Archivio per trasferirsi in Olanda

De tweede verhuizing

[Il secondo trasloco]

Sto vivendo in un frullatore. Tra il trasloco al piano superiore e il nuovo lavoro, non capisco più dove mi trovo e cosa sto facendo. Non sono ancora arrivata al punto di spostare i mobili in ufficio, ma secondo me manca poco.
I nostri ex vicini se ne sono andati a ridosso del tempo limite: nel pomeriggio della nostra entrata in casa ‘nuova’; dato che ci hanno lasciato la connessione ad internet, un armadio senza ante e il fornello a gas, abbiamo deciso di non fare storie. Abbiamo quindi iniziato a spostare/comprare/montare/smontare i mobili il giorno successivo.

La maggior parte delle persone pensa che traslocare da un piano all’altro sia cosa facile; lo è sicuramente più che spostarsi di alcuni chilometri (non si deve noleggiare un furgone, non ci sono limiti di tempo, …), ma rimane pur sempre un trasloco! Nel nostro caso si svolge solamente la sera, di ritorno dal lavoro, e nei fine settimana; manca quindi il tempo per metabolizzare quello che sta accadendo, anche perché è successo tutto piuttosto in fretta.
Per fortuna, il papiño ci ha aiutato molto: ci ha portato un sacco di cose da mangiare, ha preparato cene e pranzi da portarci al lavoro, abbiamo caricato la ventiseienne con frigo, tavolo, sedie, hanno (Ste con la ‘supervisione’ del papiño) smontato e montato tutti i mobili necessari. Insomma, ci siamo tutti stancati per bene!

Inoltre, per noi che siamo rimasti (il papiño è ripartito alla volta dell’Italia qualche giorno fa), la fatica non è ancora finita. Dopo aver spostato il mobilio più ingombrante, speriamo di terminare il trasloco entro questo fine settimana, per poter finalmente vivere su un piano solo.

|Aria|

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L’autunno caldo

La prima cosa che voglio fare è augurare buona vita alla bellissima Carla Nour e fare tanti complimenti al papà e soprattutto alla super mamma. Un abbraccio forte alla famigliola da tutti noi, qui al nord.

Per chi avesse dei dubbi, l’autunno meteorologico inizia il 23 settembre; secondo la mia agendina olandese, quest’anno è iniziato alle 11:04 (sempre precisi, questi olandesi). Come è noto, la stagione autunnale porta temperature più basse e pioggia, soprattutto nel Nord si penserà. E invece, a sorpresa dopo un’estate che chiamiamo così per generosità, il primo giorno di autunno ci ha regalato per diverse ore uno strascico di vera estate, con sole, temperatura mite e il cielo quasi terso. Constato con piacere che questo strano meteo sembra perdurare anche nei giorni successivi, ma so per esperienza che non durerà molto.

I lettori più attenti si staranno mangiando le mani pensando alla nostra ‘nuova’ casa..
Possiamo soddisfare qualche curiosità, ora che siamo effettivamente in possesso di un contratto.
Le ricerche condotte dalla sottoscritta durante l’estate non hanno portato a nulla: gli affitti erano troppo alti, oppure le nostre entrate non ci permettevano di poter affittare una casa più grande, ma pur sempre vicina alla stazione dei treni (dovendo raggiungere Amsterdam ogni mattina, il treno è necessario e piacevole). Insomma, tanto lavoro per nulla.
Poi, qualche settimana fa, abbiamo incontrato la nostra attuale vicina del piano di sopra, che ci ha avvisato del loro trasloco: hanno comprato una casa e se ne vanno dall’attuale alla fine del mese. È bastato un attimo a Ste e a me per capire che questa poteva essere l’occasione d’oro: ho personalmente inviato una mail al padrone di casa chiedendogli se fosse possibile affittare anche il piano superiore. Dopo una chiacchierata abbiamo raggiunto l’accordo e dopo un paio di settimane il contratto è stato firmato.
Se già questa notizia vi ha steso, occhio alla prossima: il nostro futuro ‘vicino di casa’ sarà il papiño. Il modo migliore per provare a vivere fuori dal proprio stato è avere qualcuno vicino; se poi parliamo del fatto di avere il papiño alla porta accanto, sono già emozionata. Il suo trasloco è previsto entro la fine dell’anno, dopo qualche viaggio per portare al nord le cose più care; il nostro (al piano di sopra) dovrebbe iniziare tra una settimana, se le energie ce lo permetteranno.

|Aria|

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terra, nuvole, cielo

Ci sono anch’io, dopo qualche giorno (settimana) di assenza dagli schermi di questo blog. Dovuta per lo più alla pigrizia, ma anche dalla visita di due amici venuti qui al Nord attraversando l’Europa in automobile.
Devo dire che mi manca il viaggio in macchina dall’Italia a qui. Mi manca non perché l’abbia già fatto, manca proprio dalle mie esperienze e mi sono promesso di farlo prima o poi.
Credo che completerebbe la mia esperienza qui in Olanda, perché mi è sempre mancato il collegamento spaziale tra il posto da cui sono partito e il luogo in cui da due anni e mezzo esatti vivo e lavoro. Ho sempre viaggiato con l’aereo per muovermi tra Italia e Olanda e prendere l’aereo non mi dà l’idea chiara dello spazio.

So che entro in un edificio blindato dove perquisiscono me e il mio bagaglio (in attesa della scansione della retina), mi metto in fila diverse volte, fisso un tabellone attendendo un orario che conosco già da qualche settimana, faccio ancora una volta la fila; questa volta per attraversare un cunicolo rotondeggiante in stile Star Trek, che mi rilascia all’interno di quello che so essere un aereo.
Poi cerco il mio posto, mi siedo, attendo il decollo, lo temo un po’ perché ho letto un Focus o un Newton di troppo, magari proprio lo speciale estivo sulle sciagure aeree..

Questa, con il tempo sempre più lieve, paura di volare mi porta a fare le veci di un ipotetico terzo pilota: sono attentissimo ai giri del motore, ad ogni rumore che non mi aspetto (avessi poi le conoscenze per giudicarli, i rumori), ad ogni impercettibile odore di carburante.
Poi arrivano le nuvole e non succede più nulla. Seguono una o più ore, che di solito trascorro dormendo, poi si passa nuovamente attraverso le nuvole e la sequenza si ripete uguale e contraria rispetto al decollo.
La destinazione può essere Amsterdam, Trieste o Madrid, che il viaggio rimane lo stesso se non per la durata della fase di crociera. Il mio cervello considera l’aereo come una sorta di teletrasporto, piuttosto lento rispetto ai migliori film di fantascienza ma concettualmente simile:

Terra, nuvole, cielo, nuvole, terra.

Poco tempo e poca importanza al percorso, che avviene attraverso la trasparenza azzurra dell’aria, dove non ci sono indicazioni, scenari, persone, vite accanto alle quali passare. La mancanza di questi dettagli non mi permette di collegare razionalmente il posto in cui mi trovo e quello dove ho vissuto per una vita.
Mi sembra quasi che l’aereo sia per forza un collegamento tra le due realtà e mi fa strano pensare che se, per assurdo, camminassi verso sud un chilometro dopo l’altro, arriverei sulla stessa strada che percorrevo per andare a scuola, piuttosto che a casa di un vecchio amico.
Questo per dire che devo organizzare una traversata “Europe coast to coast“, per colmare il vuoto con l’esperienza.
Se ci sono dei volontari automuniti, sappiano che mi rifiuterei comunque di fare la strada senza fermarmi fuori a dormire almeno una notte, probabilmente in Germania, a differenza di quasi tutti gli ospiti venuti su in automobile che hanno optato per la modalità “tutta una tirata”.

E chissà cosa ne pensa il mio omonimo Stefano delle 24 ore di volo che dividono l’Italia dall’Australia, posto dove ora vive. L’ho conosciuto sul web tramite il suo viviallestero.com.
Da pochi giorni è online sul suo sito  l’intervista fattami per presentare il nostro blog ai lettori, ed essere assieme agli altri bloggers un possibile riferimento per italiani che vogliono tentare la fuga.

|Ste|

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Lingua e cultura

Un paio di anni fa, in un ristorante ad Haarlem, mi capitò di incontrare una donna inglese che parlava anche olandese.
Scambiammo qualche chiacchiera sulla difficoltà di imparare l’olandese, in quanto lingua piuttosto complessa anche nella pronuncia, ma anche perché per vivere nelle città olandesi è sufficiente l’inglese.
Volendo impararlo a tutti i costi, secondo la donna inglese, ci si impiegava un paio d’anni.

È vero che un olandese conosce l’inglese mediamente molto meglio di un italiano.
A scuola iniziano presto ad insegnarlo ai bambini (intorno ai 5 anni) e tutti i programmi televisivi, i film al cinema, vengono trasmessi in lingua originale con i sottotitoli in olandese. Alcune lezioni universitarie (la maggior parte, mi dicono, ma devo verificare) si svolgono direttamente in inglese.
Piuttosto conseguente quindi, che la maggior parte della popolazione olandese parli inglese. Certo, in un paesino di qualche centinaio di anziani, magari non parleranno un inglese fluente, ma nelle città lo parlano praticamente tutti, dai bambini ai nonni.

Noi siamo qui da più di 2 anni. All’attivo ho 2 corsi di olandese interamente frequentati, mi interesso parzialmente di politica e cultura olandese, cerco di capire come funziona il sistema sociale/fiscale, ma comunque non parlo ancora bene l’olandese. Devo ammettere (e mi sembra già chiaro) che non ho dedicato le mie energie completamente allo studio dell’olandese; chissà, magari facendo così, ora scriverei anche questo blog in olandese..

Fino all’anno scorso (con strascischi anche quest’anno), le municipalità più grandi offrivano dei corsi di integrazione e lingua olandese, della durata di 1 anno con cadenza fino a 3 volte per settimana, gratuiti, per gli stranieri. Erano corsi molto validi e venivano riconosciuti da tutte le istituzioni olandesi.
Dopo che il governo è cambiato, poco più di un anno fa, gli stessi corsi sono diventati a pagamento (circa 7 mila Euro).
Probabilmente, secondo l’attuale governo, è facile che un emigrato volenteroso abbia a disposizione una cifra del genere.

|Aria|

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Le feste degli Expat

La Pasqua è una delle  ricorrenze che Ste ed io passiamo lontano dalle rispettive famiglie, forse anche per onorare il famosissimo detto. Capita abbastanza spesso agli Expat (abbreviazione di un termine inglese, credo, expatriate, appunto espatriato) di non essere nella loro terra d’origine quando lo vorrebbero. Per la distanza, per la mancanza di mezzi, di tempo, di soldi, capita di frequente anche agli studenti lontani da casa di non riuscire a raggiungere i propri cari per le festività, o per le ricorrenze.

In qualunque caso, e con un po’ di fortuna, di solito c’è qualcuno nella cerchia di conoscenze locali che ‘supplisce’ all’impossibilità di spostamento per l’expat e che riesce a coinvolgerlo in un’atmosfera di festa tra amici.
Nel nostro caso, la scorsa Pasqua, la nostra conoscenza è stata Tesoro (mi raccomando, con entrambe le ‘o’ chiuse, per valorizzare la sua origine). Non so in quanto tempo e come siano riusciti, lei e il suo compagno, ad organizzare una Pasqua multietnica, con menù da leccarsi i baffi. Rimanendo primariamente sull’italiano, abbiamo anche assaggiato piatti comuni olandesi. In una giornata soleggiata e calda, in un giardino spazioso, con una compagnia mista ed eterogenea e molto piacevole, è stato davvero bello: la nostra Pasqua alternativa da expat!!

La nostra allegria, ma forse di più il profumino di grigliata di carne che esalava dal barbecue in giardino, ci hanno resi l’oggetto della curiosità dei gatti dei vicini.


Per dovere di cronaca, il micio che sembra ‘in ghigliottina’ in terrazzo si è messo da solo in quella posizione e, vista la durata della permanenza, direi che stava anche comodo!!

Da ‘olandesi in fieri‘, ogni anno dobbiamo festeggiare il Koninginnedag (la festa della Regina, 30 aprile).
Di solito viene un gruppo di ‘fieri sostenitori della Regina’, nonché amici di Ste, per festeggiarla tutti insieme (oltre alle migliaia di persone che si trovano ovunque in quella giornata).
Anche quest’anno cercheremo di mantenere la tradizione..

|Aria|

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il dottore

Dopo più di due anni da olandese, è arrivato anche per me il momento di cercare un dottore. Fortunatamente non per vera necessità, ma per un controllo di routine. Sono entrato nel sito dell’assicurazione medica, che pago profumatamente ogni mese, stante la sua obbligatorietà, e ho cercato i possibili candidati a diventare il mio medico di base.
Inserito il “postcode”, l’italiano CAP, che in Olanda cambia da via in via, compaiono sulla mappa una decina di ambulatori. Scelgo i più vicini a casa, segno l’indirizzo e vado a presentarmi. Entrambi sono in ferie in quel periodo, così, dopo essere ritornato a casa per cercare un terzo posto, mi sono presentato presso un ambulatorio con vista sul canale del lungo parco di Kleverpark.
Ho compilato un modulo e ho fissato un appuntamento con il dottore per l’inizio della settimana successiva.

Arrivato all’appuntamento con 2 minuti di anticipo, non faccio nemmeno in tempo a sedermi che è il mio turno. Il dottore è magro, alto e baffuto, coi tratti somatici identici a quelli dei dottori raffigurati nelle illustrazioni dei libri per bambini, o di quelli per imparare le lingue. Entrato nel suo ambulatorio, ammetto subito che non sono in grado di parlare bene l’olandese. Il medico mi interrompe e mi dice serio “io però non parlo il polacco”. Avrei potuto a quel punto esternare a mia volta la mia ignoranza sulla lingua turca, ma ho deciso di non perdere tempo e ho impostato il medico in modalità “inglese”. Per capire il più possibile.
Il tizio si stupisce quando gli dico che non sono polacco ma italiano: “sarà per il cognome”, si giustifica. Non si perde d’animo però e, con strano accento ma con conoscenza del mezzo, mi chiede “Di quale cità?“. Rispondo “in Friuli Venezia Giulia, vicino a Trieste” e lui “sto legendo un libbro di Ippolìto Niefvo“. La curiosità degli olandesi mi lascia spesso e piacevolmente colpito.

Mi chiede perché sono lì e gli dico che non c’è un motivo, vorrei fare delle analisi del sangue di routine. Aggiungo che sono più di due anni che non le faccio. Mi guarda un po’ stranito sorridendo e mi dice: “se vuoi ti posso dire tutti i comportamenti da tenere per evitare disturbi al sistema cardiovascolare..“. Lo interrompo dicendogli che non voglio la paternale ma le analisi, e tiro fuori il jolly: la mamma. Quando sente questa parola si ferma, ridacchia tra sé e sé e si lascia andare ad un’improbabile imitazione di mia madre mentre mi chiede di fare le analisi. Fatto sta che dopo la prima battuta si gira verso il pc e inizia a digitare: ha funzionato.
Dalla stampante esce un foglio che dovrò consegnare direttamente alla persona incaricata del prelievo. Posso fare l‘esame in uno degli 8 posti sparsi per Haarlem; i risultati verranno spediti elettronicamente al simpatico dottore il giorno successivo.
Tutto si svolge come previsto al momento del prelievo (ho scelto un laboratorio a sud del centro) e anche al successivo appuntamento con il dottore per la lettura dei risultati: il pupo è sano come un pesce. Per dovere di cronaca, e per aggiungere qualche informazione utile, posso segnalare che ad oggi non mi è arrivato nessun conto da pagare per questa prestazione, ma potrei ancora esser smentito dall’estratto conto del prossimo mese. Vi saprò dire.
|Ste|

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Una giornata di pioggia

Altro che ‘prove tecniche di inverno’, qui siamo nel pieno dell’autunno, piovoso come non ricordavo.

Dopo la partenza all’alba del papiño e quindi un inizio decisamente difficile, convinco Ste a fare il cambio della bici (la Gazelle era stata trasferita ad Haarlem per il papiño, mentre Ste usava la propria bici per gli spostamenti ad Amsterdam) in giornata. Per portare la bici sul treno è necessario comprare un biglietto apposito, giornaliero, valido per tutti gli spostamenti del mezzo.
Ste diligentemente compra il biglietto e alle 8:05 siamo tutti e tre sulla banchina in attesa del treno un minuto dopo; come al solito ci sono tantissimi passeggeri in attesa e ci chiediamo come riusciremo a stare noi e bici sul treno. In quel momento la dura verità: Ste si ricorda che non è permesso portare la bici sul treno prima delle 9:00. Piano saltato.
Presto le mie chiavi (tutte, anche quella del lucchetto di cui altrimenti sarebbe sprovvista la Gazelle) a Ste per permettergli di chiudere la bici fuori dalla stazione di Haarlem; lui prenderà il treno successivo.

Durante tutto il giorno mi dimentico di richiedere le chiavi e mi accorgo di non averle con me solo in stazione ad Amsterdam.
Decido quindi di trascorrere un po’ di tempo all’Ikea (la fermata prima di Haarlem, tornando a casa), dato che piove finemente ma in modo insistente ed io non ho nemmeno un ombrello con me.
Arrivo ad Haarlem e continua a piovere; mi riparo dove capita e maledico gli olandesi che non usano le tettoie. Avranno dei buoni motivi, ma almeno sono utili per ripararsi; e qui piove spesso, se non lo sapete.
Mi spingo fino a casa sperando che almeno i vicini ci siano. Niente da fare. Mi ritrovo sotto la pioggia battente, appoggiata al muro esterno d’angolo perché è più riparato, chiedendomi dove posso andare e come, dato che non accenna a smettere.

Mi guardo in giro e penso che vorrei stare da un’altra parte, in un posto caldo e asciutto.. Perché sono venuta proprio qui dove piove così spesso? Non potevamo scegliere uno Stato climaticamente più invitante?
Mi muovo in direzione della stazione in attesa che Ste torni dal lavoro, bloccato anche lui in ufficio dalla pioggia.
Mi prendo un té caldo al chiosco della stazione sulla banchina centrale e mi siedo su una delle belle panchine; dietro di me c’è una delle vecchie sale d’attesa riadattata a sala da ballo. In quel momento iniziano le consuete lezioni di salsa, così mi posso godere un bello spettacolo con gli occhi e le orecchie.

Finalmente arriva Ste e possiamo tornare, entrambi ancora umidicci, a casa.

|Aria|

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Una strana proposta

Tra la posta ho trovato una lettera dell’assicurazione sanitaria indirizzata a me. Da quando abbiamo stipulato l’assicurazione sanitaria, non ho ricevuto comunicazioni via posta se non per confermarmi l’avvenuta iscrizione; abbastanza strano quindi ricevere questa lettera. Chissà perché ho subito pensato che mi chiedessero dei soldi (il solito pregiudizio tipicamente italiano..?). In un certo senso era vero.

Non ho voluto approfondire l’intero contenuto della lettera, ma la sostanza era che mi offrivano gentilmente di usufruire di una speciale ‘promozione’, con una piccola aggiunta alla solita quota mensile, per riservarmi la cremazione.
Ora, io posso capire che ciascuno ha il proprio lavoro e deve essere rispettato, ma è così difficile attendere l’evolversi degli eventi senza precederli forzatamente?!
Sarà perché ho trent’anni, ma non mi sono ancora posta la questione di come o dove essere sepolta. E i simpatici signori dell’assicurazione sanno benissimo la mia età.. Gentilezza? Zelo? Crisi delle cremazioni?

|Aria|

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il ritorno della bici

L’inverno sembra definitivamente finito, abbiamo addirittura avuto qualche giorno da 18 gradi, incredibile. Ora siamo sui 10 e comunque ci lamentiamo meno di un anno fa, dopo i 2 mesi abbondanti passati quasi ininterrottamente sotto lo zero appena conclusi. L’inverno olandese mi ha provato un bel po’, soprattutto per la forma fisica. La neve quasi perenne non è stata di aiuto per la bici, ma si è resa complice dello stomaco che con la scusa del freddo si sentiva autorizzato a lavorare comunque a pieno regime, se non di più. Così ho preso l’occasione al volo e mi sono fatto l’iscrizione a OV-fiets: 10 € all’anno di abbonamento per una tessera che permette di noleggiare una bici in uno dei 200 punti sparsi in tutti i Paesi Bassi. Essendo un servizio in collaborazione con NS, la principale compagnia ferroviaria olandese, in ogni stazione c’è la possibilità di noleggiare una bicicletta blu.

traghetto in arrivo a Ijplein

Nelle stazioni medie e grandi con l’operatore che scansiona la chiave della bici e la tessera (e dove si può avere un po’ di assistenza per gonfiare una gomma o per piccole riparazioni), mentre nelle stazioni molto piccole le bici si trovano all’interno di gabbie monoposto, che si aprono inserendo la propria tessera e digitando il codice PIN. 20 ore di noleggio costano 2 euro e 85 centesimi. E, grazie al pensiero sociale degli olandesi, con una tessera si possono noleggiare due biciclette. Calcolando che spendo 2,66 € ad andare e tornare dalla stazione centrale di A’dam con il bus, ho provato a vedere se fosse possibile raggiungere il lavoro in bicicletta, per respirare un po’ di natura la mattina e per contrastare lo stomaco di cui sopra.
Così, dopo qualche click sui siti giusti ho trovato la via ideale per raggiungere il lavoro dalla stazione. E da lunedì scorso sono diventato un pendolare da traghetto, perché salgo su un piccola imbarcazione gratuita piena di bici e persone che lavorano ad Amsterdam Noord, ovvero sopra il corso d’acqua che costeggia la stazione.
Cinque minuti a galleggiare, poi si apre il portellone e tutti insieme ci riversiamo sul porticciolo, per poi partire sulla pista ciclabile alla volta delle varie destinazioni di ciascuno. Molto comodo e con frequenza molto alta, come di consuetudine: un traghetto ogni dieci minuti negli orari di punta. Così ora Arianna va in bus e io cerco di arrivare prima con bici e barca. E ogni tanto l’ho convinta (e la convincerò ancora se il bel tempo sarà complice) a seguirmi per goderci un po’ delle luminose serate olandesi pedalando nei parchi ancora da scoprire di Amsterdam Noord.

|Ste|

Qui sotto qualche link per trovare i percorsi ad Amsterdam e in tutti i Paesi Bassi, visto che Google Maps ancora non permette di farlo e sono diventato un po’ scemo a cercare un’alternativa locale.

http://www.routecraft.com/rlfplannernl | in inglese e olandese, ma solo per indirizzi di Amsterdam città

http://www.fietsersbond.nl/urlsearchresults.asp?itemnumber=15541 | solo in olandese, ma comprendente sia i percorsi verdi, quindi panoramici, sia quelli rossi, che collegano due punti con la minor distanza

http://route.anwb.nl/routeplanner/ | tutto in olandese ma molto semplice. Per le bici deselezionare “auto” e selezionare “fiests” (bici)

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Un anno olandese

È ufficiale, da quando Ste ed io partimmo alla volta dell’Olanda è passato un anno.

Non credo di essere l’unica a ricordare il giorno della partenza. I nostri amici e parenti avevano organizzato un pulmino/navetta, con uno di loro come autista, che ci portasse all’aeroporto, quindi la mattina di buon’ora caricammo sul mezzo persone e bagagli (2 valigie ben cariche più altrettanti ed altrettanto carichi bagagli a mano).
Per pranzo si unì al gruppetto (eravamo in 8) un altro amico approfittando della sua pausa di lavoro. Poi le foto ricordo e via verso la destinazione finale.
Arrivammo all’aeroporto con buon anticipo e, imbarcate le pesanti valigie (fortunatamente superavano di poco il peso previsto per 2 persone), attendemmo la chiamata per l’imbarco, tra risa, chiacchiere e qualche lacrima per il prossimo distacco.
Ricordo l’emozione di vedere tutti lì con noi e per noi, la trepidazione dell’imminente viaggio di sola andata, la paura vera del futuro più prossimo, “la sensazione di (leggera) follia” della nostra scelta.
Il volo fu più lento dei precedenti, o almeno questa fu la mia impressione.
Arrivammo ad Amsterdam città nel tardo pomeriggio, era già buio e piovigginava. Dopo aver capito come arrivare alla dimora che ci avrebbe ospitato per i primi giorni (SuperSte aveva prenotato uno splendido appartamentino al piano superiore di quello della proprietaria di casa), prendemmo un tram, seguimmo qualche indicazione gentilmente ricevuta ed arrivammo dalla nostra ospite, stanchi e un po’ stravolti.
Dopo una breve rinfrescata, uscimmo per andare a mangiare, riprendendo un po’ confidenza con l’affascinante sera di Amsterdam. Al rientro nella nostra casa ‘da 5 giorni’ eravamo contenti ed impauriti poco meno di qualche ora prima, ma eravamo consapevoli di aver dato inizio alla nostra avventura olandese.

Da quella sera è passato un anno, vissuto intensamente ogni giorno, alla ricerca di tutto partendo da zero, anzi no, da ‘due’. Sono proprio soddisfatta di quest’anno, di quello che ho e abbiamo raggiunto, perfettamente consapevole del significato di ogni risultato. Devo ringraziare tutti quelli che ci hanno sostenuto in tutti i modi possibili e non, ma in particolare devo ringraziare Ste, quella parte di ‘due’ senza la quale nulla di tutto questo ci sarebbe. Io sì, ma non sarei nemmeno simpatica!!

|Aria|

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