Archivio per turismo

Un lungo fine settimana di vacanza

Lo scorso fine settimana abbiamo avuto l’onore ed il piacere di ricevere la visita della mamma e della zia di Ste, le Blond girls, come le ho soprannominate. Si meritano ampiamente il titolo per l’intraprendenza e l’entusiasmo con cui hanno vissuto questi giorni con noi.
Tanto per iniziare, all’aeroporto di partenza uno dei loro bagagli a mano è stato trasformato in bagaglio in stiva causa troppo peso. Questo, sommato allo scalo intermedio previsto, ha permesso che il bagaglio venisse anche perso. E così, le Blond girls si sono trovate a gestire lo smarrimento all’aeroporto di Amsterdam, lasciando il nostro indirizzo come recapito dei pochi giorni successivi.
La mancanza di quello che doveva soddisfare le prime necessità ha causato anche qualche inconveniente alle nostre temerarie, soprattutto quando si sono rese conto del clima sensibilmente più fresco rispetto a quello della costa Adriatica. Ma non si sono perse d’animo: hanno chiesto in prestito l’indispensabile e hanno proposto diversi itinerari.

Nel fine settimana siamo stati a Keukenhof, credo l’unica attrazione al mondo aperta solamente 2 mesi all’anno, alla Begijnhof di Amsterdam ed in un famoso ristorante della città, Moeders (madri; quest’ultimo link è in olandese). Tutto il programma è stato proposto dalle instancabili bionde, che ci hanno fatto scoprire dei particolari molto belli della città di Amsterdam.

La più grande hofje di Amsterdam è bellissima e davvero enorme! Le abitazioni sono talmente grandi e alte che sembrano adibite a più nuclei familiari. E pensare che Ste ed io siamo passati da quelle parti diverse volte, nel quartiere Spui, dove si trova anche una delle università di Amsterdam, ignorando l’esistenza di quel paradiso nascosto dietro un portone.
Una sera siamo stati tutti invitati a cena dalla zia, per festeggiare insieme in anticipo il suo compleanno. Su suggerimento della complice (diaboliche, queste due bionde!), ha scelto un ristorante tipico di Amsterdam, Moeders, calzante per entrambe.
Un’esperienza molto piacevole: cucina e porzioni tipiche olandesi, in mezzo ad un clima molto familiare ed a stretto contatto con i commensali circostanti (molto olandese anche questo). L’intero locale è ricoperto di fotografie di mamme, portate dai clienti nel corso degli anni. Un’altra curiosità riguarda le posate e le stoviglie: dall’inaugurazione del ristorante tutto il necessario è stato portato dai residenti del quartiere e dai clienti; quindi è molto difficile avere le stesse posate, o gli stessi bicchieri, o stoviglie, al medesimo tavolo.

Per concludere la gita e per migliorare il nostro inizio settimana, le Blond girls ci hanno preparato una cenetta con i fiocchi. E solo a cose fatte, ci hanno raccontato dell’avventurosa spesa al supermercato olandese.. Proprio brave!
Grazie, ragazze, è stato un vero piacere!

|Aria|

Commenti (2) »

crisi, treni e festa

Giorni di confusione e festa in Olanda, in attesa della primavera che, fattasi vedere per un paio di settimane a fine marzo, è poi scomparsa senza lasciare traccia.

Giorni di confusione per i treni e per la politica, nella solitamente ordinata Olanda. Dieci giorni fa, mentre io e Aria eravamo a Parigi, si sono scontrati due treni tra Amsterdam Centraal e Amsterdam Sloterdijk. Un intercity contro uno sprinter, nel pomeriggio: un morto e più di 130 feriti. Il bilancio poteva essere decisamente peggiore, ma quello che più è pericoloso è la perdita di fiducia in un mezzo che qui funziona benissimo ed è molto spesso la soluzione scelta da moltissimi pendolari per recarsi al lavoro. Secondo qualche olandese con cui ho parlato, gli incidenti non sono un evento così raro (2-3 l’anno, perlopiù senza vittime), soprattutto da quando la gestione della rete non è più in mano alla sola NS. Nederlandse Spoorwegen ha ora in gestione solamente i treni e le stazioni, mentre le infrastrutture della rete ferroviaria e, di conseguenza, la sicurezza sono mansioni che spettano a Pro Rail. Col solito pragmatismo olandese, ma non nego di avere la stessa curiosità, tutti si chiedono come nel 2012 un treno possa ancora passare con il semaforo rosso. Dall’inchiesta è emerso infatti che tutto ha funzionato alla perfezione nella gestione degli scambi, l’errore è stato assolutamente umano! ProRail ora promette che dal 2015 tutti i treni saranno dotati di un dispositivo che frena la marcia del treno automaticamente in caso non fosse il macchinista a frenare in corrispondenza di un semaforo rosso. Staremo a vedere.

Altro punto dolente di questa (mancata) primavera olandese è la questione politica. Lo xenofobo ossigenato, Geert Wilders (PvV), leader del partito simil-Lega Nord col nome uguale al PdL che dava appoggio esterno al governo da un anno e mezzo, ha di punto in bianco staccato la spina al premier Rutte (VVD). Lo ha fatto quando si è trattato di passare dalle parole ai fatti con i tagli imposti dalla comunità europea, come se non avessero avuto il tempo di discuterne durante questa collaborazione, protrattasi per un anno e mezzo. Wilders ora non ci sta più, dice che i tagli sono contro i “vecchi” olandesi, soprattutto perché vanno a toccare l’età pensionabile e la pensione. Dice che l’Europa chiede troppo e che l’Olanda dovrebbe uscirne sia politicamente che monetariamente. Già, ma non fa i conti con il ruolo che i Paesi Bassi hanno sempre avuto nella richiesta di rigore per i paesi membri. Un atteggiamento da prima della classe che ora, a crisi più che conclamata, ritorna decisamente scomodo nel chiedere sconti all’Europa.
Cinque elezioni politiche negli ultimi dieci anni sono decisamente troppe e l’andazzo non può che migliorare a questo punto. C’è da dire però che l’incertezza su cosa fare nell’immediato è durata pochissimo (trascinando in basso, anche se per poco, l’AEX): due giorni più tardi l’accordo sui tagli per portare il rapporto deficit/pil sotto la soglia del 3% nel 2013 era saltato fuori, con la collaborazione di diversi partiti della minoranza (i verdi di sinistra, i liberal democratici e l’unione cristiana) e nuove elezioni fissate al 5 o al 12 settembre.
Anche qui vedremo che succederà, ora Wilders dovrà spiegare ai suoi elettori quale sia il piano malefico che lo ha portato a cambiare idea sui tagli, con conseguente caduta del governo. E gli olandesi, anche quelli (per fortuna tantissimi) che non lo votano, sanno che il tipo ha già studiato un modo per riuscire a portare a casa ancora più voti di prima. Sembra che l’intenzione principale dell’ossigenato sia quella di trasformare le prossime elezioni politiche in un referendum pro o contro l’Euro e l’Europa.

Basito e insospettito. Così mi hanno lasciato le condizioni meteo dell’ultimo weekend poiché, dopo quasi un mese di nuvole grigie e pesanti con temperature tra 8 e 12 gradi, il cielo si è aperto improvvisamente per la Festa della Regina. Dicono che quel giorno non piova mai qui in Olanda ed in effetti negli ultimi tre anni non ricordo pesanti acquazzoni il 30 aprile, ma gli avvenimenti di quest’anno sono stati incredibili. 21°C e un sole caldo a rendere ancora più vivace il manto arancione che ricopre le vie della capitale e di moltissime altre città olandesi. Arrivata la sera del 30, appena sono terminate le celebrazioni, il cielo è tornato a coprirsi e la pioggia a cadere copiosa.
Incredibile fortuna? Manipolazione meteorologica? Protezione divina? Energie positive?
Ho reso partecipi tutti della mia incredulità di fronte a questo evento e le risposte che ho avuto sono state le più varie.
I “complottisti“, che ritengono l’evento troppo contro natura: sarebbe stata messa in atto una manipolazione meteorologica con mezzi artificiali, quali il rilascio di sostanze chimiche (capaci di vaporizzare le nuvole per lasciar posto al sole) da appositi aerei. Il governo olandese ha ritenuto improponibile, in tempo di crisi, dover incassare i bassi introiti che una giornata piovosa avrebbe portato.
I più religiosi vedono la regina in contatto quasi diretto con l’Altissimo, grazie al figlio Friso che giace in stato vegetativo da qualche mese, più vicino all’aldilà che alla vita terrena.
I romantici sostengono che la voglia di festeggiare di sedici milioni di persone abbia potuto creare un accumulo di energie positive tale da influenzare la pressione e, di conseguenza, il meteo.

Queen's day 2012

A vedere come gli olandesi, ai quali si aggiungono sempre più spesso persone provenienti da tutta Europa, festeggiano questa giornata, ritengo la terza opzione piuttosto interessante. Sarà anche per la ferma convinzione con cui Ferru esponeva, quasi scientificamente, quella tesi.

Anche se gli aerei..

|Ste|

Commenti (1) »

Parijs

[Parigi]

Per la seconda volta nella vita sono stata in Francia, questa volta a Parigi; ci siamo regalati un fine settimana nella città probabilmente più visitata al mondo e tra le più famose per storia e monumenti.
Un paio di giorni non sono molto, d’accordo, ma almeno possono rendere una fotografia della vita della città.
Inoltre, per la prima volta ho viaggiato su un treno ad alta velocità, che in alcuni tratti raggiunge più di 300 km orari! Prima della partenza pensavo che forse avrei beneficiato anche di un trattamento ‘stira-rughe’ omaggio: non è successo ovviamente e mi sono ricordata la celebre frase di Anna Magnani (“Lasciami tutte le rughe, non me ne togliere nemmeno una. Ci ho messo una vita a farmele.“).

La capitale francese è decisamente enorme e tutti i monumenti che la ornano, oltre che molto belli, rispecchiano la sua grandezza; anche la quantità di popolazione, di turisti e di traffico ricorda in ogni momento che ci si trova in una capitale europea. Io mi permetto di aggiungere che i cantieri stradali, di manutenzione delle opere pubbliche e dei monumenti sono innumerevoli e, apparentemente, non molto temporanei.

Quello che mi ha colpito è la vita in sé della città, il comportamento della gente. Abbiamo camminato per alcuni dei 20 quartieri (arrondissements) parigini, quindi ho avuto una visione limitata, ma praticamente ovunque c’erano barboni. E molti vicoli, per non parlare delle fermate delle metropolitane, emanavano lo stesso olezzo di sporco e urina. Peccato, perché generalmente le entrate della metropolitana sono pittoresche, con una specie di arco floreale in ferro battuto color verde scuro.
Altra nota dolente – e ribadisco il mio stupore -, la maleducazione dei parigini. Non bisogna solamente evitare le spallate di quelli che ti passano accanto senza scusarsi, ma, sulle strisce pedonali, bisogna evitare le automobili di conducenti beffardi.
A questo punto, mi sembra di dover constatare che ho iniziato a guardare l’estero con degli occhi più olandesi che italiani.
Tra lo sciame dei turisti del sabato mattina (ce la siamo cercata!), ci siamo fatti una passeggiata per Montmartre e, dopo una visita alla Chiesa del Sacro Cuore, abbiamo trovato il café dove sono state girate alcune scene de Il favoloso mondo di Amelie.
Per concludere il breve ma intensissimo giro francese, oltre alla mastodontica Tour Eiffel, agli enormi Champs-Élysées, siamo andati a visitare il cimitero di Montparnasse, dove sono sepolti Charles Baudelaire, Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir.
Quanta storia, comune e non, tutta insieme. Sicuramente Parigi ha un enorme fascino, oltre che bellissimi monumenti, ma credo che le darò una seconda possibilità tra un po’; prima vorrei andare da qualche altra parte.

|Aria|

Lascia un commento »

dall’Olanda alla Tunisia

Un paio di settimane fa siamo stati in vacanza in Tunisia, presso un grazioso appartamento accanto alla casa dei genitori di Rim. Rim è una carissima amica di Aria dai tempi dell’università, nata e vissuta nella campagna tunisina, non troppo distante da Hammamet.

È stata una settimana fuori dal tempo e dallo spazio, in una dimensione quasi contadina fatta di coltivazione, caccia, uova (e a volte polli) prese direttamente dal cortile. Nello stesso comprensorio c’è anche una piccola fabbrica a conduzione familiare dove vengono prodotti pregiati mobili, molto diversi dai prodotti globalizzati di Ikea (anche se non possiamo dire di non essere buoni clienti della catena di “fast furniture” – a ricordare i fast food – svedese), che ancora non ha allargato i suoi orizzonti fino al paese nordafricano. Il padre Vittorio, italiano in Tunisia da più di trent’anni, tiene le redini dell’azienda e disegna i mobili assieme alla figlia minore, Agata. Rim controlla il lavoro degli operai e la contabilità assieme alla madre Shafja, la quale gestisce anche le risorse della residenza. Tej è l’ultimo dei tre fratelli e per il momento studia alle superiori.
Per una settimana siamo stati più che coccolati ospiti della dependance della casa, con un geko a tenere lontane le zanzare e pure Aria, che non lo gradiva affatto per la sua somiglianza con un coccodrillo (?).
Ho anche partecipato al travaso dell’ottimo vino della casa, anche questo fatto da loro prendendo uve dai contadini vicini. E l’ho travasato di mattina, poco dopo colazione, facendolo andare con un tubo dalle enormi botti alle bottiglie, bevendone ampie boccate per inesperienza. Avendone troppo rispetto per sputarlo nel lavandino, mi sono trovato un po’ brillo già a inizio giornata. Non nego di averne bevuto un bel po’ di quel vino casareccio, nonostante sia solito essere astemio.
Ho visto anche cucinare del pane in un forno di argilla (una sorta di forno Tandoori), all’interno del quale viene acceso un fuoco e il pane viene quindi attaccato alle pareti per essere cucinato. Il risultato era ottimo, non veniva preparato ogni giorno e, forse proprio per questo, portava ancora più festa a tavola.

Sono stato anche a caccia, nonostante la mia solita contrarietà a questo genere di attività, solo perché la famiglia che ci ospitava la pratica unicamente per poi cucinare e mangiare tutte le prede uccise. Siamo partiti con un pick-up: io, il capo famiglia, il figlio maschio sedicenne ed un grosso cane da riporto in acqua di nome Zorro. Una enorme massa di pelo e affetto che ha cercato per tutto il viaggio di sedersi in braccio a me, solo per aver commesso l’errore di accarezzarlo prima di sedermi in auto accanto a lui. Dopo una ventina di minuti sulle strade più o meno (o per niente) asfaltate su e giù per le colline, siamo arrivati vicino ad un laghetto dove abbiamo parcheggiato per dare un’occhiata. Vittorio è sceso col fucile a tracolla ed è sparito dietro alla collina che sovrasta il lago. Pochi minuti dopo abbiamo sentito uno sparo e Zorro si è fiondato in direzione dell’esplosione. Io e Tej lo abbiamo seguito camminando sull’erba ricoperta di moltissimi piccoli fiori simili tra loro ma diversi per i colori: dal viola al giallo, passando per l’arancione e il rosso. La poesia è stata spezzata dalla visione del cane che si lanciava in acqua verso qualcosa che galleggiava nel laghetto. Pochi istanti dopo Zorro ritornava soddisfatto con un trofeo tra i canini: un germano reale femmina. Non male come trofeo, bello cicciotto e colorato, non fosse per il fatto che solitamente quelle anatre sono nei parchi e nei giardini di Amsterdam e Haarlem, le stesse alle quali diamo talvolta da mangiare il pane raffermo. La mascella del cane si è aperta e la povera anatra è finita nel menù della cena. Zorro è risalito in macchina proponendo lo stesso affetto di prima, ma con mezzo litro di acqua attaccata ai peli e un odore che ricordava esattamente il terribile olezzo di un cane bagnato. Unico neo di quella battuta di caccia , la presenza di migliaia di zanzare grassottelle e determinate. Devo averne uccise almeno una cinquantina, ma almeno il doppio è riuscito a piantare il pungiglione sulla morbida carne delle mie braccia, nonostante avessi qualche maglia e un giubbotto.

Siamo stati anche a Tunisi, capitale del Paese e simbolo della rivoluzione del Gelsomino, culminata lo scorso 14 gennaio 2011 con la caduta del presidente Ben Alì, ma tuttora non del tutto finita. Sono molti i simboli della vittoria sul regime visibili in città, dai murales con gli slogan della rivolta (uno su tutti Dégage, smamma) ai nomi delle piazze (Place du 14 Janvier 2011 al posto della precedente Place du 7 Novembre 1987, che commemorava la salita al potere di Ben Alì). A sentire Rim, che conosce questa città, si respira più libertà per strada, tanto che capita di vedere alcune coppie baciarsi, mentre prima era cosa troppo vergognosa e malvista. La nostra amica dice anche che al contempo, incredibilmente, sono comparse donne col velo integrale: secondo lei una pazzia che va contro tutti gli sforzi all’origine dei diritti conquistati dalle donne tunisine.
Dopo un paio d’ore passate negli intricati vicoli della medina di Tunisi (ci siamo pure portati a casa un paio di tappeti fatti a mano, dopo una contrattazione che ha portato il prezzo al 55% del prezzo iniziale), abbiamo preso un tram piuttosto malandato a bordo del quale sembrava di essere su una carrozza trainata da cavalli, dato il terreno piuttosto sconnesso sul quale poggiano i binari.
Siamo scesi a Sidi Bou Said, paese bianco e blu arroccato su una collina, in cima alla quale abbiamo goduto del tè alla menta con mandorle galleggianti e della meravigliosa vista sul mare. Abbiamo visto anche il porto di Cartagine prima che la buia autostrada tunisina ci ha riportasse nelle campagne vicine alla costa orientale.
L’enorme differenza che ho notato tra Olanda e Tunisia è costituita dall’acqua. Qui in nord europa costruiamo dighe perché ne abbiamo troppa, mentre lì si raccoglie l’acqua piovana quando c’è e si porta il prezioso liquido con autobotti per chilometri. Farsi la doccia è una necessità, tanto che ho rinunciato all’usanza di farla quotidianamente poiché lì si configurava più come uno spreco d’acqua che come un’igienica abitudine. Anche il costo del pane mi ha lasciato stupito, dal momento che ho visto pagare una quindicina di filoni di pane 70 Eurocent, mentre per comprare la stessa quantità qui in Olanda sarebbero serviti circa 35-40 Euro. Di certo, però, gli stipendi olandesi e tunisini non si assomigliano (un operaio tunisino medio guadagna 14 Dinari Tunisini, circa 7 €, al giorno).

Il tempo sembra essersi fermato nei paesi della Tunisia che stanno fuori dai circuiti turistici, alcune strade dei centri cittadini non sono asfaltate e in giro si vedono gatti che dividono il cibo con galline e pure qualche cane randagio. L’unico bar del paese è pieno, di soli uomini perché non è bello vedere una donna lì, stesso pensiero che hanno ancora molti tunisini nei confronti di una sigaretta accesa tra labbra femminili.
Il paese si ritrova il sabato al mercato, dove venditori (spesso con prole al seguito che serve i clienti) mettono in mostra le mercanzie più varie, ma l’attenzione di un “europeo” come me viene guidata dall’olfatto e dalla vista verso le spezie dagli odori e dai colori più intensi che mai. Rim fa la spesa della settimana e noi non ce ne andiamo da lì senza una treccia alta quanto me di peperoncini freschi.

Un viaggio rilassante in mezzo alla natura nordafricana, ma coccolati da persone meravigliose.
Probabilmente questo post non ha molto a che vedere con l’Olanda ma ci tenevo a scriverne.

|Ste|

Lascia un commento »

fuori i pattini!

Dopo due inverni al nord, il terzo è in pieno svolgimento.
Dopo due inverni di neve e ghiaccio, questo sembrava essere il più mite della storia, fino a domenica. Da sabato notte si è alzato un vento gelido che ha portato le temperature sotto lo zero in poche ore. Domenica pomeriggio sono riuscito a fare la oramai consueta corsetta in bici fino a Zandvoort ma in certi momenti, quando il vento soffiava contrario a noi, sembrava di essere su una pista da sci, non fosse stato per il mare che si intravedeva alla nostra sinistra, immerso nel buio.

Lunedì mattina ci siamo svegliati con la neve. Pochi centimetri hanno coperto ogni cosa ma, al momento di uscire di casa, ne rimaneva traccia solo sui tetti. Quella poca neve è rimasta lì fino ad ora, ed è destinata a rimanervi dal momento che almeno per 7 – 10 giorni non si prevedono temperature sopra lo zero, nemmeno a mezzodì.

Oltre al freddo clamoroso che si riesce a provare pedalando, camminando o anche solo respirando in città, mi sono subito preoccupato dei treni, che sono solitamente i primi ad avere dei problemi in caso di neve e ghiaccio. Invece no, tutto procede tranquillo al momento, tanto che sui giornali si parla sì dei 300 km di code in autostrada del lunedì mattina, ma anche e soprattutto di tirar fuori i pattini!

Come in ogni vignetta che rappresenti uno scorcio di vita olandese in inverno, infatti, gli spilungoni si dilettano a sfrecciare sulle spesse lastre ghiacciate che ricoprono l’acqua dei canali appena possono. Per ognuno dei canali di Amsterdam, almeno per quelli del centro, esiste un “mastro ghiacciaio” che ha il compito di verificare lo spessore dello strato di ghiaccio, tramite carotaggio, per garantirne la “pattinabilità” ai cittadini che gradiscono farsi quattro piroette sulle lame affilate.

la, curiosa, bandiera della Frisia

Non contenti di una pattinata nel canale del quartiere gli olandesi hanno ben pensato di organizzare una gara seria. Dal 1909 esiste, infatti, la tradizione dell’Elfstedentocht (il giro delle undici città). È una corsa sui pattini da ghiaccio in Friesland, regione a nordest con una curiosissima bandiera, che potete ammirare a sinistra. Si corre ogni qualvolta tutti i canali che collegano le 11 città di Leexuwarden, Sneek, IJIst, Sloten, Stavoren, Hindeloopen, Workum, Bolsward, Harlingen, Franeker, Dokkum raggiungano uno spessore di almeno 15 cm su tutto il percorso, di 200 chilometri. Se ogni mastro ghiacciaio dà l’ok per il tratto di sua competenza, viene dato il via all’organizzazione della gara, al grido di “it giet oan!“, che in lingua frisona significa qualcosa tipo “si può fare!”.
L’evento, avvenuto l’ultima volta nel 1997 e prima nel 1986 (la pausa più lunga tra le edizioni del 1963 e del 1985), conta in media 15.000 partecipanti ed è una festa per tutta la nazione, oltre che per la Frisia.

Non credo che il 2012 sarà l’anno giusto per questo evento, ma se dovesse capitare saremo a festeggiare tra i frisoni a Leeuwaarden, visto che la nostra preparazione atletica non ci permetterebbe di pattinare per 200km.
Questo non vuol dire che non pattineremo nelle terre olandesi, visto che Aria vorrebbe imparare e io vorrei mettere a frutto gli anni di pattinaggio artistico fatti da bambino, ma opteremo per delle ruote e, soprattutto, per una temperatura più gradevole.

|Ste|

qui sotto il giornale di oggi, in copertina la frase magica che potrebbe arrivare dalla Frisia, It giet oan!

Commenti (1) »

turisti e coffeeshop

Fino ad oggi l’argomento marijuana non era stato affrontato su questo blog, per non rafforzare ulteriormente il binomio erba – Olanda. Ma visto che negli ultimi tempi ho sia letto che sentito molte notizie (si veda, per esempio, l’articolo apparso su repubblica.it), riguardo le future restrizioni dei coffeeshop per i non residenti, ecco gli aggiornamenti dal nostro avamposto.

Nella capitale dei Paesi Bassi si è respirata sempre, almeno dagli anni ’70, un’atmosfera di libertà mista a trasgressione, grazie a coffeeshop e quartieri a luci rosse: due soluzioni a questioni che hanno interessato e coinvolto molte generazioni.
Il proibizionismo e la lotta contro la prostituzione hanno trovano un’isola di pace nel paese dei tulipani: nelle vetrine di determinati quartieri, nella capitale e non, illuminate da neon rossi fanno mostra di sé giovani (ma non solo) prostitute. È il lavoro più antico del mondo ma qui viene fatto a regola d’arte: controlli sanitari, protezione da aggressioni e tasse come per i professionisti di più canonici settori.
Allo stesso modo sono tipici dei Paesi Bassi i coffeeshop, bar che non servono alcolici ma succhi di frutta ed erba di ottima qualità, oppure hashish d’importazione per tutti i gusti.
Ci sono però regole anche qui: non è permesso l’accesso ai minorenni e non deve trovarsi all’interno dell’edificio più di mezzo chilogrammo di “prodotto”. Tenere in piedi questa tradizione, che ha le sue origini nel 1972 quando venne tollerata la presenza del primo coffeeshop (il Mellow Yellow), non è facile soprattutto dal momento che i Paesi Bassi devono tener conto dei pareri della Comunità Europea. E, come è ben noto, la legalizzazione delle droghe leggere non ha finora trovato terreno fertile in molti stati (nemmeno in Olanda la marijuana è legale, ma il possesso per uso personale e la vendita con licenza sono depenalizzati).
Quindi sono iniziate le leggi per mantenere la sostanza, ma per dare un ritocco alla forma.
Qualche anno fa, quando la legge contro il tabacco iniziò ad essere ratificata dai vari stati europei tra cui l’Olanda, sembrava che moltissimi coffeeshop sarebbero stati chiusi, poiché nel decreto si specificava che nei locali pubblici “la zona riservata ai fumatori, ove presente, deve essere più piccola rispetto a quella per non fumatori”. Applicando alla lettera ciò, la maggior parte dei locali dove si vendono derivati della cannabis sarebbe stata chiusa perché spesso questi esercizi sono talmente piccoli da non permettere la divisione in due parti. È conseguentemente iniziata la corsa al “rinnovo locali”, e molti gestori di coffeeshop si sono dati da fare per creare stanze fumatori e ambienti tobacco-free. I più “furbi” non hanno adeguato di molto i locali e hanno atteso il passare di qualche mese, fino a che i controlli si sono ridotti e si è ritornato a fumare in tutti il locali senza troppe distinzioni.
Anche perché, ironia della sorte (o ironia dell’Olanda), la legge contro il fumo è stata interpretata da qualche vispo membro del governo. Me lo sono sempre immaginato chino sui libri alla ricerca di un cavillo finché…EUREKA! La legge parla di “tabacco”, quindi basta fumare senza tabacco! L’idea non era male, ma non deve aver preso troppo piede poiché fumarsi una canna di succosa erba olandese senza nemmeno mischiarla con del tabacco è un’esperienza che può sfiorare il mistico; soprattutto per i turisti “al primo tiro”, ma anche per quelli un po’ più navigati, non dev’essere una passeggiata.
L’alternativa agli spinelli “puri” è costituita da un sostituto del tabacco fornito dal locale gratuitamente e consiste in rametti e foglie di altre piante. Qualcuno sostiene che siano derivati della pianta maschile della marijuana (la quale contiene percentuali bassissime di principio attivo), fatto sta che sembra di fumare del tè e quindi praticamente nessuno lo usa. Alla fine questa legge ha portato solo qualche depuratore d’aria in più nei locali e l’invito a nascondere i pacchetti di sigarette come se fossero queste ad essere divenute illegali.
Un’altra legge che ha fatto qualche vittima tra i proprietari di licenza è quella che impone una zona franca attorno alle scuole, 300 metri di raggio dentro cui non possono stare i coffeeshop. Chi era più vicino si è spostato, oppure ha chiuso.

Con il numero dei coffeeshop dimezzato rispetto a qualche anno fa, vuoi per l’intervento dell’Europa, vuoi per mano di questo o quel partito, non ha però accennato a diminuire il flusso turistico di giovani ragazzi (soprattutto italiani e spagnoli) che arrivano in branchi e si dividono tra vetrine e canapai non risparmiandosi in schiamazzi che nei loro paesi d’origine sono la norma, mentre qui risaltano molto poiché in contrasto con il quieto rispetto che vige nei luoghi pubblici olandesi.
Da quando, negli anni ’90, i turisti hanno cominciato ad arrivare in massa ad Amsterdam, i cittadini della capitale convivono con questi chiassosi sciami umani in tenuta e spirito da vacanza. Qualcuno si dev’essere stufato, oppure sono tutte decisioni prese dall’alto, non so.
Qualcuno mi ha detto che dev’essere una conseguenza del fatto che i canali del centro di Amsterdam sono diventati patrimonio dell’Unesco e ora il comune intenda dare il benvenuto a certi turisti più che ad altri. Fatto sta che è in arrivo la nuova legge sui coffeeshop olandesi: i locali diventano club con un massimo di 2000 iscritti ciascuno. Per ottenere la tessera (il nome sarà wietpas, letteralmente “il pass per l’erba”), bisogna dimostrare di risiedere sul territorio olandese. Senza tessera non si entra.
A Maastricht la sperimentazione è già iniziata da qualche mese.
Toccherà da maggio 2012 (sebbene data prevista fosse 1.1.12) alle province di Noord Brabant, Limburg e Zeeland.
Da gennaio 2013, salvo rinvii e se la sperimentazione avrà dato esito positivo, la legge sarà estesa a tutto il paese.

Cosa succederà poi è tutto da vedere, di sicuro sono già in molti a protestare. Non sono solo i rivenditori di droghe leggere a temere di vedere decimati gli introiti, ma anche tutto il settore turistico che vedrebbe un crollo sostanzioso dei clienti, visto che anche i quartieri a luci rosse sono stati già ridimensionati negli ultimi anni. Le previsioni, a livello economico, sono abbastanza funeste. Il guadagno nell’immagine dell’Olanda nel mondo forse avrà qualche miglioramento presso i benpensanti, ma le casse dello Stato subiranno un danno non da poco e, soprattutto in tempi di crisi, non si pensa col cuore ma col portafogli.
Vedremo che succederà. Per quel che riguarda Amsterdam..finché non vedo non credo.

|Ste|

Commenti (2) »

visite e costruzioni

È da qualche giorno che non trovo il tempo di scrivere, la settimana passata è stata molto intensa. Dopo la partenza dei nostri amici Manuel ed Elisa la settimana scorsa, venerdì è tornato a trovarci Marco, questa volta perché abbiamo deciso di regalargli il volo Venezia Amsterdam per il suo trentesimo compleanno. È stato qui 5 giorni, ed abbiamo vissuto molto intensamente la sua visita, girovagando per Haarlem e Amsterdam. Ma anche per l’Olanda intera, visto che sabato siamo stati a cena da Pietro a Tilburg, a due ore e mezza di treno da qui. Siamo stati ospiti per una cena italianissima tra una pasta alla boscaiola e dei baci di dama fatti insieme nel dopocena e consumati appena pronti, attorno a mezzanotte.

Ad Amsterdam, il lunedì, abbiamo pranzato a cheeseburger e club sandwich per trovare le energie sufficienti a perderci con la bici prima sui canali del Jordaan, poi nel sempre maestoso e vivente Vondelpark, per poi ripartire al calar del sole verso Waterlooplein, tra i mercatini delle pulci all’aperto e i negozietti di design o semplicemente di cianfrusaglie. Stavamo anche per comperare una stampa della locandina del primo James Bond, Licenza di uccidere. Marco la voleva fino a quando ha chiesto il prezzo: 250 €, né più né meno. Non era infatti una stampa ma l’originale, probabilmente del 1962. Stava benissimo dov’era.

Marco è ripartito martedì pomeriggio, ma già dalla sera di lunedì avevamo altri ospiti al piano di sotto: sono infatti venuti da Monfalcone Ferru, Paolo e Dario con un furgone attrezzato pieno di mobilio e altri generi di conforto per il secondo atto del trasloco di Ferruccio. Gli amici di Ferruccio sono stati oltre che simpatici anche bravi in cucina e ci hanno fatto da mangiare per tre sere su quattro. Di cui due di pesce…davvero un affare!

In questi giorni passati in giro per Amsterdam mi è sembrato di vedere la conferma in formato poster di quanto si sostiene oramai da un paio d’anni su questo blog, ovvero il fatto che gli olandesi amino scavare. E stavolta non per gli operai che lavorano ovunque per creare nuove strade, argini, piste ciclabili o ruspe che compaiono dalla notte al giorno, per poi spesso scomparire dal giorno alla notte; stavolta ho visto un manifesto che mi ha fatto sorridere, uguale all’immagine a destra che invece è presa dal sito dell’iniziativa. La frase in alto cita testualmente: “vuoi costruire con me?”.
Pensavo si trattasse di un raduno di olandesi, notoriamente amanti della pala, presso qualche campo in cui si sarebbero potuti sfogare per qualche ora movimentando terra a braccia. Invece sul loro sito web ho scoperto che si tratta di un’iniziativa (che mi dicono esistere anche in altri Paesi), grazie alla quale si trovano in una sorta di fiera tutti coloro che intendono costruirsi la casa da soli, o in compagnia di altri appassionati. A questo link si possono vedere i lotti liberi nel centro di Amsterdam: per fortuna non ci sono i prezzi, che immagino essere alquanto impegnativi considerando il costo delle abitazioni nel comune della capitale.

Chiudo segnalando la nuova produzione di Michele Santoro, Servizio Pubblico, una trasmissione che andrebbe seguita solo per il fatto che nessuno nella tv generalista ha voluto ospitare il programma, censurandolo di fatto dai telecomandi italiani. In un altro Paese europeo non credo che sarebbe mai successo, tanto più considerando il valore di quella trasmissione dal punto di vista degli introiti pubblicitari che Santoro & co. assicuravano alla Rai. Noi ce lo guarderemo in diretta da internet (finalmente, poiché la Rai non è visibile dall’estero in diretta streaming sul loro sito…questioni di canone) e siamo sicuri che molti espatriati come noi che hanno a cuore l’Italia e tutto ciò che lì succede, seguiranno la nuova avventura multi-piattaforma del presentatore campano. Vi lascio allo spot della trasmissione, che vedrà la luce il 3 novembre prossimo e sarà trasmessa ogni giovedì.

|Ste|

Commenti (1) »

il primo rientro

oggi ospitiamo un post di Ferru, nell’attesa di convincerlo ad aprire un blog tutto suo…buona lettura.

Dall’Olanda all’Italia, passando per ex DDR, Boemia ed Austria.

Come è accaduto due anni fa, tornando da Haarlem a Monfalcone via terra me la sono presa comoda – se così si può dire -, facendo due tappe notturne anziché l’unica che faccio all’andata. Due anni fa ho fatto il “giro largo” dal lato ovest (B, F, L e CH); quest’anno ho scelto il lato est: ex-DDR (D), Boemia (CZ) ed (A). Utilizzo le targhe nel caso in cui – non si sa mai – la 26enne leggesse.

Da tempo ero curioso di vedere la ex-DDR, a più di vent’anni dalla riunificazione della Germania. La data ufficiale è il 3 ottobre 1990, ma già il 9 novembre dell’anno prima i tedeschi dell’est avevano cominciato ad attraversare il c.d. “Muro” a decine di migliaia, a seguito un annuncio non ufficiale del telegiornale. I soldati della DDR a guardia del muro – non sapendo che pesci pigliare – cercarono di comunicare con i responsabili per avere istruzioni, ma i responsabili stessi (almeno quelli politici) si erano praticamente dati alla macchia, così le guardie lasciarono passare tutti.

Quindi il 9 novembre 1989 è rimasto nell’immaginario storico collettivo “Il Giorno della Caduta del Muro”, anche se la fine della DDR è stata decretata solo un anno dopo. Celebre è l’esecuzione dal vivo di “The Wall” dei Pink Floyd ad opera dell’ex bassista Roger Waters il 9/11/90.

E la Boemia (Čechy in ceco) è da sempre parte fondamentale (già il nome lo dice) dell’attuale Repubblica Ceca: le vicende di quest’ultima sono state segnate per secoli dalla regione in questione.
Tant’è che il 30 settembre 1938 Hitler annesse al Terzo Reich i Sudeti (regione boema), in nome della loro presunta e rivendicata “germanicità”, con il frettoloso e supino assenso di Francia, Germania, Gran Bretagna ed Italia (conferenza di Monaco, promossa da Mussolini). Questa decisione fu presa in nome della difesa della “Pace”. La guerra fu dichiarata il 1° settembre 1939!

In quanto alla Boemia non ho molto di immaginario collettivo, ma solo due ricordi personali:

1. La poesia/sonetto ‘Sant’Ambrogio’ (1845) di Giuseppe Giusti (poeta toscano satirico e “indipendentista”, morto nel 1850 a quarant’anni), dove G.G. ironizza sull’occupazione austro-ungarica di Milano; cito: “… [...] Entro, e ti trovo un pieno di soldati, di que’ soldati settentrionali, come sarebbe Boemi e Croati, messi qui nella vigna a far da pali: difatto se ne stavano impalati [...] …”. Ricordo solo scolastico e non personale, nonostante la mia età.
2. La versione italiana di ‘Zingaro’ (autore Hubert Giraud, 1958), caratterizzata da versi “alla Marzullo”: “Zingaro chi sei? Figlio di Boemia/dimmi tu perchè sei venuto qui? … [omissis]”, cantata da Dalida (al secolo Iolanda Cristina Gigliotti). Dalida partecipò anche al Festival di Sanremo nel 1967 con “Ciao amore ciao” di Tenco. Lui si suicidò la sera stessa.

Ma sto divagando, come al solito. Dunque ho indotto la mia 26enne a portarmi in questi luoghi dell’immaginario, dopo aver visitato l’impronunciabile cittadina di Gouda (NL), patria dei formaggi e delle pipe olandesi (quelle di terra bianca, non i fiori); poi ci siamo diretti a Lipsia (720 km totali).

Ho girato per più di tre ore dopo mezzanotte alla ricerca dell’albergo che avevo prenotato (e pagato) on-line a Lipsia, ma non c’è stato verso di trovarlo, nonostante innumerevoli giri attorno alla sua localizzazione (presunta). Ho fatto pure carburante in una stazione di servizio 0-24. C’era il curioso sistema in uso in Germania: ci si rivolge all’addetta/o (perlopiù donna non giovane: ovviamente sempre a loro gli incarichi più umili), che riceve richieste e denaro attraverso un sistema a cassetti dietro ad un vetro corazzato. Evidentemente costa meno del self-service totalmente automatico.

Comunque alla fine ho rinunciato sia all’albergo che a Lipsia: sono tornato sull’autobahn, per fermarmi poi a dormire nella prima stazione di servizio incontrata in direzione Dresda.

Ma in fondo il seccante contrattempo mi ha permesso di fare un tiro burlone alla mia fedele (si fa per dire) compagna di viaggio!

La ventiseienne ha passato la notte così con ...

[Nota importante: la signorina in questione ha una targa del 1985, con tanto di sigla della provincia in arancione (nel caso specifico la sigla è RO, visto che proviene da Lendinara). Chi non è esperto di targhe equivoca facilmente: alcuni pensano che RO stia per Roma, altri che stia per Romania. Mi è andata particolarmente bene due anni fa (c'è da precisare che non avevo ancora la regolare 'I' nera su ovale bianco): una multa per divieto di sosta - con tanto di copia olandese sul parabrezza - è stata mandata in…Romania! Ma capita anche di essere interpellato con frasi incomprensibili (quando pensano che sia rumeno), o con motti romaneschi (quando invece pensano che sia di quelle parti)].

...guardate che cosa!

La ghiotta occasione me l’hanno data due furgoni con targa rumena e la scritta ‘Romania Trans’, parcheggiati nell’area di sosta (rastplatz): nel buio si poteva pensare che fossero di un gruppo libertario, ed ho infilato la 26enne fra i due quatto quatto; così la mattina, la signorina ha scoperto di aver passato la notte vicino a dei giovani rumeni che acquistano (?) auto nei Paesi confinanti, tolgono loro le targhe e le rivendono in Romania. Naturalmente la notte non l’ho lasciata da sola.

Gli allegri trans rumeni cazzeggiano.

La mattina ho spiegato alla 26enne, come anticipato nel blog, che avrei sempre potuto scambiarla con la Polo Variant sul furgone, comunque quotata circa cinquecento EUR più di lei sul mercato – se non si comportava bene -. Credo che abbia capito; fatto sta che si è messa in moto subito, e mi ha portato spavalda e ronfante fino a casa senza perdere un colpo per altri 921 km (Lipsia – Monfalcone), nonostante le autostrade (!?!) boeme con le conseguenti, interminabili code, ed i nubifragi che ha subito dalle parti di Lienz (A). Io credo che volesse dimenticare il brutto incontro.

Restando su questioni legate ai veicoli (la 26enne si sente un po’ protagonista, e devo concederglielo), va detto che le tariffe dell’attraversamento in auto nei vari Paesi sono un po’ diverse; ad esempio:

1.In Italia, Croazia e Serbia non si paga per entrare nel Paese, ma si pagano le tratte
autostradali in base al percorso ed al tipo veicolo.
2.In Slovenia e nella Repubblica Ceca è nominalmente lo stesso, solo che l’autostrada si paga
su base temporale, ed è complicato non usarla. In realtà, quindi, è una tassa di passaggio.
3.In Austria si paga sia per il passaggio (su base temporale) che per le gallerie attraversate;
in compenso non si pagano le tratte autostradali.
4.In Belgio, Germania, Lussemburgo ed Olanda non si pagano né il passaggio, né le tratte
autostradali; anche in Francia è così, con l’eccezione di alcune autostrade.
5.In Svizzera si pagano sia l’ingresso – che costa quattro volte di più che negli altri Paesi (circa
40 EUR) – che le gallerie alpine, ma nella bella stagione si possono evitare.
6.In Bulgaria si paga solo l’ingresso (su base temporale), mentre le “autostrade” (!?!) sono
gratuite, nel senso più ampio della parola. Infatti si trova veramente di tutto: camion ex russi
a passo d’uomo avvolti in una coltre di fumo nero, ciclisti, motorini, e famiglie che fanno
merenda con tavoli e sedie a mo’ di “decor” sulla corsia d’emergenza, all’ombra di un albero.

In effetti – almeno nei Paesi che ho visitato in macchina – il concetto di gratuità dell’autostrada è più esteso nei paesi dell’est Europa: nella Repubblica Ceca circolano anche trattori agricoli e pedoni.
In quest’ultimo Paese, in particolare, la c.d. autostrada (dálnice) cambia spesso caratteristiche, passando da quattro corsie con spartitraffico, a stradine di montagna e/o di paesini, con le varie possibilità intermedie. Sempre comunque in mezzo a splendidi paesaggi con fitti boschi, campi e castelli sulle colline circostanti, che le frequenti code permettono di apprezzare in tutta calma.

Passaggio a livello da brivido nel bosco boemo.

Dai boschi ai lati della strada spunta di tutto: treni, ma anche spericolati raccoglitori di funghi; spericolati non tanto per il rischio di avvelenarsi con gli stessi, quanto per il fatto di attraversare un’autostrada a quattro corsie trafficata con il classico cestino sottobraccio ed il bastone.
Non per niente i segnali di pericolo, oltre al triangolo rosso con punto esclamativo e la scritta: Attenzione! (pozornost!), c’è anche il simbolo del pericolo di morte. Ma non quello comune (teschio su tibie incrociate), ma proprio quello della Morte, con tanto di cappuccio nero e falce minacciosa!

Purtroppo ci sono visioni molto meno folkloristiche. Ai margini dei boschi intorno ai paesi ci sono spesso ragazzine (all’apparenza minorenni): non raccolgono funghi ma aspettano di essere raccolte.

La bellezza del paesaggio è purtroppo spesso deturpata da orridi centri commerciali e/o giganteschi stabilimenti industriali di dubbia salubrità: ho visto anche una centrale nucleare ai margini della strada, alla periferia di un paesino. C’era anche un chiosco di verdure davanti! Nell’ex DDR – ad esempio – il paesaggio è molto simile, con meno zone boscose e più pianeggiante. Ma si viaggia spesso in mezzo a grandissimi impianti eolici, collocati in ampi spazi e lontani dagli abitati.
Ed in soli ventun anni dalla riunificazione delle due germanie, sono state completamente ricostruite città rase al suolo durante la guerra (come Lipsia e – soprattutto – Dresda), lasciate fino ad allora volutamente piene di macerie dal governo della DDR, in memoria dei bombardamenti alleati.

Grazie Ferru, ci si rivede al nord!!

Commenti (6) »

da Nord a Sud

Ritorno dalle vacanze passate in patria con la solita e irrinunciabile ricarica di affetto, amicizia e, ultimo ma non ultimo, di sole. I miei otto giorni a casa, in zona Monfalcone, sono stati infatti molto soleggiati e ho avuto la possibilità, organizzandomi per tempo, di incontrare tantissime persone. Si pensi che dalla precedente visita, ho preso l’abitudine di organizzare un’agenda per riuscire a vedere più persone care possibile. Chi mi conosce sa che non sono proprio tipo da agenda, ma sta funzionando molto bene. Unica pecca della mia strategia di programmazione sta nella distribuzione degli incontri, che vanno tutti a coincidere con i pasti principali. Non avendo a disposizione una casa tutta per me nei giorni di permanenza laggiù, sono ospite di mia madre nella mia spaziosa e ospitale cameretta piena di ricordi, va a finire che per quasi una settimana si va a mangiar fuori pranzo e cena (ad essere onesti anche un paio di colazioni). Così è effettivamente stato e alla fine ho portato a casa più chili che abbronzatura, o forse l’abbronzatura si vede di meno proprio per colpa della maggiore rotondità del soggetto. Un po’ come un palloncino, che da sgonfio è molto più scuro di come diventa una volta gonfiato. Ora tocca mettersi a dieta, ma è stato decisamente piacevole perciò non riesco a pentirmene, neanche volendo. È del resto un’ottima sensazione quella di poter entrare in un posto qualsiasi ed esser sicuri di trovare del cibo buono, senza dover scandagliare il menù per trovare qualcosa di commestibile o per lo meno non fritto, come invece avviene qui in Olanda.

Tornare verso casa per qualche giorno rimane sempre un viaggio bellissimo. Ogni volta che trascorro qualche giorno nei luoghi dove sono nato e cresciuto noto quanto quella terra, stata da sempre il mio Nord, sia sempre più il mio nuovo Sud. Lo è per il clima, una settimana con massime di 29-30° attorno a metà settembre, ma molto anche per il comportamento delle persone. Qualche divertente esempio? Ristoranti che sfacciatamente propongono il prezzo “con e senza ricevuta” (un buon 10% di sconto per il fortunato e complice avventore…e allo Stato penseremo un’altra volta!), pedoni che ti guardano come il messia se ti fermi per lasciarli passare sulle strisce pedonali e pedoni che investono mia nonna in bici perché cercano l’Orsa Maggiore in pieno giorno mentre attraversano la pista ciclabile (istituzione guardata ancora con sospetto dai guidatori di auto che, in nettissima maggioranza, snobbano i faticosi ed antiestetici mezzi a pedali). Mi accorgo però che in un attimo regredisco alla versione “automobilista incallito”, grazie all’automobile messami a disposizione 24/7 da mia mamma, e adoro girare tutte le strade del mandamento per vedere come sono cambiate o farle combaciare con quelle che ho impresso nella mente, se sono rimaste immutate.
Né ho detto di no allo sconto sul pranzo, l’occasione rende l’uomo ladro e qui al vero Nord mancano semplicemente le occasioni, vuoi perché se ti scoprono ad evadere sono più severi rispetto agli italiani, vuoi forse perché i servizi che lo Stato restituisce ai cittadini olandesi sono all’altezza delle imposte che vengono loro richieste. Non sono un economista, fatto sta che qui funziona e lì meno, è quindi inevitabile porsi delle domande.

Che bellezza il Carso e l’Isonzo, le montagne che stavolta ho visto solo all’orizzonte, il mare così vicino per farci un tuffo quando in città fa troppo caldo.
È proprio quest’ultimo che mi ha deluso: a Grado non ho mai amato fare il bagno a causa del tipico olezzo palustre e per la prevedibile ed interminabile camminata nel substrato melmoso: per bagnarsi la pancia si consideri una passeggiata “verso largo” di almeno 5 -8 minuti. Alternativamente è possibile distendersi sul fondo dopo soli 2 o 3 minuti di cammino, ma può risultare meno elegante. A Sistiana invece l’acqua diventa subito profonda, ma stavolta  si presentava ricoperta da bolle particolarmente (troppo) resistenti all’esplosione. Sembrava sapone, o forse qualcosa di più oleoso, in ogni caso un’esperienza a cui si poteva benissimo rinunciare. Lì ho dovuto fare il bagno, ma è stata più un’imposizione che un vero piacere. Spero sia qualcosa di passeggero.

Mi sono consolato con una visita ad un’osmiza (dallo sloveno osmica), locale tipico soprattutto del Carso triestino (ma anche delle province di Gorizia e di qualche zona della Slovenia e dell’Istria), dove si beve del buon vino accompagnato da salumi e formaggi, tutti prodotti dei contadini che la gestiscono, o comunque della zona. Mettici vicino un paio di amici di vecchia data ed è presto dimenticata la delusione del tuffo.

È ora di ricominciare a lavorare, qui l’autunno ha già preso il sopravvento e l’unica cosa estiva rimasta è stata la grandine di questo pomeriggio. Ma si preannuncia un autunno – inverno molto interessante, viste anche le novità che si profilano all’orizzonte, soprattutto per quel che riguarda il nostro probabile trasloco dalla casa che ci ha ospitato per più di due anni. Verso Amsterdam, più vicini a dove lavoriamo entrambi, o sempre ad Haarlem, poiché il primo amore non si scorda mai? Il tempo di ricevere il contratto firmato e sveleremo il mistero!

|Ste|

Commenti (4) »

Het mooie Haarlem

[La bella Haarlem]

Perché non parlare della bella città che ci ospita, di cui ci innamorammo quasi subito 2 anni e mezzo fa?
Non solo è bella, interessante da visitare e piacevole da vivere, ma è anche culturalmente frizzante.

Chi l’ha già visitata, non si sarà perso il museo più antico dei Paesi Bassi, Teylers museum (http://www.teylersmuseum.eu/). Si trova sullo Spaarne, il grande canale che scorre parallelo alla città.
I più curiosi avranno notato le hofjes (letteralmente ospizi), delle corti sui cui giardini affacciano delle piccole case in fila, disposte su uno o più lati del giardino. Ad Haarlem se ne trovano una ventina.
Il nome è dato dalla destinazione d’uso che avevano questi luoghi quando vennero costruiti (tra il 1600 e il 1700 circa): erano delle abitazioni sicure per le donne anziane e sole; a loro veniva garantita l’autonomia e ci si faceva forza dell’abitare collettivamente.
Negli anni la destinazione delle hofjes è cambiata, ora se ne trovano alcune anche in vendita, ma la possibilità di abitarne una è abbastanza remota, soprattutto per una non olandese..
Come molte città olandesi, anche Haarlem possiede diversi parchi ed è complessivamente molto verde e vivibile, nonostante i suoi poco meno di 150 mila abitanti (Wikipedia, 2010).

Gli amanti del blog ricorderanno l’appuntamento annuale con il Bloemen Corso, il festival dei carri floreali, ogni anno bellissimo e profumatissimo.
E per gli appassionati di jazz che ancora non lo sapessero, una volta all’anno la città diventa Haarlem Jazz Stad, la città del jazz (http://haarlemjazzstad.nl/).
Dato che quest’anno eravamo qui, per una sera ci siamo immersi nella folla che occupava tutto il centro cittadino: c’era un gruppo che suonava praticamente ad ogni angolo. Straordinario!

|Aria|

Commenti (2) »

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 43 other followers