Archivio per politica

turisti e coffeeshop

Fino ad oggi l’argomento marijuana non era stato affrontato su questo blog, per non rafforzare ulteriormente il binomio erba – Olanda. Ma visto che negli ultimi tempi ho sia letto che sentito molte notizie (si veda, per esempio, l’articolo apparso su repubblica.it), riguardo le future restrizioni dei coffeeshop per i non residenti, ecco gli aggiornamenti dal nostro avamposto.

Nella capitale dei Paesi Bassi si è respirata sempre, almeno dagli anni ’70, un’atmosfera di libertà mista a trasgressione, grazie a coffeeshop e quartieri a luci rosse: due soluzioni a questioni che hanno interessato e coinvolto molte generazioni.
Il proibizionismo e la lotta contro la prostituzione hanno trovano un’isola di pace nel paese dei tulipani: nelle vetrine di determinati quartieri, nella capitale e non, illuminate da neon rossi fanno mostra di sé giovani (ma non solo) prostitute. È il lavoro più antico del mondo ma qui viene fatto a regola d’arte: controlli sanitari, protezione da aggressioni e tasse come per i professionisti di più canonici settori.
Allo stesso modo sono tipici dei Paesi Bassi i coffeeshop, bar che non servono alcolici ma succhi di frutta ed erba di ottima qualità, oppure hashish d’importazione per tutti i gusti.
Ci sono però regole anche qui: non è permesso l’accesso ai minorenni e non deve trovarsi all’interno dell’edificio più di mezzo chilogrammo di “prodotto”. Tenere in piedi questa tradizione, che ha le sue origini nel 1972 quando venne tollerata la presenza del primo coffeeshop (il Mellow Yellow), non è facile soprattutto dal momento che i Paesi Bassi devono tener conto dei pareri della Comunità Europea. E, come è ben noto, la legalizzazione delle droghe leggere non ha finora trovato terreno fertile in molti stati (nemmeno in Olanda la marijuana è legale, ma il possesso per uso personale e la vendita con licenza sono depenalizzati).
Quindi sono iniziate le leggi per mantenere la sostanza, ma per dare un ritocco alla forma.
Qualche anno fa, quando la legge contro il tabacco iniziò ad essere ratificata dai vari stati europei tra cui l’Olanda, sembrava che moltissimi coffeeshop sarebbero stati chiusi, poiché nel decreto si specificava che nei locali pubblici “la zona riservata ai fumatori, ove presente, deve essere più piccola rispetto a quella per non fumatori”. Applicando alla lettera ciò, la maggior parte dei locali dove si vendono derivati della cannabis sarebbe stata chiusa perché spesso questi esercizi sono talmente piccoli da non permettere la divisione in due parti. È conseguentemente iniziata la corsa al “rinnovo locali”, e molti gestori di coffeeshop si sono dati da fare per creare stanze fumatori e ambienti tobacco-free. I più “furbi” non hanno adeguato di molto i locali e hanno atteso il passare di qualche mese, fino a che i controlli si sono ridotti e si è ritornato a fumare in tutti il locali senza troppe distinzioni.
Anche perché, ironia della sorte (o ironia dell’Olanda), la legge contro il fumo è stata interpretata da qualche vispo membro del governo. Me lo sono sempre immaginato chino sui libri alla ricerca di un cavillo finché…EUREKA! La legge parla di “tabacco”, quindi basta fumare senza tabacco! L’idea non era male, ma non deve aver preso troppo piede poiché fumarsi una canna di succosa erba olandese senza nemmeno mischiarla con del tabacco è un’esperienza che può sfiorare il mistico; soprattutto per i turisti “al primo tiro”, ma anche per quelli un po’ più navigati, non dev’essere una passeggiata.
L’alternativa agli spinelli “puri” è costituita da un sostituto del tabacco fornito dal locale gratuitamente e consiste in rametti e foglie di altre piante. Qualcuno sostiene che siano derivati della pianta maschile della marijuana (la quale contiene percentuali bassissime di principio attivo), fatto sta che sembra di fumare del tè e quindi praticamente nessuno lo usa. Alla fine questa legge ha portato solo qualche depuratore d’aria in più nei locali e l’invito a nascondere i pacchetti di sigarette come se fossero queste ad essere divenute illegali.
Un’altra legge che ha fatto qualche vittima tra i proprietari di licenza è quella che impone una zona franca attorno alle scuole, 300 metri di raggio dentro cui non possono stare i coffeeshop. Chi era più vicino si è spostato, oppure ha chiuso.

Con il numero dei coffeeshop dimezzato rispetto a qualche anno fa, vuoi per l’intervento dell’Europa, vuoi per mano di questo o quel partito, non ha però accennato a diminuire il flusso turistico di giovani ragazzi (soprattutto italiani e spagnoli) che arrivano in branchi e si dividono tra vetrine e canapai non risparmiandosi in schiamazzi che nei loro paesi d’origine sono la norma, mentre qui risaltano molto poiché in contrasto con il quieto rispetto che vige nei luoghi pubblici olandesi.
Da quando, negli anni ’90, i turisti hanno cominciato ad arrivare in massa ad Amsterdam, i cittadini della capitale convivono con questi chiassosi sciami umani in tenuta e spirito da vacanza. Qualcuno si dev’essere stufato, oppure sono tutte decisioni prese dall’alto, non so.
Qualcuno mi ha detto che dev’essere una conseguenza del fatto che i canali del centro di Amsterdam sono diventati patrimonio dell’Unesco e ora il comune intenda dare il benvenuto a certi turisti più che ad altri. Fatto sta che è in arrivo la nuova legge sui coffeeshop olandesi: i locali diventano club con un massimo di 2000 iscritti ciascuno. Per ottenere la tessera (il nome sarà wietpas, letteralmente “il pass per l’erba”), bisogna dimostrare di risiedere sul territorio olandese. Senza tessera non si entra.
A Maastricht la sperimentazione è già iniziata da qualche mese.
Toccherà da maggio 2012 (sebbene data prevista fosse 1.1.12) alle province di Noord Brabant, Limburg e Zeeland.
Da gennaio 2013, salvo rinvii e se la sperimentazione avrà dato esito positivo, la legge sarà estesa a tutto il paese.

Cosa succederà poi è tutto da vedere, di sicuro sono già in molti a protestare. Non sono solo i rivenditori di droghe leggere a temere di vedere decimati gli introiti, ma anche tutto il settore turistico che vedrebbe un crollo sostanzioso dei clienti, visto che anche i quartieri a luci rosse sono stati già ridimensionati negli ultimi anni. Le previsioni, a livello economico, sono abbastanza funeste. Il guadagno nell’immagine dell’Olanda nel mondo forse avrà qualche miglioramento presso i benpensanti, ma le casse dello Stato subiranno un danno non da poco e, soprattutto in tempi di crisi, non si pensa col cuore ma col portafogli.
Vedremo che succederà. Per quel che riguarda Amsterdam..finché non vedo non credo.

|Ste|

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Il giorno della liberazione

C’eravamo anche noi, la sera di sabato 12 novembre (scorso). Dalla nostra postazione multimediale nella fredda Olanda, abbiamo seguito trepidanti il susseguirsi degli eventi in Piazza del Quirinale a Roma, fino al fatidico annuncio: si è dimesso (con il ritardo che contraddistingue i menefreghisti o gli egocentrici).
Una sensazione di felicità ci ha unito a tutti coloro che vedevamo gioire, cantare, suonare.
In tanti speravamo che accadesse, ma siamo rimasti felicemente stupiti. Ancor di più nel vedere la partecipazione popolare al tanto atteso momento.
Alle finestre della nostra casetta olandese abbiamo appeso delle bandierine italiane per l’occasione.

Certo, l’Italia rimane un paese in grave crisi economica e politica, nonché culturale e sociale. Ma da qualche parte si deve pur cominciare.
Probabilmente eravamo arrivati al fondo (che qualcuno percepiva già qualche anno fa), senza una prospettiva di cambiamento all’orizzonte.
Non necessariamente quello che succederà in Italia sarà la migliore soluzione, ma almeno spero che per qualche tempo sentiremo parlare delle possibili soluzioni ai problemi degli italiani, della maggior parte di loro, intendo.

Forse ci siamo liberati dello psiconano, ma i sostenitori del suo modus operandi rimangono molti.
Buon lavoro a tutti quelli che vogliono salvare l’Italia!

|Aria & Ste|

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visite e costruzioni

È da qualche giorno che non trovo il tempo di scrivere, la settimana passata è stata molto intensa. Dopo la partenza dei nostri amici Manuel ed Elisa la settimana scorsa, venerdì è tornato a trovarci Marco, questa volta perché abbiamo deciso di regalargli il volo Venezia Amsterdam per il suo trentesimo compleanno. È stato qui 5 giorni, ed abbiamo vissuto molto intensamente la sua visita, girovagando per Haarlem e Amsterdam. Ma anche per l’Olanda intera, visto che sabato siamo stati a cena da Pietro a Tilburg, a due ore e mezza di treno da qui. Siamo stati ospiti per una cena italianissima tra una pasta alla boscaiola e dei baci di dama fatti insieme nel dopocena e consumati appena pronti, attorno a mezzanotte.

Ad Amsterdam, il lunedì, abbiamo pranzato a cheeseburger e club sandwich per trovare le energie sufficienti a perderci con la bici prima sui canali del Jordaan, poi nel sempre maestoso e vivente Vondelpark, per poi ripartire al calar del sole verso Waterlooplein, tra i mercatini delle pulci all’aperto e i negozietti di design o semplicemente di cianfrusaglie. Stavamo anche per comperare una stampa della locandina del primo James Bond, Licenza di uccidere. Marco la voleva fino a quando ha chiesto il prezzo: 250 €, né più né meno. Non era infatti una stampa ma l’originale, probabilmente del 1962. Stava benissimo dov’era.

Marco è ripartito martedì pomeriggio, ma già dalla sera di lunedì avevamo altri ospiti al piano di sotto: sono infatti venuti da Monfalcone Ferru, Paolo e Dario con un furgone attrezzato pieno di mobilio e altri generi di conforto per il secondo atto del trasloco di Ferruccio. Gli amici di Ferruccio sono stati oltre che simpatici anche bravi in cucina e ci hanno fatto da mangiare per tre sere su quattro. Di cui due di pesce…davvero un affare!

In questi giorni passati in giro per Amsterdam mi è sembrato di vedere la conferma in formato poster di quanto si sostiene oramai da un paio d’anni su questo blog, ovvero il fatto che gli olandesi amino scavare. E stavolta non per gli operai che lavorano ovunque per creare nuove strade, argini, piste ciclabili o ruspe che compaiono dalla notte al giorno, per poi spesso scomparire dal giorno alla notte; stavolta ho visto un manifesto che mi ha fatto sorridere, uguale all’immagine a destra che invece è presa dal sito dell’iniziativa. La frase in alto cita testualmente: “vuoi costruire con me?”.
Pensavo si trattasse di un raduno di olandesi, notoriamente amanti della pala, presso qualche campo in cui si sarebbero potuti sfogare per qualche ora movimentando terra a braccia. Invece sul loro sito web ho scoperto che si tratta di un’iniziativa (che mi dicono esistere anche in altri Paesi), grazie alla quale si trovano in una sorta di fiera tutti coloro che intendono costruirsi la casa da soli, o in compagnia di altri appassionati. A questo link si possono vedere i lotti liberi nel centro di Amsterdam: per fortuna non ci sono i prezzi, che immagino essere alquanto impegnativi considerando il costo delle abitazioni nel comune della capitale.

Chiudo segnalando la nuova produzione di Michele Santoro, Servizio Pubblico, una trasmissione che andrebbe seguita solo per il fatto che nessuno nella tv generalista ha voluto ospitare il programma, censurandolo di fatto dai telecomandi italiani. In un altro Paese europeo non credo che sarebbe mai successo, tanto più considerando il valore di quella trasmissione dal punto di vista degli introiti pubblicitari che Santoro & co. assicuravano alla Rai. Noi ce lo guarderemo in diretta da internet (finalmente, poiché la Rai non è visibile dall’estero in diretta streaming sul loro sito…questioni di canone) e siamo sicuri che molti espatriati come noi che hanno a cuore l’Italia e tutto ciò che lì succede, seguiranno la nuova avventura multi-piattaforma del presentatore campano. Vi lascio allo spot della trasmissione, che vedrà la luce il 3 novembre prossimo e sarà trasmessa ogni giovedì.

|Ste|

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bilanci di fine estate (meteo e non)

A detta degli addetti ai lavori l’estate meteorologica qui finisce il 31 agosto anche se, ad essere onesti e obiettivi, quest’anno l’estate non ha mai attecchito da queste parti. Una primavera niente male, bisogna dire, che si è protratta per qualche tempo anche nei mesi che dovrebbero essere estivi. Aprile, maggio e giugno non sono stati malaccio, ma luglio e agosto hanno portato più nuvole che sole.
Non volevo passare per il classico meridionale che si lamenta per le tiepidi estati del nord, quindi mi sono documentato sui quotidiani a proposito della stagione particolarmente fuori dal comune appena conclusasi.
I meteorologi olandesi usano due termini per descrivere i giorni e quindi per dare un’analisi di quella che, per antonomasia, dovrebbe essere la bella stagione: giorni estivi e giorni tropicali. I primi sono le giornate in cui la temperatura supera i 25°C, i secondi invece quelli in cui il termometro tocca e supera i 30°C.
Stabilito il metro di giudizio, si sappia che questa estate abbiamo totalizzato 7 giorni estivi e 2 giorni tropicali (uno dei due di appena 30,2 °C). Non che gli altri anni si corresse il rischio di insolazioni ma, statistiche alla mano, il termometro di solito arrivava nella zona calda almeno il triplo di quanto avvenuto nei mesi appena trascorsi.
E le ore in cui il sole è riuscito a palesarsi distintamente sono state ben il 30% in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e di due anni fa. Ed è un problema se manca il sole, che dovrebbe asciugare le ossa degli olandesi e prepararle al successivo periodo autunno-invernale, quando di certo non mancherà l’acqua (liscia o ghiacciata).

Non mi perdo d’animo e consulto le previsioni del tempo nel nordest italiano perché a breve volerò verso casa, in quel nord che negli anni è diventato molto più sud di quanto potessi aver mai pensato: si prevedono 29 gradi e 10-11 ore di sole al giorno. Mi sa che dovrò far lì le provviste di sole per l’inverno.
Anche l’Italia, come la Spagna di cui scrivevo nel mio post precedente, rimane un ottimo posto per andare in vacanza. Ma la mia continua e forse eccessiva conoscenza della situazione politica ed economica italiana continua a tenermi a debita distanza dal pantano in cui galleggiano a fatica Stato e istituzioni.
Mentre una classe governante che andrebbe sostituita per intero continua a far danni e a non dare nemmeno l’idea di giustizia sociale, per poi togliere ogni dubbio con una nuova legge Finanziaria: quella appena partorita alza l’IVA di un altro punto, per essere sicuri di tassare fino all’ultimo dei nullatenenti, e mette una ridicola tassa sui super ricchi, in realtà su quei pochi che avranno l’onestà di dichiararsi tali. E questo meraviglioso testo è arrivato alla quarta versione, partendo da un altrettanto meraviglioso prospetto (con tanti fiocchetti), da far vedere alla Comunità Europea, e arrivando oggi ad una soluzione mediocre che sembra fatta da dilettanti, anziché da persone che vivono da decenni dentro le stanze del potere.
Vi risparmio il mio pensiero sul Giro di Padania (scopro con stupore misto a gaudio che il correttore ortografico di Google Chrome non riconosce la parola padania) e gli organizzatori di questa, ennesima, cialtronata.

Nemmeno qui in Olanda sono rose e fiori, i tempi sono cambiati e stanno ancora cambiando (spesso non trovandoci d’accordo) e Wilders è talvolta pure più ridicolo di Bossi, ma la sensazione che abbiamo qui rimane quella di abitare un posto più credibile, più a misura d’uomo e contemporaneamente più solido nella tempesta finanziaria che scuote l’Europa e il mondo in questi ultimi anni, oramai lustri.

|Ste|

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Lingua e cultura

Un paio di anni fa, in un ristorante ad Haarlem, mi capitò di incontrare una donna inglese che parlava anche olandese.
Scambiammo qualche chiacchiera sulla difficoltà di imparare l’olandese, in quanto lingua piuttosto complessa anche nella pronuncia, ma anche perché per vivere nelle città olandesi è sufficiente l’inglese.
Volendo impararlo a tutti i costi, secondo la donna inglese, ci si impiegava un paio d’anni.

È vero che un olandese conosce l’inglese mediamente molto meglio di un italiano.
A scuola iniziano presto ad insegnarlo ai bambini (intorno ai 5 anni) e tutti i programmi televisivi, i film al cinema, vengono trasmessi in lingua originale con i sottotitoli in olandese. Alcune lezioni universitarie (la maggior parte, mi dicono, ma devo verificare) si svolgono direttamente in inglese.
Piuttosto conseguente quindi, che la maggior parte della popolazione olandese parli inglese. Certo, in un paesino di qualche centinaio di anziani, magari non parleranno un inglese fluente, ma nelle città lo parlano praticamente tutti, dai bambini ai nonni.

Noi siamo qui da più di 2 anni. All’attivo ho 2 corsi di olandese interamente frequentati, mi interesso parzialmente di politica e cultura olandese, cerco di capire come funziona il sistema sociale/fiscale, ma comunque non parlo ancora bene l’olandese. Devo ammettere (e mi sembra già chiaro) che non ho dedicato le mie energie completamente allo studio dell’olandese; chissà, magari facendo così, ora scriverei anche questo blog in olandese..

Fino all’anno scorso (con strascischi anche quest’anno), le municipalità più grandi offrivano dei corsi di integrazione e lingua olandese, della durata di 1 anno con cadenza fino a 3 volte per settimana, gratuiti, per gli stranieri. Erano corsi molto validi e venivano riconosciuti da tutte le istituzioni olandesi.
Dopo che il governo è cambiato, poco più di un anno fa, gli stessi corsi sono diventati a pagamento (circa 7 mila Euro).
Probabilmente, secondo l’attuale governo, è facile che un emigrato volenteroso abbia a disposizione una cifra del genere.

|Aria|

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E ora?

Sono assolutamente rinfrancata, e forse anche un po’ rinvigorita, dai risultati dell’ultimo referendum italiano (12-13 giugno scorsi). Non solo l’affluenza è stata molto alta (oscilla mediamente tra il 56 e il 57%) e quindi il quorum è stato raggiunto; inoltre, i voti favorevoli alle abrogazioni dei 4 quesiti sono stati la stragrande maggioranza (tra il 94 ed il 96%).
Stiamo quindi parlando di più di 27 milioni di cittadini italiani, che hanno fatto sentire la loro voce, che hanno preso coscienza della loro importanza civica e collettiva in un Paese disastrato come il nostro (per ora, nonostante tutto, mi sento italiana.. con questi risultati, di più!!).
In secondo luogo, più di 25 milioni di italiani non hanno approvato dei decreti prodotti dall’attuale Parlamento. Lo trovo quantomeno significativo, data l’importanza individuale e collettiva di ogni tema di ciascun quesito (servizi pubblici, nucleare e legge uguale per tutti).

Sono proprio contenta!! Pazienza (?) che i voti degli italiani all’estero (e quindi anche i nostri) probabilmente verranno dimenticati e non considerati. Pazienza, dopo la conferma di vitalità dei cittadini italiani e della rinnovata collettività.
Bravi, ben fatta!!
Ora che si fa? Come diamo seguito a questa bella esplosione pacifica di civiltà?

Oggi ho letto che anche l’ultimo cassaintegrato se n’è andato dall’Asinara (ne avevo accennato in http://italiaolanda.wordpress.com/2011/05/14/isola-sinuaria-e-vicinanze/). Sapevo che queste erano le sue intenzioni, quando lo incontrammo brevemente in compagnia della moglie, e non posso che essere amareggiata.
Persone dignitose, offese nel loro diritto al lavoro, hanno manifestato civilmente e creativamente pur di ottenere attenzione e la difesa del proprio diritto mancato da parte delle istituzioni. Non hanno ottenuto nulla e sono stati dimenticati quasi da tutti.
Povera patria.. come diceva Battiato nell’omonima canzone.
E ora? Che ne sarà dell’ultimo cassaintegrato e di tutti gli altri?

Forse qualcuno di quei 25 milioni di esemplari di cittadini civili, ha qualcosa da suggerire..?

|Aria|

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referendum 2011

Se ne sente parlare da un po’, da quando le firme raccolte da Italia dei Valori, associazioni ambientaliste e il Forum Italiano dei movimenti per l’acqua sono state giustamente trasformate in quesiti referendari. Il 12 e 13 giugno in Italia si vota per la privatizzazione dell’acqua, il ritorno al nucleare e il legittimo impedimento.

Non se ne è parlato molto sui media tradizionali, prima perché fino a una settimana fa non si sapeva nemmeno se il referendum avrebbe mai visto realmente la luce, poi per il palese asservimento delle televisioni ai voleri della fazione al governo, tradottosi nell’assenza di spot referendari in orari di ascolto opportuni.
Questo referendum è parso da subito scomodo per la maggioranza che ha fatto e sta facendo di tutto per evitare il raggiungimento del quorum (almeno il 50% + 1 degli aventi diritto deve esprimere il suo voto, altrimenti la consultazione è nulla). Dapprima trasformando le leggi sul nucleare: per simulare disinteresse verso la questione, pensando in realtà di lasciar il tempo necessario affinché l’onda emozionale di Fukushima si affievolisca, poi “lasciando libertà di voto” agli elettori. Infine, è stato lo stesso Berlusconi a parlarne ieri, il referendum è stato additato come inutile, consigliando di fatto l’astensione.

Consigliare l’astensione è sempre e comunque antidemocratico.

E all’estero? Come sta andando? In maniera tragicomica, come da qualche anno siamo ben abituati.
Il Consolato italiano nei Paesi Bassi, la sede diplomatica più vicina a noi, ci ha inviato le schede per votare nella circoscrizione estero entro i tempi previsti e promessi. Quindi il 27 maggio avevo già votato comodamente seduto sul divano, per poi imbucare la busta la sera stessa. Aria lo ha fatto pochi giorni più tardi.
Rimaneva però l’attesa per la decisione della Cassazione sul decreto Omnibus (usano il latino solo per distrarci, secondo me), ennesimo stratagemma dei nostri governanti atto a rimuovere le leggi su cui il quesito inerente il nucleare si basava. Nonostante i continui tentativi, la struttura portante della nostra Italia sembra reggere e la Cassazione ha deciso che il referendum dovrà comunque tenersi.
Il nostro voto è quindi salvo? Niente affatto.
A una settimana dalla data prevista è infatti incerto il parere dei cittadini all’estero perché il quesito è stato sì accettato dalla Cassazione, ma modificato considerando i cambiamenti introdotti col decreto Omnibus. Il quesito numero 3, sotto cui gli italiani dovranno apporre la loro X sul sì o sul no, sarà infatti diverso da quello che io (e tutti gli altri italiani sparsi per il mondo, più di 3 milioni di votanti, pari a più del 10% del totale degli aventi diritto al voto) ho già votato una settimana fa. Accettare comunque il nostro voto? Per errore o per dolo, fatto sta che questo non è stato previsto. Farci votare di nuovo? Non ci sono i tempi tecnici, contando che l’estero deve votare entro il 9 giugno.
Quindi? Al momento siamo in attesa delle notizie che arriveranno. Fino a qualche minuto fa pensavo che fossimo vicini alla soluzione e che la questione voto estero dovesse essere verificata nei primi giorni della settimana, ora scopro che Palazzo Chigi e l’Avvocatura di Stato hanno fatto ricorso alla Consulta contro la decisione della Cassazione. Il ricorso sarà discusso martedì, e il Presidente, pensate, verrà eletto domani.
Suona tutto un po’ fatto da dilettanti allo sbaraglio.

O da delinquenti specializzati nel caos, tutt’altro che sprovveduti?

|Ste|

PS: se non fossi stato distratto dall’estrema attualità della questione, vi avrei parlato a fondo anche di quanto considero stupido il modo in cui vengono poste le domande ai referendum. Cliccando sulla foto in basso potrete anche voi osservare quanto si scontri a livello grafico e di significato, la dimensione dei caratteri utilizzati per fare la domanda e quelli per indicare la risposta. Il quesito referendario è scritto a caratteri così piccoli da risultare illeggibile al 70% degli italiani, quindi all’85% degli aventi diritto al voto (stime personali), ma anche riusciti a leggere il contenuto con l’utilizzo di opportune lenti, il testo è comunque incomprensibile ai più perché complesso e criptato. Non sarebbe il caso di stabilire una frase che riassuma in dieci parole il succo della questione? A caratteri cubitali, come le due risposte sotto. Così anche la nonna può vedere e capire la domanda, oltre a dare la risposta. E voi: se avete la nonna, portatela a votare!

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Il referendum

Cerco sempre di mantenermi al di fuori di questioni politiche strettamente collegate con l’Italia su questo blog.
La parola ‘politica’ deriva (se i ricordi scolastici non m’ingannano) dalla greca ‘polis‘, che significa primariamente ‘città’, ‘stato’, ma anche che riguarda la città o lo stato.
Le elezioni politiche ed amministrative in Italia sono appena passate. Onestamente speravo in una qualche esemplare dimostrazione collettiva di rivoluzione.. non è successo, pazienza. Almeno l’affluenza al voto non è stata deludente.

Mi ‘scaldo’, per così dire, quando vengono tralasciate, o non valutate coscientemente, delle questioni fondamentali, su cui un popolo basa le proprie fondamenta.
Il diritto al referendum (stabilito dall’art. 75 della Costituzione Italiana) non è un’invenzione strampalata dell’ultimo minuto. È uno strumento di democrazia diretta (per il quale probabilmente hanno combattuto ostinatamente in tanti), presente nella storia italiana fin dal 1946 (2 giugno, referendum istituzionale per la Repubblica), e credo nella Costituzione dall’anno di pubblicazione (1948).

A prescindere dai quesiti, che ovviamente cambiano, il referendum è l’unico mezzo in cui i cittadini sono spesso i promotori e sempre i protagonisti delle discussioni che ritengono più importanti per la collettività.
Negare la possibilità di votare, o non informare sufficientemente i cittadini riguardo ad un referendum, sono atti illegittimi, incostituzionali e tipici delle dittature.
Cito testualmente l’ultimo articolo della Costituzione Italiana (n. 139): La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale. (G. Ambrosini – La costituzione spiegata a mia figlia, ed. Einaudi Tascabili, 2004)

Se è vero quindi che l’Italia è una Repubblica democratica, come mai a meno di un mese dal referendum (con 4 quesiti: 2 sull’acqua, 1 sul nucleare e 1 sul legittimo impedimento), le informazioni al riguardo latitano?
Come mai quasi nessun ‘mezzo di informazione’ informa sulle modalità di voto del prossimo referendum? Come mai non si sa ancora se saranno presenti tutti e 4 i quesiti, oppure se 1 o più verranno tolti? (Ogni questione è stata proposta secondo le modalità previste: 500 mila persone, o 5 Consigli Regionali, hanno chiesto un referendum per ciascun quesito.) E, in quel caso, appellandosi a quale legge è stato possibile rimuovere dei legittimi quesiti referendari?

Ho sentito che ci sono varie iniziative per manifestare nel caso in cui non sia possibile votare al referendum.
Mi auguro che non sia necessaria nemmeno una di quelle e rifletto sul significato essenziale di repubblica e democrazia.

|Aria|

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italiaans sprookjes

Come non dare spazio in questo blog italo olandese nemmeno a quattro righe sull’argomento che sta riempiendo le prime pagine dei giornali italiani, così come quelle centrali dei quotidiani olandesi, a pagamento e gratuiti.
Qualora abbiate ancora dei dubbi, vi confermo che anche qui ridono del governo italiano, e degli italiani che si tengono ancora un personaggio di così basso spessore etico e morale, senza nemmeno citare l’aspetto giuridico della faccenda.

Siccome preferisco comunque non dare troppo spazio all’argomento, mi limito a farvi vedere una spassosa vignetta pubblicata su Het Parool, quotidiano di Amsterdam. È la rivisitazione berlusconiana della fiaba di Collodi; ma mentre nella favola originale più il pupazzo racconta bugie, più gli si allunga il naso, nell’edizione moderna avviene soprattutto il contrario: più il “naso” si allunga, più bugie quel pupazzo racconta. Italiaans sprookjes!

italiaans sprookjes - fiabe italiane

italiaans sprookjes - fiabe italiane

|Ste|

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La sfida sulla libertà

Premetto che sono molto più informata sulla politica italiana che su quella neerlandese. Sfrutto il ben informato Ste per soddisfare la curiosità che nutriamo nei confronti di questo Paese che finora ci ha dato grandi soddisfazioni; e rifletto un po’ sulle notizie che apprendo.

A giugno scorso ci sono state le elezioni politiche nazionali. Probabilmente un po’ a sorpresa, il PvV (Partij van Vrijheid, Partito della Libertà.. ricorda qualcosa?) ha ottenuto molto successo, tanto da diventare numericamente necessario alla coalizione di minoranza dei deputati eletti per formare la maggioranza della Camera (Tweede Kamer).
La formazione del Parlamento ha richiesto più di 3 mesi, ma alla fine sembra ci siano riusciti. È stata resa nota una summa delle proposte programmatiche dei partiti della coalizione di governo.
Diversi punti sono frutto di obiettivi espressi dal leader del PvV, l’ossigenato (non oso chiamarlo per nome, basti sapere che si ossigena i capelli per nascondere i tratti provenienti dalle sue origini indonesiane.. ricorda qualcosa?), durante la campagna elettorale. Le basi anti-islamiche e anti-stranieri del PvV sono sempre state note; di conseguenza l’elettorato medio-basso che l’ha votato desidera che i Paesi Bassi si ‘chiudano’ nei confronti di diverse etnie che lo stanno popolando da anni. Sembra un controsenso la parola libertà associata a idee di chiusura, no?
Inoltre l’ossigenato sta affrontando un processo a suo carico per istigazione all’odio razziale e islamofobia; e finora non ha portato sufficienti argomentazioni a sua discolpa.

A conclusione di tutto mi chiedo: a quale libertà ci si riferisce?
Se proprio dobbiamo considerarla in uno dei suoi significati limitativi, e ci riferiamo alla libertà personale di pensiero e azione, dobbiamo prevedere che tutti siano liberi di pensare e fare quello che desiderano. Ma non tutti possono permetterselo: i musulmani e i non Neerlandesi non valgono abbastanza per avere questa libertà.
Ma allora, che libertà è?

|Aria|

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