Archivio per animali | natura

visite di primavera

Come ogni primavera olandese che si rispetti, anche quest’anno gli amici non tardano a presentarsi dalle nostre parti. Dopo le “blond girls” sono infatti passati a trovarci Edo e Pier, due habituè del posto, che con la scusa di una fiera hanno provato a godersi qualche giorno primaverile ad Amsterdam. Non fortunata la situazione meteo, ma non sono andati via delusi nemmeno sta volta. Loro sono andati a dormire nella capitale, al Botel, una nave attraccata sulla sponda nord dell’Ij. Soluzione abbastanza economica a una ventina di minuti di traghetto dalla stazione centrale.
A fine mese arriveranno Luca e Alice, che proveranno la soluzione ostello. La chiesa dove tutti hanno soggiornato quando venivano a trovarci non è più una soluzione alla portata di tutti per i prezzi troppo alti, quindi ci si guarda di nuovo in giro e il posto più low cost che è venuto in mente a noi, ma soprattutto a Google, è un ostello a un quarto d’ora a piedi da casa nostra. Le stanze sono da quattro, quindi potrebbe non esser garantita l’intimità, ma anche quella ha il suo prezzo, ahimè.
Nella seconda decade di giugno arriveranno l’inseparabile (nonostante il mondo) cugino con la sua compagna, entrambi ancora in Australia mentre scrivo questo articolo. Ne avranno di cose curiose da raccontarci e foto incredibili da farci vedere e invidiare!

Che altro dirvi, non ho molte novità poiché il momento è particolarmente intenso sul lavoro, tra il rinnovo del contratto e una mole di lavoro abominevole.
Le temperature basse e le giornate piovose mi hanno per qualche mese allontanato dalla “corsa” in bici del weekend, ma grandi soddisfazioni arrivano dal nostro terrazzo in fiore! Con il tardissimo arrivare della primavera si è svegliato in me lo spirito del coltivatore, cosa che mi ha portato a conquistare svariati centimetri quadri di terrazzo al giorno; conquiste che diventano più palesi nel fine settimana. Al momento ci sono: le margherite di Aria, un bellissimo Dianthus barbatus (per gli amici “garofano dei poeti”) dai fiori piccoli e fucsia, una piccola lavanda dal profumo non troppo spiccato e il mio orto compatto: rosmarino, basilico e prezzemolo insieme in un unico vaso lungo, per garantire un sapore italiano e quasi campagnolo ai nostri piatti. Ultimo, ma non ultimo, il nostro mini abete che sembra resistere a 6 mesi e mezzo dall’adozione avvenuta per ovvi fini in periodo natalizio.

Concordo con chi dovesse far notare l’esigua dimensione del tanto decantato “giardino”, ma si sappia che crescerà. Ho sempre avuto una certa attrazione per piante e fiori, soprattutto vederli crescere, in giardino o sul balcone, rende, a mio parere, più allegri e leggeri.
Oggi abbiamo addirittura provato l’ebbrezza di cenare a casa nostra ma sotto il cielo olandese, portando il tavolo del soggiorno fuori per mangiare tra i cinguettii di rondini e corvi che si muovevano tra gli alberi del vicino parco e le case della via. Se le previsioni meteo dei prossimi giorni dovessero rivelarsi attendibili, Aria potrà rinfrescarsi all’ombra del rigoglioso basilico dopo un bagno di sole nel terrazzo…e questo weekend, mi sa che scatta la grigliata!

|Ste|

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Floriade

Se ne sente parlare da un po’, qualche settimana fa ho trovato un volantino che lo proponeva; poi ne ho sentito parlare da diverse persone e allora mi sono detta che dovevo porre un limite alla mia ignoranza e ho cercato di capire di cosa si trattasse.
Floriade è un’esposizione ‘ortoculturale’ che quest’anno occupa a Venlo uno spazio complessivo di 66 ettari, comprendente 5 diverse zone separate da aree boschive. Da ignorante ho racimolato qualche informazione: è un evento che si svolge nei Paesi Bassi, ogni 10 anni (il 1970 è stato posticipato al ’72) e permette l’esplorazione di diverse realtà ecosostenibili e/o biosostenibili (http://www.floriade.com/).
A questo punto, direi che una visita è d’obbligo, almeno per me.

Rimanendo in tema di fiori e natura, il prossimo fine settimana si terrà l’ormai famoso Bloemen Corso. È arrivato alla 65esima edizione e purtroppo quest’anno ce lo perderemo, dato che ci regaliamo un fine settimana a Parigi.
Magari potremmo mandare il nostro coinquilino del piano di sotto a fare un servizio fotografico da gustarci al rientro..

|Aria|

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mucche felici e angeli al cellulare

Oggi mi reco per 48 ore a Monfalcone per il matrimonio di mio cugino Davide con Stefania, una visita lampo dovuta soprattutto ai pochissimi giorni di ferie rimasti. Sarò di ritorno già domenica mattina, ma chissà poi se avrò tempo e voglia di scrivere un post, visto l’inizio di una nuova settimana lavorativa. Ho pensato quindi di lasciarvi con non una ma due curiosità olandesi che ho scoperto negli ultimi tempi.

La prima non è tradizione olandese e forse qualche italiano più campagnolo lo avrà visto già in Italia, ma per me è una novità: il giorno delle mucche liberate. Ogni anno, all’inizio di Aprile, vengono infatti aperte le porte delle stalle per la stagione primavera – estate. Non è una sfilata di moda per bovini ma quasi, infatti le vacche da latte escono dalle stalle dove hanno passato tutto l’inverno in spazi angusti, per pascolare negli enormi prati olandesi e..sono straordinariamente felici. Questo è ciò che si vede partecipando a uno degli eventi proposti da Campina, nota marca di prodotti caseari olandese, che organizza questi avvenimenti in tutto il territorio. Basta inserire il proprio codice di avviamento postale per scoprire dove si trova il fattore convenzionato più vicino. È una gioia soprattutto per i bambini, ma scommetto che piace anche agli adulti vedere una mucca (650-700 kg) saltare come un cane al rincasare del padrone. Quest’anno non ce l’ho fatta perché il giorno in questione si teneva il lunedì dell’angelo, giorno in cui abbiamo preferito organizzare un pranzo tra amici. Il video che segue è tratto dall’ultima edizione, ma su youtube sono tantissimi i video sulle koeiendans, “ballo delle mucche” nei vari anni.

Se non vi ho stupito abbastanza, sentite anche questa. Nella città di ‘s Hertogenbosch (un nome così strano che le hanno dato un nomignolo alternativo, Den Bosch), hanno da poco ultimato la ristrutturazione della chiesa di San Giovanni, una delle cattedrali più importanti d’Olanda. La cattedrale risale al 1220, ma dal 2011 ha trovato casa sulla sommità della struttura un angelo al cellulare, in mezzo ad altre 29 statue molto più comuni. L’angelo in questione si presenta con moderni pantaloni e un grosso telefono mobile all’orecchio che non è messo a caso, visto che chiamando dall’Olanda il numero 0900-7468526 si può parlare con Little Angel! E non manca nemmeno su twitter con il nick @ut_engelke.La statua è stata messa lì per iniziativa di una coppia locale, le chiamate costano 80 centesimi al minuto e il ricavato va ai fondi per il restauro della cattedrale stessa. Al numero corrisponde una linea telefonica di ascolto, né più né meno di quello che ci si aspetterebbe telefonando ad un angelo!

angelo con cellulare

|Ste|

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dall’Olanda alla Tunisia

Un paio di settimane fa siamo stati in vacanza in Tunisia, presso un grazioso appartamento accanto alla casa dei genitori di Rim. Rim è una carissima amica di Aria dai tempi dell’università, nata e vissuta nella campagna tunisina, non troppo distante da Hammamet.

È stata una settimana fuori dal tempo e dallo spazio, in una dimensione quasi contadina fatta di coltivazione, caccia, uova (e a volte polli) prese direttamente dal cortile. Nello stesso comprensorio c’è anche una piccola fabbrica a conduzione familiare dove vengono prodotti pregiati mobili, molto diversi dai prodotti globalizzati di Ikea (anche se non possiamo dire di non essere buoni clienti della catena di “fast furniture” – a ricordare i fast food – svedese), che ancora non ha allargato i suoi orizzonti fino al paese nordafricano. Il padre Vittorio, italiano in Tunisia da più di trent’anni, tiene le redini dell’azienda e disegna i mobili assieme alla figlia minore, Agata. Rim controlla il lavoro degli operai e la contabilità assieme alla madre Shafja, la quale gestisce anche le risorse della residenza. Tej è l’ultimo dei tre fratelli e per il momento studia alle superiori.
Per una settimana siamo stati più che coccolati ospiti della dependance della casa, con un geko a tenere lontane le zanzare e pure Aria, che non lo gradiva affatto per la sua somiglianza con un coccodrillo (?).
Ho anche partecipato al travaso dell’ottimo vino della casa, anche questo fatto da loro prendendo uve dai contadini vicini. E l’ho travasato di mattina, poco dopo colazione, facendolo andare con un tubo dalle enormi botti alle bottiglie, bevendone ampie boccate per inesperienza. Avendone troppo rispetto per sputarlo nel lavandino, mi sono trovato un po’ brillo già a inizio giornata. Non nego di averne bevuto un bel po’ di quel vino casareccio, nonostante sia solito essere astemio.
Ho visto anche cucinare del pane in un forno di argilla (una sorta di forno Tandoori), all’interno del quale viene acceso un fuoco e il pane viene quindi attaccato alle pareti per essere cucinato. Il risultato era ottimo, non veniva preparato ogni giorno e, forse proprio per questo, portava ancora più festa a tavola.

Sono stato anche a caccia, nonostante la mia solita contrarietà a questo genere di attività, solo perché la famiglia che ci ospitava la pratica unicamente per poi cucinare e mangiare tutte le prede uccise. Siamo partiti con un pick-up: io, il capo famiglia, il figlio maschio sedicenne ed un grosso cane da riporto in acqua di nome Zorro. Una enorme massa di pelo e affetto che ha cercato per tutto il viaggio di sedersi in braccio a me, solo per aver commesso l’errore di accarezzarlo prima di sedermi in auto accanto a lui. Dopo una ventina di minuti sulle strade più o meno (o per niente) asfaltate su e giù per le colline, siamo arrivati vicino ad un laghetto dove abbiamo parcheggiato per dare un’occhiata. Vittorio è sceso col fucile a tracolla ed è sparito dietro alla collina che sovrasta il lago. Pochi minuti dopo abbiamo sentito uno sparo e Zorro si è fiondato in direzione dell’esplosione. Io e Tej lo abbiamo seguito camminando sull’erba ricoperta di moltissimi piccoli fiori simili tra loro ma diversi per i colori: dal viola al giallo, passando per l’arancione e il rosso. La poesia è stata spezzata dalla visione del cane che si lanciava in acqua verso qualcosa che galleggiava nel laghetto. Pochi istanti dopo Zorro ritornava soddisfatto con un trofeo tra i canini: un germano reale femmina. Non male come trofeo, bello cicciotto e colorato, non fosse per il fatto che solitamente quelle anatre sono nei parchi e nei giardini di Amsterdam e Haarlem, le stesse alle quali diamo talvolta da mangiare il pane raffermo. La mascella del cane si è aperta e la povera anatra è finita nel menù della cena. Zorro è risalito in macchina proponendo lo stesso affetto di prima, ma con mezzo litro di acqua attaccata ai peli e un odore che ricordava esattamente il terribile olezzo di un cane bagnato. Unico neo di quella battuta di caccia , la presenza di migliaia di zanzare grassottelle e determinate. Devo averne uccise almeno una cinquantina, ma almeno il doppio è riuscito a piantare il pungiglione sulla morbida carne delle mie braccia, nonostante avessi qualche maglia e un giubbotto.

Siamo stati anche a Tunisi, capitale del Paese e simbolo della rivoluzione del Gelsomino, culminata lo scorso 14 gennaio 2011 con la caduta del presidente Ben Alì, ma tuttora non del tutto finita. Sono molti i simboli della vittoria sul regime visibili in città, dai murales con gli slogan della rivolta (uno su tutti Dégage, smamma) ai nomi delle piazze (Place du 14 Janvier 2011 al posto della precedente Place du 7 Novembre 1987, che commemorava la salita al potere di Ben Alì). A sentire Rim, che conosce questa città, si respira più libertà per strada, tanto che capita di vedere alcune coppie baciarsi, mentre prima era cosa troppo vergognosa e malvista. La nostra amica dice anche che al contempo, incredibilmente, sono comparse donne col velo integrale: secondo lei una pazzia che va contro tutti gli sforzi all’origine dei diritti conquistati dalle donne tunisine.
Dopo un paio d’ore passate negli intricati vicoli della medina di Tunisi (ci siamo pure portati a casa un paio di tappeti fatti a mano, dopo una contrattazione che ha portato il prezzo al 55% del prezzo iniziale), abbiamo preso un tram piuttosto malandato a bordo del quale sembrava di essere su una carrozza trainata da cavalli, dato il terreno piuttosto sconnesso sul quale poggiano i binari.
Siamo scesi a Sidi Bou Said, paese bianco e blu arroccato su una collina, in cima alla quale abbiamo goduto del tè alla menta con mandorle galleggianti e della meravigliosa vista sul mare. Abbiamo visto anche il porto di Cartagine prima che la buia autostrada tunisina ci ha riportasse nelle campagne vicine alla costa orientale.
L’enorme differenza che ho notato tra Olanda e Tunisia è costituita dall’acqua. Qui in nord europa costruiamo dighe perché ne abbiamo troppa, mentre lì si raccoglie l’acqua piovana quando c’è e si porta il prezioso liquido con autobotti per chilometri. Farsi la doccia è una necessità, tanto che ho rinunciato all’usanza di farla quotidianamente poiché lì si configurava più come uno spreco d’acqua che come un’igienica abitudine. Anche il costo del pane mi ha lasciato stupito, dal momento che ho visto pagare una quindicina di filoni di pane 70 Eurocent, mentre per comprare la stessa quantità qui in Olanda sarebbero serviti circa 35-40 Euro. Di certo, però, gli stipendi olandesi e tunisini non si assomigliano (un operaio tunisino medio guadagna 14 Dinari Tunisini, circa 7 €, al giorno).

Il tempo sembra essersi fermato nei paesi della Tunisia che stanno fuori dai circuiti turistici, alcune strade dei centri cittadini non sono asfaltate e in giro si vedono gatti che dividono il cibo con galline e pure qualche cane randagio. L’unico bar del paese è pieno, di soli uomini perché non è bello vedere una donna lì, stesso pensiero che hanno ancora molti tunisini nei confronti di una sigaretta accesa tra labbra femminili.
Il paese si ritrova il sabato al mercato, dove venditori (spesso con prole al seguito che serve i clienti) mettono in mostra le mercanzie più varie, ma l’attenzione di un “europeo” come me viene guidata dall’olfatto e dalla vista verso le spezie dagli odori e dai colori più intensi che mai. Rim fa la spesa della settimana e noi non ce ne andiamo da lì senza una treccia alta quanto me di peperoncini freschi.

Un viaggio rilassante in mezzo alla natura nordafricana, ma coccolati da persone meravigliose.
Probabilmente questo post non ha molto a che vedere con l’Olanda ma ci tenevo a scriverne.

|Ste|

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berto e il disgelo

Ne avevo parlato nel mio precedente articolo, e mai come stavolta le previsioni si sono avverate.
Non si è tenuto infatti l’Elfstedentocht, ci siamo andati molto vicino ma ad un certo punto, quando lo spessore del ghiaccio sui canali che compongono il percorso aveva raggiunto 11-13  centimetri, quindi ben vicino ai 15 richiesti, c’è stato un giorno in cui ha nevicato abbondantemente ed il giorno seguente i giornali hanno dato all’unisono la triste notizia: nemmeno quest’anno si sarebbe tenuta la corsa.

Berto

Io l’ho presa bene: niente “festona” a Leeuwarden ma gran pupazzo di neve sul terrazzo! Ad essere sincero, non so se fosse per la neve troppo farinosa o per la mia scarsa dimestichezza coi pupazzi di neve viste le poche occasioni, fatto sta che la forma tradizionale dei pupazzi da cartolina era impossibile da fare, soprattutto a -10°C mentre Aria e Ferru mi guardavano divertiti ma seduti in poltrona al calduccio.
Così è venuto fuori Berto, pupazzo panciuto col cappellino di lana che vedete in foto.

Gli olandesi invece, che avevano risposto subito alla “chiamata ai pattini”, non si sono dati per vinti e si sono riversati scorrazzanti sugli innumerevoli corsi d’acqua ghiacciati, usandoli a loro piacimento.
Le ultime due settimane hanno visto il meno davanti alle temperature minime e massime, con un picco di -17°C dieci giorni fa, quindi la neve caduta non si è sciolta e i canali sono diventati delle vie tra le vie. Le collinette dei parchi cittadini sono state quindi reinterpretate come discese per slitte e i canali si son trasformati in piste di pattinaggio.

canale di Amsterdam

Durante i giorni sotto zero il sole non ha quasi mai smesso di illuminarci poiché il cielo era sempre libero da nubi. E non era raro vedere, dal finestrino del treno, carovane di pattinatori che scivolavano in fila indiana a gruppetti sullo Spaarne, il fiume di Haarlem. È stato affascinante vedere quel tratto d’acqua dolce, largo in quel punto 80 metri, completamente trasformato in una lastra di ghiaccio capace di tenere su di sé parecchie persone.

Altra atmosfera ma stesso fascino hanno suscitato in me i canali di Amsterdam ghiacciati. Soprattutto il Prinsengracht, mi sono infatti concesso una camminata assieme a Jacopo sulle acque del signorile canale che abbraccia il centro della città. Il canale era diventato una via vera e propria. Ora erano le case galleggianti del canale ad affacciarsi sulla fredda strada creatasi sull’acqua. E tutte queste case erano illuminate e spesso piene di gente in clima festante.  Qualche abitante con spirito imprenditoriale più spiccato rispetto ai vicini, aveva esposto il cartello “vendesi cioccolata – 1.50 €“. Mica poco, ma con quel freddo e senza scendere dai pattini non credo ci fossero alternative migliori.

Prinsengracht, falò

Io e Jacopo ci muovevamo stando attenti a non camminare troppo vicini l’uno all’altro per paura di sollecitare troppo lo strato di ghiaccio, essendo due abbondanti pesi massimi, ma gli olandesi vedevano quella lastra come una vera e propria strada, con tanto di ragazzini che usavano la mazza da hockey per colpire l’apposito dischetto. Uno contro uno, come da noi si gioca a calcio in campetto o per le strade (dove il traffico permette ancora di farlo). E, paradosso immancabile, gli abitanti della via di ghiaccio avevano acceso un falò in un cestino di metallo staccato con soli 10 centimetri di legno dall’acqua solidificata sottostante. Attorno abbiamo anche notato una preoccupante pozzanghera, proprio dove le braci cadevano dopo essersi staccate scoppiettando dal tronco in fiamme. Con molta probabilità siamo stati maliziosi, ma abbiamo visto in quel fuoco una trappola e ci siamo immaginati un pattinatore infreddolito che si avvicina per scaldarsi le mani ma che cade in acqua assieme al cestino rovente, a causa del ghiaccio assottigliato dal calore. Scherzone. La foto a lato – non della migliore qualità, a causa della scarsissima luce – può descrivere meglio l’atmosfera del momento (e pure la pozza attorno al falò!).

Le giornate si stanno sensibilmente allungando, la temperatura è oramai sopra i 4° C da almeno quattro giorni, la pioggia ha spazzato via la neve e Berto si è ridotto a due monetine da cinque centesimi sul tappeto verde che ricopre il terrazzo. L’inverno vero, quello cattivo, è durato poco ma è stato intenso e per qualche settimana non ho sentito la mancanza delle montagne friulane.

Però prossimo anno voglio anch’io i pattini.

|Ste|

manifesto delle ferrovie olandesi di molti anni fa. Dice "Anche in inverno sui binari! Viaggio veloce, sicuro, conveniente e..riscaldato!"

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fuori i pattini!

Dopo due inverni al nord, il terzo è in pieno svolgimento.
Dopo due inverni di neve e ghiaccio, questo sembrava essere il più mite della storia, fino a domenica. Da sabato notte si è alzato un vento gelido che ha portato le temperature sotto lo zero in poche ore. Domenica pomeriggio sono riuscito a fare la oramai consueta corsetta in bici fino a Zandvoort ma in certi momenti, quando il vento soffiava contrario a noi, sembrava di essere su una pista da sci, non fosse stato per il mare che si intravedeva alla nostra sinistra, immerso nel buio.

Lunedì mattina ci siamo svegliati con la neve. Pochi centimetri hanno coperto ogni cosa ma, al momento di uscire di casa, ne rimaneva traccia solo sui tetti. Quella poca neve è rimasta lì fino ad ora, ed è destinata a rimanervi dal momento che almeno per 7 – 10 giorni non si prevedono temperature sopra lo zero, nemmeno a mezzodì.

Oltre al freddo clamoroso che si riesce a provare pedalando, camminando o anche solo respirando in città, mi sono subito preoccupato dei treni, che sono solitamente i primi ad avere dei problemi in caso di neve e ghiaccio. Invece no, tutto procede tranquillo al momento, tanto che sui giornali si parla sì dei 300 km di code in autostrada del lunedì mattina, ma anche e soprattutto di tirar fuori i pattini!

Come in ogni vignetta che rappresenti uno scorcio di vita olandese in inverno, infatti, gli spilungoni si dilettano a sfrecciare sulle spesse lastre ghiacciate che ricoprono l’acqua dei canali appena possono. Per ognuno dei canali di Amsterdam, almeno per quelli del centro, esiste un “mastro ghiacciaio” che ha il compito di verificare lo spessore dello strato di ghiaccio, tramite carotaggio, per garantirne la “pattinabilità” ai cittadini che gradiscono farsi quattro piroette sulle lame affilate.

la, curiosa, bandiera della Frisia

Non contenti di una pattinata nel canale del quartiere gli olandesi hanno ben pensato di organizzare una gara seria. Dal 1909 esiste, infatti, la tradizione dell’Elfstedentocht (il giro delle undici città). È una corsa sui pattini da ghiaccio in Friesland, regione a nordest con una curiosissima bandiera, che potete ammirare a sinistra. Si corre ogni qualvolta tutti i canali che collegano le 11 città di Leexuwarden, Sneek, IJIst, Sloten, Stavoren, Hindeloopen, Workum, Bolsward, Harlingen, Franeker, Dokkum raggiungano uno spessore di almeno 15 cm su tutto il percorso, di 200 chilometri. Se ogni mastro ghiacciaio dà l’ok per il tratto di sua competenza, viene dato il via all’organizzazione della gara, al grido di “it giet oan!“, che in lingua frisona significa qualcosa tipo “si può fare!”.
L’evento, avvenuto l’ultima volta nel 1997 e prima nel 1986 (la pausa più lunga tra le edizioni del 1963 e del 1985), conta in media 15.000 partecipanti ed è una festa per tutta la nazione, oltre che per la Frisia.

Non credo che il 2012 sarà l’anno giusto per questo evento, ma se dovesse capitare saremo a festeggiare tra i frisoni a Leeuwaarden, visto che la nostra preparazione atletica non ci permetterebbe di pattinare per 200km.
Questo non vuol dire che non pattineremo nelle terre olandesi, visto che Aria vorrebbe imparare e io vorrei mettere a frutto gli anni di pattinaggio artistico fatti da bambino, ma opteremo per delle ruote e, soprattutto, per una temperatura più gradevole.

|Ste|

qui sotto il giornale di oggi, in copertina la frase magica che potrebbe arrivare dalla Frisia, It giet oan!

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raccolta mele

Ora siamo molto impegnati nel nostro trasloco, che è brevissimo negli spazi, ma non altrettanto nei tempi e presenta la fatica fisica e mentale che un trasloco comporta.

Una decina di giorni fa, prima che iniziassimo a spostarci, durante il pranzo parlavo con i miei colleghi delle mele. Avevo notato un adesivo con la bandiera olandese sulla buccia di una Elstar. Non pensavo che l’Olanda le coltivasse, abituato come sono a trovare al supermercato prodotti provenienti dal sud, dell’Europa o del mondo: quando l’ho detto, i miei colleghi olandesi mi hanno guardato sgranando gli occhi, come se l’Olanda fosse l’esportatore di mele per antonomasia; orgogliosi di riuscire a coltivare qualcosa che non sia patate o fiori. Per darmi una prova tangibile, mi hanno subito parlato di un luogo a pochi chilometri da Amsterdam dove si possono raccogliere le mele, abbuffarsene tra gli alberi dei meleti e portarne via un poche pagandole un prezzo onesto.

Incuriosito da questo racconto contadino, ho cercato il sito internet dell’Olmenhorst, questo il nome della tenuta dove si svolge la raccolta, e mi sono informato sui tempi e sui luoghi. Da metà settembre al 23 ottobre gli sterminati frutteti aprono i battenti ai visitatori. Il posto è molto tranquillo anche se in certi momenti un po’ affollato. C’è un grande parcheggio, i campi con le mele e la baracca dove le pesano per venderle. Camminando qualche minuto ci si addentra tra le viuzze tra i frutteti, ad un certo punto le mele lasciano il posto alle pere su distese altrettanto estese. Si arriva ad un agglomerato di una mezza dozzina di case contadine, qualcuna adibita a negozietto di artigianato e, attraversato questo, si arriva ad un altro gruppo più numeroso di grandi e caratteristiche abitazioni dove c’è un vero e proprio mercatino. I prodotti che vengono venduti lì non sono necessariamente prodotti nel posto, ma sono tutti biologici e spesso contengono le mele.

A pochi passi di distanza dal mercato c’è un ristorante self service, dove vengono servite bevande e dolci a tema, succhi di mela e pera, birra alle mele, muffin con mele o cioccolato e la tradizionale torta di mele olandese (non perché l’abbiano inventata loro, ma perché si trova davvero ovunque nei Paesi Bassi). Tutto attorno al ristorante un grande prato e uno spazio dove i bambini sguazzano per terra, per potersi sporcare come piace a loro. Amano sporcarsi, davvero.

Noi siamo arrivati nel primo pomeriggio e il posto chiude alle 17 quindi, dopo un assaggio presso il ristorante, qualche acquisto al mercatino e piacevoli passeggiate tra i profumi della terra, abbiamo fatto una breve escursione sul campo per raccogliere qualche frutto con le nostre mani. Abbiamo portato via una decina di mele e, arrivati alla baracca per pagare, abbiamo aggiunto qualche pera presa da un cesto lì vicino al montepremi: pagati 2 euro siamo andati via con un sacchetto pieno di frutta. Un’esperienza da fare, soprattutto per chi si trovasse in zona e non avesse mai avuto occasione di avere qualche albero da frutta da spogliare a mani nude.

Vicino a Lisse, info sul loro sito qui. Vedo però che il sito è solo in olandese, quindi vi riassumo qui i dettagli utili:

Landgoed De Olmenhorst
Lisserweg 481, Lisserbroek.
+31252 41 31 65
info@olmenhorst.nl
fino al 23 ottobre
mercoledì e venerdì 13 – 17, sabato e domenica 10 – 17
tra il 15 e il 23, ogni giorno 10 – 17

|ste|

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da Nord a Sud

Ritorno dalle vacanze passate in patria con la solita e irrinunciabile ricarica di affetto, amicizia e, ultimo ma non ultimo, di sole. I miei otto giorni a casa, in zona Monfalcone, sono stati infatti molto soleggiati e ho avuto la possibilità, organizzandomi per tempo, di incontrare tantissime persone. Si pensi che dalla precedente visita, ho preso l’abitudine di organizzare un’agenda per riuscire a vedere più persone care possibile. Chi mi conosce sa che non sono proprio tipo da agenda, ma sta funzionando molto bene. Unica pecca della mia strategia di programmazione sta nella distribuzione degli incontri, che vanno tutti a coincidere con i pasti principali. Non avendo a disposizione una casa tutta per me nei giorni di permanenza laggiù, sono ospite di mia madre nella mia spaziosa e ospitale cameretta piena di ricordi, va a finire che per quasi una settimana si va a mangiar fuori pranzo e cena (ad essere onesti anche un paio di colazioni). Così è effettivamente stato e alla fine ho portato a casa più chili che abbronzatura, o forse l’abbronzatura si vede di meno proprio per colpa della maggiore rotondità del soggetto. Un po’ come un palloncino, che da sgonfio è molto più scuro di come diventa una volta gonfiato. Ora tocca mettersi a dieta, ma è stato decisamente piacevole perciò non riesco a pentirmene, neanche volendo. È del resto un’ottima sensazione quella di poter entrare in un posto qualsiasi ed esser sicuri di trovare del cibo buono, senza dover scandagliare il menù per trovare qualcosa di commestibile o per lo meno non fritto, come invece avviene qui in Olanda.

Tornare verso casa per qualche giorno rimane sempre un viaggio bellissimo. Ogni volta che trascorro qualche giorno nei luoghi dove sono nato e cresciuto noto quanto quella terra, stata da sempre il mio Nord, sia sempre più il mio nuovo Sud. Lo è per il clima, una settimana con massime di 29-30° attorno a metà settembre, ma molto anche per il comportamento delle persone. Qualche divertente esempio? Ristoranti che sfacciatamente propongono il prezzo “con e senza ricevuta” (un buon 10% di sconto per il fortunato e complice avventore…e allo Stato penseremo un’altra volta!), pedoni che ti guardano come il messia se ti fermi per lasciarli passare sulle strisce pedonali e pedoni che investono mia nonna in bici perché cercano l’Orsa Maggiore in pieno giorno mentre attraversano la pista ciclabile (istituzione guardata ancora con sospetto dai guidatori di auto che, in nettissima maggioranza, snobbano i faticosi ed antiestetici mezzi a pedali). Mi accorgo però che in un attimo regredisco alla versione “automobilista incallito”, grazie all’automobile messami a disposizione 24/7 da mia mamma, e adoro girare tutte le strade del mandamento per vedere come sono cambiate o farle combaciare con quelle che ho impresso nella mente, se sono rimaste immutate.
Né ho detto di no allo sconto sul pranzo, l’occasione rende l’uomo ladro e qui al vero Nord mancano semplicemente le occasioni, vuoi perché se ti scoprono ad evadere sono più severi rispetto agli italiani, vuoi forse perché i servizi che lo Stato restituisce ai cittadini olandesi sono all’altezza delle imposte che vengono loro richieste. Non sono un economista, fatto sta che qui funziona e lì meno, è quindi inevitabile porsi delle domande.

Che bellezza il Carso e l’Isonzo, le montagne che stavolta ho visto solo all’orizzonte, il mare così vicino per farci un tuffo quando in città fa troppo caldo.
È proprio quest’ultimo che mi ha deluso: a Grado non ho mai amato fare il bagno a causa del tipico olezzo palustre e per la prevedibile ed interminabile camminata nel substrato melmoso: per bagnarsi la pancia si consideri una passeggiata “verso largo” di almeno 5 -8 minuti. Alternativamente è possibile distendersi sul fondo dopo soli 2 o 3 minuti di cammino, ma può risultare meno elegante. A Sistiana invece l’acqua diventa subito profonda, ma stavolta  si presentava ricoperta da bolle particolarmente (troppo) resistenti all’esplosione. Sembrava sapone, o forse qualcosa di più oleoso, in ogni caso un’esperienza a cui si poteva benissimo rinunciare. Lì ho dovuto fare il bagno, ma è stata più un’imposizione che un vero piacere. Spero sia qualcosa di passeggero.

Mi sono consolato con una visita ad un’osmiza (dallo sloveno osmica), locale tipico soprattutto del Carso triestino (ma anche delle province di Gorizia e di qualche zona della Slovenia e dell’Istria), dove si beve del buon vino accompagnato da salumi e formaggi, tutti prodotti dei contadini che la gestiscono, o comunque della zona. Mettici vicino un paio di amici di vecchia data ed è presto dimenticata la delusione del tuffo.

È ora di ricominciare a lavorare, qui l’autunno ha già preso il sopravvento e l’unica cosa estiva rimasta è stata la grandine di questo pomeriggio. Ma si preannuncia un autunno – inverno molto interessante, viste anche le novità che si profilano all’orizzonte, soprattutto per quel che riguarda il nostro probabile trasloco dalla casa che ci ha ospitato per più di due anni. Verso Amsterdam, più vicini a dove lavoriamo entrambi, o sempre ad Haarlem, poiché il primo amore non si scorda mai? Il tempo di ricevere il contratto firmato e sveleremo il mistero!

|Ste|

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Come una gazza ladra

Ricordo che da bambina mi aveva colpito una storia che mi avevano raccontato.
Una volta, una gazza ladra particolarmente audace si era affacciata alla finestra della cucina ed aveva rubato un piccolo cucchiaino in argento, che in quel momento luccicava sotto un raggio di sole. Mi spiegarono che le gazze sono particolarmente attratte da tutto ciò che luccica, che riflette luce, come l’argento appunto.

Anch’io ho sempre subito il fascino delle cose luccicanti: il riflesso e la rifrazione della luce sul vetro, su alcuni metalli, mi hanno sempre ipnotizzato.
Da bambina, quando andavo al mare nei lidi rocciosi in estate, passavo le ore sul bagnasciuga (dopo il bagno, s’intende) a setacciare con lo sguardo le pietre e i sassolini; ero alla ricerca dei pezzettini di vetro che il mare restituisce ‘smerigliati’.
Non luccicavano, ma erano di tantissimi colori diversi e mi sembravano dei gioielli, doni del mare.

Crescendo,  come forse la maggior parte delle donne occidentali, da adolescente iniziai ad appassionarmi alle pietre ed ai metalli preziosi. Probabilmente in quel momento, scoprii la luminosità e la luce che i diamanti (visti solo in foto e nelle vetrine delle gioiellerie) riflettono e mi innamorai di questa pietra preziosa.
Forse mi lasciai condizionare anche dai messaggi pubblicitari, oltre che da quella regola non scritta per cui, se una donna riceve un diamante, significa che il suo valore è inestimabile quanto quello della pietra. Molto meno poetico, messo in questi termini, ma comunque efficace. Per non parlare di quello che suggeriva Marylin in Gentlemen prefer blondes, film del 1953, di Howard Hawks.
Pensavo che, al momento giusto, la persona giusta mi avrebbe regalato un diamante per dimostrare il suo illimitato amore nei miei riguardi.

Non ho approfondito il mio pensiero fino a poco tempo fa.
Quando ho sentito che forse era arrivato il momento di realizzare il mio desiderio, l’ho manifestato a Ste (che aveva già subodorato qualcosa, grazie ad una terapia di lento avvicinamento all’obiettivo, portata avanti dalla sottoscritta per qualche anno.. diabolica!!) e poi alle persone più care.
Non l’avessi mai fatto!! Mi sono piovute addosso una serie di informazioni, di articoli di giornale, di film sul tema del ‘mercato nero’ dei diamanti.
Senza accordarsi, il papiño e la mia amica Marijke hanno inizato una campagna di informazione vera sull’estrazione e il mercato delle tanto sospirate pietre preziose.
Risultato: disgustata dalla violenza, dalla criminalità, dallo sfruttamento ambientale ed umano che il commercio dei diamanti ancora oggi esercita, ho deciso non solo che non desidererò mai più un diamante, ma che farò il possibile per informare chiunque su cosa c’è dietro a quel gioiello.

A tal proposito, lascio qualche approfondimento:
La Domenica di Repubblica 4/02/2007, Nell’officina segreta che crea i diamanti, articolo di Paolo Rumiz.
Blood diamond (2006), film di Edward Zwick.

|Aria|

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Het verwacht onweer

[La tempesta attesa]

Anche in Olanda fa caldo; raramente, forse qualche giorno in estate, ma capita.
Quest’anno ci è capitato di vivere un paio di giorni di vera afa, verso la fine del mese scorso. Le previsioni del nostro affidabile Weer.nl davano 25°C di minima e 29°C di massima durante il giorno e vento praticamente inesistente, con conseguente afa; inoltre, il sole, che generalmente è un po’ timido, ha caratterizzato entrambe le intere giornate.
Mi sembrava di essere in Italia!!

Per porre fine allo strano clima, era necessario un temporale.
I temporali in Olanda sono generalmente silenziosi e scuri, ovvero sprovvisti di tuoni e fulmini (ovviamente, data la caratteristica piana del territorio).
Una sera le NS (Nederlandse Spoorwegen) hanno inviato ai soci (Ste ed io lo siamo) una mail in cui informavano i viaggiatori di possibili ritardi nel pomeriggio successivo, a causa del ‘burrascoso temporale’ previsto.
Effettivamente, anche Weer prospettava una situazione quasi apocalittica, con pioggia, vento, grandine e un abbassamento della temperatura di 10°C. Tutto in un pomeriggio.
Se vi state chiedendo come mai le Ferrovie Olandesi dovrebbero preoccuparsi di un temporale alla fine di giugno, sappiate che non ci siamo ancora dati una risposta definitiva.

Ormai so che gli olandesi si lasciano un po’ prendere dalle manie di precisione e so che per loro è piuttosto seccante trovarsi impreparati di fronte alle situazioni. È vero che bisogna sempre rispettare la natura, ma non necessariamente ogni manifestazione climatica è un cataclisma.

Più volte, nel pomeriggio, ho guardato il cielo, aspettandomi di scorgere da un momento all’altro un muro di intemperie, ma niente, anzi ‘peggio’ (rispetto alle previsioni): sole splendente e caldo incredibile.
Solamente la sera ha piovuto. D’accordo, c’è stato qualche tuono e anche alcuni fulmini, ma il tutto è durato non più di mezz’ora.
Dato che l’obiettivo è stato raggiunto, cioè la temperatura si è davvero abbassata di 10°C, forse nessuno ha ridacchiato pensando alla mobilitazione nazionale per un temporale estivo!!

Il riposo del giardiniere

Qualcuno ha lavorato alacremente dopo il temporale, per sistemare e pulire anche il giardino.
Il meritato riposo.

|Aria|

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