre, gli attuali vicini non hanno ancora abbandonato l’appartamento e credo che attenderò al massimo fino alle 11 di domani per ricordare loro che “trenta dì conta novembre, con april, giugno e settembre….”.
Anche in olandese, se servirà.

|Ste|

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arrivare dall’Italia

Spesso mi è capitato di dover spiegare agli amici che volevano farci visita le varie possibilità per arrivare dall’Italia a qui. Ho pensato che, senza dovermi ripetere ogni volta, sarebbe stato utile aggiungere una pagina al blog con le indicazioni pratiche. Una volta per tutte, almeno fino a quando non verranno apportate modifiche ai trasporti pubblici, modifiche che cercherò di tenere sotto controllo…

Continua sulla nuova pagina “arrivare dall’Italia”, alla quale troverete sempre il link in alto a destra sopra il titolo, oppure cliccando qui. Qualche consiglio su voli e altri mezzi da prendere per arrivare nel Noord Holland, una sezione aperta agli aggiornamenti e ai consigli dei visitatori del blog.

Periodo consigliato per le visite, notoriamente, la primavera.

|Ste|

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la neve vince

canale, Amsterdam

canale, Amsterdam

La neve vince due volte: vince perché mi piace un sacco e vince sull’uomo, anche quello del Nord.

Mi piace molto la neve, e a vedere Facebook si direbbe che sia una cosa diffusa, molti si improvvisano fotografi con fotocamere o mezzi di fortuna, quali cellulari dall’infima risoluzione, pur di dar testimonianza del bianco manto sceso su ogni cosa. Sarà perché ci ricorda l’infanzia, o forse perché nei posti in cui siamo vissuti (io e molti degli amici su FB), la neve è cosa abbastanza rara, in più se cade lo fa nel clima di festa che accompagna Natale. Il giorno dopo solitamente è perlopiù già sciolta.
Come già narravo lo scorso inverno, che qui avevano definito “eccezionale”, gli olandesi non sono più abituati alla neve e l’organizzazione dei mezzi pubblici, solitamente impeccabile o quasi, si trova per un giorno intero paralizzata o quantomeno fortemente influenzata dai fiocchi che in una giornata come quella di ieri lasciano a terra 15-20 centimetri di neve.

bici, neve, A'dam

bici, neve, A'dam

Ieri ho iniziato a sperimentare la paralisi dei mezzi già dall’ufficio quando, dopo ore di incessante nevicata, ho ricevuto la telefonata di Aria, la quale era già partita per cercar di raggiungere casa un’ora prima. Era in stazione in attesa di un treno, dopo aver camminato fino all’imbarcadero del traghetto per l’assenza di autobus. Ho iniziato a cercare su internet delle informazioni aggiornate sulla situazione dei mezzi pubblici: il sito delle ferrovie NS era fuori uso per troppe visite (o forse per mancanza di risposte?), mentre l’altro sito, ov9292.nl, che mette insieme tutte le informazioni inerenti tutti i mezzi pubblici d’Olanda, dava fuori uso tutti i mezzi pubblici di diverse città, tra cui Amsterdam e Haarlem. Nessun problema in realtà per me, visto che mi muovo in bici, ma emblematico pensando a come potrebbe essere stata la situazione delle ferrovie in quello stesso momento.
Sono partito dall’ufficio prima del solito, pochi minuti dopo le 17, e le piste ciclabili erano dei ricordi, piste innevate distinguibili dai marciapiedi solo grazie alla memoria. Ogni tanto qualche solco tracciato dal passaggio di altri ciclisti permette di poter scegliere se crederci e infilarsi in quella rotaia di ghiaccio che permette una certa velocità, ma presenta rischi notevoli e potenziale lavoro per dentisti. Opto per la rotaia ma a velocità moderata, non ho il dentista incluso nella tristemente famosa assicurazione medica (chi ha denti per intendere, intenda). Il traghetto è l’unico mezzo che, ovviamente, funziona, anche se poppa e prua sono piene di neve e ghiaccio che pian piano si sciolgono. Arrivato in stazione dal lato est, la trovo completamente piena di gente, ci sono le code che partono dal piano interrato e si snodano fino alla scala mobile che porta ai binari al piano di sopra.

Haarlem

Haarlem

Sono i treni per Parigi, dovrebbero essere ad alta velocità una volta partiti, il problema è che ne partono pochi e raramente. Procedo nella stazione tra la gente verso l’uscita a ovest, vicino alla quale partono i treni per Haarlem. Sulla sinistra noto una lunga coda composta, in fondo alla quale c’è il banco informazioni di NS. Per un attimo penso che vorrei anch’io qualche informazione, visto che sugli schermi non si vede nessun treno in partenza. Leggo sul vetro del banchetto un cartello in olandese che ammette subito “La situazione meteorologica estrema non permette ai mezzi pubblici olandesi di viaggiare. Sono pertanto fermi quasi tutti i treni, bus, tram e metro“. Rinuncio all’ufficio informazioni e mi dirigo con la scala mobile al binario. Dagli altoparlanti si sente ogni tanto l’annuncio di qualche treno per Parigi, per Utrecht, per Zaandam. Haarlem niente. Sempre lo speaker ci ricorda che è tutto molto confuso sui binari, ma che ci sono caffè e tè ggggggratis (gli olandesi sono molto sensibili a questa parola, quindi la G è ancora più pronunciata per attirarne l’attenzione). Mi metto in fila al “bar” mentre tendo le orecchie per sentire la chiamata per Haarlem. Prendo il caffè bollente, ovviamente preparato all’olandese quindi 200ml di liquido rovente dal lontano gusto di estratto di aroma di caffè. Esco e appoggio la mia tazza di carta sulla neve depositatasi sul muretto esterno e cerco di spegnerne il contenuto. Due metri più in là, un ragazzo della mia età è in piena estasi creativa e sta costruendo un pupazzo di neve, mentre muove leggermente la testa a ritmo con la musica che ascolta dalle grosse cuffie. Per un po’  lo osservo con la coda dell’occhio, poi prendo il contenitore della panna monouso e lo metto rovesciato  in testa al suo pupazzo di neve come fosse un cappellino. Lo vedo abbastanza contento, anche se non molto, forse per la sproporzione tra la testa della sua creatura e il piccolo berretto da me fornitogli.

A'dam, Skyline

A'dam, Skyline

Passa circa un’ora e nessun treno si è ancora mosso in direzione Haarlem: sto perdendo la speranza, tanto che mi viene addirittura in mente di noleggiare una bici per fare il ritorno fino ad Haarlem pedalando. Mi ero dato tempo fino alle 19. Per fortuna alle 18.45 un tizio vestito con una casacca NS urla a squarciagola “Haaaaaaarlem”. Tutto il piano si muove verso il treno e faccio in tempo a salire per occupare il corridoio, mentre qualcuno non ce la farà a salire e dovrà attendere il prossimo barcone di disperati. Il treno non parte subito e, una decina di minuti dopo che siamo saliti, il macchinista ci accoglie e ci promette una partenza nel giro di pochi minuti, aggiungendo battute che non mi fanno ridere perché non sono riuscito a capire, ma si vede che tutti, forse anche perché semplicemente contenti di essere saliti, si lasciano scappare una risata per il commento espresso. Il treno parte attorno alle 19, lento e pesante arriva fino a poche centinaia di metri da Amsterdam Sloterdijk. Il macchinista, stavolta capisco, chiede gentilmente alle persone sul corridoio di stringersi perché sta per salire altra gente in attesa alla stazione. Ci stringiamo, qualcuno si siede l’uno sull’altro. Arriviamo in stazione e la banchina è colma di gente, anche qui molti dovranno attendere il prossimo treno. Il macchinista ringrazia per la collaborazione e ripartiamo alla volta della nostra amata cittadina. Alle 19.30 arriviamo finalmente a destinazione e il treno si svuota.

Circa 2 ore e 30 minuti per arrivare a casa dal lavoro, circa 100 minuti più del solito. Alla fine non va così male, le prove tecniche di inverno devono aver funzionato abbastanza.

Schiphol camp beds, foto BBC

Schiphol camp beds

Ma mi ritengo ancor più fortunato dopo aver visto i voli di Schiphol cancellati o ritardati anche di un giorno e l’arredamento predisposto (vedi foto © BBC) per far passare la notte ai passeggeri in attesa. Speriamo bene, tra 4 giorni tocca a noi prendere l’aereo e qui promettono ancora neve..

|Ste|

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