
canale, Amsterdam
La neve vince due volte: vince perché mi piace un sacco e vince sull’uomo, anche quello del Nord.
Mi piace molto la neve, e a vedere Facebook si direbbe che sia una cosa diffusa, molti si improvvisano fotografi con fotocamere o mezzi di fortuna, quali cellulari dall’infima risoluzione, pur di dar testimonianza del bianco manto sceso su ogni cosa. Sarà perché ci ricorda l’infanzia, o forse perché nei posti in cui siamo vissuti (io e molti degli amici su FB), la neve è cosa abbastanza rara, in più se cade lo fa nel clima di festa che accompagna Natale. Il giorno dopo solitamente è perlopiù già sciolta.
Come già narravo lo scorso inverno, che qui avevano definito “eccezionale”, gli olandesi non sono più abituati alla neve e l’organizzazione dei mezzi pubblici, solitamente impeccabile o quasi, si trova per un giorno intero paralizzata o quantomeno fortemente influenzata dai fiocchi che in una giornata come quella di ieri lasciano a terra 15-20 centimetri di neve.

bici, neve, A'dam
Ieri ho iniziato a sperimentare la paralisi dei mezzi già dall’ufficio quando, dopo ore di incessante nevicata, ho ricevuto la telefonata di Aria, la quale era già partita per cercar di raggiungere casa un’ora prima. Era in stazione in attesa di un treno, dopo aver camminato fino all’imbarcadero del traghetto per l’assenza di autobus. Ho iniziato a cercare su internet delle informazioni aggiornate sulla situazione dei mezzi pubblici: il sito delle ferrovie NS era fuori uso per troppe visite (o forse per mancanza di risposte?), mentre l’altro sito, ov9292.nl, che mette insieme tutte le informazioni inerenti tutti i mezzi pubblici d’Olanda, dava fuori uso tutti i mezzi pubblici di diverse città, tra cui Amsterdam e Haarlem. Nessun problema in realtà per me, visto che mi muovo in bici, ma emblematico pensando a come potrebbe essere stata la situazione delle ferrovie in quello stesso momento.
Sono partito dall’ufficio prima del solito, pochi minuti dopo le 17, e le piste ciclabili erano dei ricordi, piste innevate distinguibili dai marciapiedi solo grazie alla memoria. Ogni tanto qualche solco tracciato dal passaggio di altri ciclisti permette di poter scegliere se crederci e infilarsi in quella rotaia di ghiaccio che permette una certa velocità, ma presenta rischi notevoli e potenziale lavoro per dentisti. Opto per la rotaia ma a velocità moderata, non ho il dentista incluso nella tristemente famosa assicurazione medica (chi ha denti per intendere, intenda). Il traghetto è l’unico mezzo che, ovviamente, funziona, anche se poppa e prua sono piene di neve e ghiaccio che pian piano si sciolgono. Arrivato in stazione dal lato est, la trovo completamente piena di gente, ci sono le code che partono dal piano interrato e si snodano fino alla scala mobile che porta ai binari al piano di sopra.

Haarlem
Sono i treni per Parigi, dovrebbero essere ad alta velocità una volta partiti, il problema è che ne partono pochi e raramente. Procedo nella stazione tra la gente verso l’uscita a ovest, vicino alla quale partono i treni per Haarlem. Sulla sinistra noto una lunga coda composta, in fondo alla quale c’è il banco informazioni di NS. Per un attimo penso che vorrei anch’io qualche informazione, visto che sugli schermi non si vede nessun treno in partenza. Leggo sul vetro del banchetto un cartello in olandese che ammette subito “La situazione meteorologica estrema non permette ai mezzi pubblici olandesi di viaggiare. Sono pertanto fermi quasi tutti i treni, bus, tram e metro“. Rinuncio all’ufficio informazioni e mi dirigo con la scala mobile al binario. Dagli altoparlanti si sente ogni tanto l’annuncio di qualche treno per Parigi, per Utrecht, per Zaandam. Haarlem niente. Sempre lo speaker ci ricorda che è tutto molto confuso sui binari, ma che ci sono caffè e tè ggggggratis (gli olandesi sono molto sensibili a questa parola, quindi la G è ancora più pronunciata per attirarne l’attenzione). Mi metto in fila al “bar” mentre tendo le orecchie per sentire la chiamata per Haarlem. Prendo il caffè bollente, ovviamente preparato all’olandese quindi 200ml di liquido rovente dal lontano gusto di estratto di aroma di caffè. Esco e appoggio la mia tazza di carta sulla neve depositatasi sul muretto esterno e cerco di spegnerne il contenuto. Due metri più in là, un ragazzo della mia età è in piena estasi creativa e sta costruendo un pupazzo di neve, mentre muove leggermente la testa a ritmo con la musica che ascolta dalle grosse cuffie. Per un po’ lo osservo con la coda dell’occhio, poi prendo il contenitore della panna monouso e lo metto rovesciato in testa al suo pupazzo di neve come fosse un cappellino. Lo vedo abbastanza contento, anche se non molto, forse per la sproporzione tra la testa della sua creatura e il piccolo berretto da me fornitogli.

A'dam, Skyline
Passa circa un’ora e nessun treno si è ancora mosso in direzione Haarlem: sto perdendo la speranza, tanto che mi viene addirittura in mente di noleggiare una bici per fare il ritorno fino ad Haarlem pedalando. Mi ero dato tempo fino alle 19. Per fortuna alle 18.45 un tizio vestito con una casacca NS urla a squarciagola “Haaaaaaarlem”. Tutto il piano si muove verso il treno e faccio in tempo a salire per occupare il corridoio, mentre qualcuno non ce la farà a salire e dovrà attendere il prossimo barcone di disperati. Il treno non parte subito e, una decina di minuti dopo che siamo saliti, il macchinista ci accoglie e ci promette una partenza nel giro di pochi minuti, aggiungendo battute che non mi fanno ridere perché non sono riuscito a capire, ma si vede che tutti, forse anche perché semplicemente contenti di essere saliti, si lasciano scappare una risata per il commento espresso. Il treno parte attorno alle 19, lento e pesante arriva fino a poche centinaia di metri da Amsterdam Sloterdijk. Il macchinista, stavolta capisco, chiede gentilmente alle persone sul corridoio di stringersi perché sta per salire altra gente in attesa alla stazione. Ci stringiamo, qualcuno si siede l’uno sull’altro. Arriviamo in stazione e la banchina è colma di gente, anche qui molti dovranno attendere il prossimo treno. Il macchinista ringrazia per la collaborazione e ripartiamo alla volta della nostra amata cittadina. Alle 19.30 arriviamo finalmente a destinazione e il treno si svuota.
Circa 2 ore e 30 minuti per arrivare a casa dal lavoro, circa 100 minuti più del solito. Alla fine non va così male, le prove tecniche di inverno devono aver funzionato abbastanza.

Schiphol camp beds
Ma mi ritengo ancor più fortunato dopo aver visto i voli di Schiphol cancellati o ritardati anche di un giorno e l’arredamento predisposto (vedi foto © BBC) per far passare la notte ai passeggeri in attesa. Speriamo bene, tra 4 giorni tocca a noi prendere l’aereo e qui promettono ancora neve..
|Ste|
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