Archivio per febbraio, 2012

eutanasia e attualità

Lo scorso venerdì 17 febbraio, in Austria, è rimasto travolto da una valanga il principe Friso, secondogenito della regina d’Olanda.
20-25 minuti sotto la neve, durante i quali il suo cuore ha smesso di battere. Si parla di 15-20 minuti di arresto cardiaco e 50 di rianimazione in seguito al salvataggio che è stato comunque tempestivo, considerando le condizioni.

Il Paese è con il fiato sospeso per la sorte del principe, i giornali non parlavano d’altro nei giorni successivi e ne parlano di nuovo da venerdì, visto che il comunicato dei medici non è confortante.
Friso è vivo, ma attaccato alle macchine e con fin troppo poche possibilità di ristabilirsi e tornare ad una vita normale, vista la sofferenza del cervello, rimasto senza ossigeno per interminabili minuti. Tutti sono rimasti molto colpiti dall’accaduto e sperano che con il proseguire dei giorni si potranno avere notizie miracolose, ma il pragmatismo tipico degli olandesi li porta anche a pensare cosa succederebbe qualora il principe non si svegliasse, qualora rimanesse vivo solo perché attaccato alle macchine, prigioniero di un coma irreversibile. La gente e i giornali si chiedono cosa farà la famiglia reale, qualora si trovasse a dover scegliere se praticare o meno l’eutanasia.
In Italia ci vuole un padre con coraggio e spirito senza eguali per riuscire a porre fine alla vita di una ragazza rimasta in coma per 15 anni, non senza conseguenze penali, peraltro. In Olanda l’eutanasia è depenalizzata dal 1994 e legalizzata dal 2000. Dal 2002  i Paesi Bassi sono il primo paese al mondo ad avere una legge che disciplina la “dolce morte”.

Si può essere contrari o favorevoli, ma credo che tutti ci siamo chiesti cosa vorremmo che facessero di noi qualora il fato, o Dio, ci portassero a trovarci a vivere attaccati ad una macchina. Personalmente, quando ho visto casi come quello di Eluana Englaro (un nome per tutti, senza voler toglier niente a nessuno), mi sono schierato dalla parte dei genitori o compagni degli ammalati che chiedevano di lasciar morire i propri cari, impotenti di fronte ad una legge che non lo permette. Vedere tutta quella sofferenza e le condizioni inumane di quelle povere persone mi ha spinto a vedere la morte come unica soluzione, necessaria e  purificatrice.

Tornando alla visione olandese dell’argomento eutanasia, in questo Paese si è andati oltre al normale concetto di dolce morte di cui tanto si è discusso in Italia, ovvero lo stop all’accanimento terapeutico. Qui l’eutanasia è intesa più come suicidio assistito. Il medico che assiste chi richiede di morire rimane un omicida ma non è perseguibile penalmente purché vengano rispettate le procedure previste dal Toetsing levensbeëindiging op verzoek en hulp bij zelfdoding (regolamento sull’eutanasia volontaria e sul suicidio assistito). Vengono quindi assistiti malati terminali senza prospettive di miglioramento che richiedono di porre fine alle loro sofferenze, così come persone che si trovano in stato comatoso in seguito a incidenti e che avevano precedentemente espresso il desiderio di rifiutare l’accanimento terapeutico, qualora si fossero trovati in situazioni limite.

A dire il vero gli olandesi non si fermano nemmeno qui.
Secondo un sondaggio della TV olandese NCRV fatto nel 2008, il 74% degli olandesi vorrebbe mettere in pratica le pillole del dottor Drion. Queste pillole, frutto solo teorico di un avvocato olandese, consistono nell’assunzione di due pillole a pochi giorni di distanza l’una dall’altra per mettere fine alla propria esistenza senza spargimenti di sangue o ulteriori sofferenze. Da somministrare solo a over 75 consenzienti e convinti nonostante ripetuti consulti con esperti. Non necessariamente malati nel fisico, ma anche solo sofferenti di solitudine o semplicemente coloro secondo cui het leven ‘mooi genoeg’ geweest is, letteralmente “la vita è stata bella abbastanza” (dove abbastanza significa “a sufficienza”).

Un concetto estremo, sicuramente discutibile, tanto umano o troppo disumano? Non riesco a darmi una risposta.

Di certo mi sembra che in Italia non si discuta nemmeno dell’argomento solo per l’insistente e onnipresente influenza della Chiesa sulle questioni terrene, come se le persone non avessero una testa per pensare e una coscienza a cui rendere conto.
Tra prostitute in vetrina, matrimoni omosessuali ed eutanasia posso dire di sentirmi decisamente lontano dal Vaticano e credo ancor di più che debba essere la gente a decidere. Del resto, se credi fermamente in Dio e/o sei assolutamente contrario alla dolce morte, sei libero di non manifestare la volontà di staccare la spina in casi estremi.
Che poi quella spina l’ha attaccata un umano e di conseguenza anche l’accanimento terapeutico dovrebbe essere visto come un voler cambiare i piani dell’Altissimo. O no?

|Ste|

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Fin qui tutto bene

Disgelo a parte (e povere folaghe e anatre, che non riescono ancora a capire quali parti dei canali, o dei laghetti artificiali, siano ghiacciate e quali no), direi che questa ripresa ‘sopra lo zero’ ha portato non pochi cambiamenti.
Innanzitutto, per questioni stagionali, le ore di luce stanno aumentando e, credetemi, è un gran sollievo. Alla fine di dicembre, iniziava ad essere chiaro tra le 8:45 e le 9:00 ed il buio tornava tra le 16:30 e le 17:00. Ora, la luce fa capolino dopo le 7:30 e se ne va dopo le 18:00: stiamo parlando di 2 ore di luce in più, mica cosa da poco!

Il papiño è entrato perfettamente nella collocazione di cuoco e aiuto tuttofare per la casa. Inoltre ci offre gentilmente il suo bagno al 1° piano, quando la mattina Ste ed io non ci siamo organizzati bene.
Tutto perfetto, se non fosse per l’autocaro (la Volvo 26enne, ormai non fida compagna di viaggio del papiño), che da un mesetto ha deciso di fermarsi dove si trovava e cioè in un parcheggio pubblico ‘un po’ nascosto’ di Haarlem.
Il meccanico che è andato a prenderla ha trovato un guasto in prima istanza; ma poi, una volta riparato questo, ha informato che si trattava di mancata compressione: in poche parole, prospettava una spesa importante per verificare quale fosse la causa dell’impossibilità di mettere in moto l’automobile.
Il papiño ha quindi deciso di lasciare il mezzo (con il quale avrebbe poi rifatto, ben carico, il viaggio inverso) ad Haarlem e di tornare in Italia con l’aereo.
Per fortuna non aveva impegni per la sera, perché il suo volo è partito con 2 ore di ritardo. Una volta imbarcati tutti i passeggeri, il comandante si è accorto che c’era uno spiffero (?!) dal parabrezza anteriore e che quindi era necessario sistemare il problema prima della partenza. Così, dopo un’oretta di manodopera, il guasto era risolto: pronti, attenti, via? No, perché ha iniziato a nevicare e, di conseguenza, tutti gli aerei dovevano essere spruzzati con l’antigelo prima di accingersi al decollo. L’aereo del papiño si è quindi messo in coda, pronto per la doccia: ecco un’altra oretta di ritardo prima del decollo.

Il giorno successivo, i nostri ospiti del fine settimana Manu e Livio, che hanno potuto assaporare gli ultimi giorni di vero inverno, dovevano partire da Schiphol. Grazie alla previdenza di Manu, avrebbero avuto una coincidenza piuttosto lunga a Milano, perché un ritardo può sempre capitare.
Né lei né alcun altro potevano immaginare cosa sarebbe capitato quel giorno nel 5° aeroporto d’Europa: un attentato bomba. Ad essere onesti, non ho ancora trovato notizie di un reale pericolo (la bomba non risulta trovata, forse mai esistita, da quanto riporta Dutch News Schiphol. Bomb threat), fortunatamente. Sono state attivate comunque tutte le misure di sicurezza e l’aeroporto è rimasto bloccato per alcune ore, creando ritardi anche ai nostri due intrepidi visitatori, che sono riusciti a prendere l’aereo a Milano senza problemi.

Abbiamo fatto un piacevole incontro: due ragazzi italiani, stufi del Belpaese e delle troppe incertezze che offre, che desiderano trasferirsi in Olanda. Stanno sistemando le cose in Italia e si stanno già informando sulle possibilità qui, al Nord.
Sono rimasta colpita dall’entusiasmo e dalla perseveranza che dimostrano, nonostante una patria in cui non si riconoscono (come la maggior parte dei giovani) e l’abitudine a non veder rispettati i propri diritti. Ho pensato che ci sono tanti giovani simili a loro, a noi qualche anno fa, nella stessa situazione e sono solidale con tutti loro; e ho pensato a quante risorse umane stia perdendo la nostra povera Italia.

|Aria|

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berto e il disgelo

Ne avevo parlato nel mio precedente articolo, e mai come stavolta le previsioni si sono avverate.
Non si è tenuto infatti l’Elfstedentocht, ci siamo andati molto vicino ma ad un certo punto, quando lo spessore del ghiaccio sui canali che compongono il percorso aveva raggiunto 11-13  centimetri, quindi ben vicino ai 15 richiesti, c’è stato un giorno in cui ha nevicato abbondantemente ed il giorno seguente i giornali hanno dato all’unisono la triste notizia: nemmeno quest’anno si sarebbe tenuta la corsa.

Berto

Io l’ho presa bene: niente “festona” a Leeuwarden ma gran pupazzo di neve sul terrazzo! Ad essere sincero, non so se fosse per la neve troppo farinosa o per la mia scarsa dimestichezza coi pupazzi di neve viste le poche occasioni, fatto sta che la forma tradizionale dei pupazzi da cartolina era impossibile da fare, soprattutto a -10°C mentre Aria e Ferru mi guardavano divertiti ma seduti in poltrona al calduccio.
Così è venuto fuori Berto, pupazzo panciuto col cappellino di lana che vedete in foto.

Gli olandesi invece, che avevano risposto subito alla “chiamata ai pattini”, non si sono dati per vinti e si sono riversati scorrazzanti sugli innumerevoli corsi d’acqua ghiacciati, usandoli a loro piacimento.
Le ultime due settimane hanno visto il meno davanti alle temperature minime e massime, con un picco di -17°C dieci giorni fa, quindi la neve caduta non si è sciolta e i canali sono diventati delle vie tra le vie. Le collinette dei parchi cittadini sono state quindi reinterpretate come discese per slitte e i canali si son trasformati in piste di pattinaggio.

canale di Amsterdam

Durante i giorni sotto zero il sole non ha quasi mai smesso di illuminarci poiché il cielo era sempre libero da nubi. E non era raro vedere, dal finestrino del treno, carovane di pattinatori che scivolavano in fila indiana a gruppetti sullo Spaarne, il fiume di Haarlem. È stato affascinante vedere quel tratto d’acqua dolce, largo in quel punto 80 metri, completamente trasformato in una lastra di ghiaccio capace di tenere su di sé parecchie persone.

Altra atmosfera ma stesso fascino hanno suscitato in me i canali di Amsterdam ghiacciati. Soprattutto il Prinsengracht, mi sono infatti concesso una camminata assieme a Jacopo sulle acque del signorile canale che abbraccia il centro della città. Il canale era diventato una via vera e propria. Ora erano le case galleggianti del canale ad affacciarsi sulla fredda strada creatasi sull’acqua. E tutte queste case erano illuminate e spesso piene di gente in clima festante.  Qualche abitante con spirito imprenditoriale più spiccato rispetto ai vicini, aveva esposto il cartello “vendesi cioccolata – 1.50 €“. Mica poco, ma con quel freddo e senza scendere dai pattini non credo ci fossero alternative migliori.

Prinsengracht, falò

Io e Jacopo ci muovevamo stando attenti a non camminare troppo vicini l’uno all’altro per paura di sollecitare troppo lo strato di ghiaccio, essendo due abbondanti pesi massimi, ma gli olandesi vedevano quella lastra come una vera e propria strada, con tanto di ragazzini che usavano la mazza da hockey per colpire l’apposito dischetto. Uno contro uno, come da noi si gioca a calcio in campetto o per le strade (dove il traffico permette ancora di farlo). E, paradosso immancabile, gli abitanti della via di ghiaccio avevano acceso un falò in un cestino di metallo staccato con soli 10 centimetri di legno dall’acqua solidificata sottostante. Attorno abbiamo anche notato una preoccupante pozzanghera, proprio dove le braci cadevano dopo essersi staccate scoppiettando dal tronco in fiamme. Con molta probabilità siamo stati maliziosi, ma abbiamo visto in quel fuoco una trappola e ci siamo immaginati un pattinatore infreddolito che si avvicina per scaldarsi le mani ma che cade in acqua assieme al cestino rovente, a causa del ghiaccio assottigliato dal calore. Scherzone. La foto a lato – non della migliore qualità, a causa della scarsissima luce – può descrivere meglio l’atmosfera del momento (e pure la pozza attorno al falò!).

Le giornate si stanno sensibilmente allungando, la temperatura è oramai sopra i 4° C da almeno quattro giorni, la pioggia ha spazzato via la neve e Berto si è ridotto a due monetine da cinque centesimi sul tappeto verde che ricopre il terrazzo. L’inverno vero, quello cattivo, è durato poco ma è stato intenso e per qualche settimana non ho sentito la mancanza delle montagne friulane.

Però prossimo anno voglio anch’io i pattini.

|Ste|

manifesto delle ferrovie olandesi di molti anni fa. Dice "Anche in inverno sui binari! Viaggio veloce, sicuro, conveniente e..riscaldato!"

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I giorni della merla olandesi

Da quand’ero piccola ricordo questa espressione, i giorni della merla, per indicare delle fredde giornate invernali. Crescendo, ho voluto scoprire qualche dettaglio in più e finora ho trovato detti popolari e indicazioni temporali (sulla solita fida Wikipedia): gli ultimi 3 giorni di gennaio portano questo nome forse per una storica gelata del fiume Po, nel ’700, che permise di trasportare cose e persone da una riva all’altra.

Le tradizioni popolari sono sempre affascinanti, ma credo abbiano dei confini geografici per definizione.
Non so, quindi, se i giorni della merla siano applicabili anche all’Olanda, ma posso testimoniare che dalla fine di gennaio, dopo un inverno quasi mite comparato con i due precedenti, siamo in preda al freddo, quello vero!
Le temperature minime – notturne – di quei giorni sono andate sotto lo zero; di giorno, le massime, erano di una manciata di gradi sopra. Poi, con l’inizio di febbraio, anche le massime hanno iniziato ad abbassarsi e a scendere sotto gli 0°C; finché il 3 febbraio è arrivata anche la neve: copiosa, soffice, in qualche ora ha intasato tutto, mezzi pubblici, strade, linee telefoniche.
Per mantenere questo scenario incantato, le temperature sono scese ancor di più, fino a toccare i -17°C come minima della notte successiva.

Tutti gli olandesi sperano nella fattibilità della Elfestedentocht (vedi articolo precedente); per i bambini è una festa, perché hanno un’ottima occasione per costruire pupazzi, farsi la guerra a palle di neve e farsi comodamente trasportare negli slittini da genitori pazienti.
Per chi deve viaggiare con i mezzi pubblici, la questione è un po’ più seria: ci sono meno mezzi, molto più affollati, ma l’aggiornamento sulla situazione è costante anche sui rispettivi siti.
Per me significa rinunciare tassativamente alla bici, perché temo troppo una caduta causata dal ghiaccio, o dalla neve ghiacciata. E detto da una che qualche giorno fa ha sbadatamente ‘saltato’ un gradino scendendo le scale, slogandosi un po’ la caviglia, ha il suo peso.

|Aria|

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fuori i pattini!

Dopo due inverni al nord, il terzo è in pieno svolgimento.
Dopo due inverni di neve e ghiaccio, questo sembrava essere il più mite della storia, fino a domenica. Da sabato notte si è alzato un vento gelido che ha portato le temperature sotto lo zero in poche ore. Domenica pomeriggio sono riuscito a fare la oramai consueta corsetta in bici fino a Zandvoort ma in certi momenti, quando il vento soffiava contrario a noi, sembrava di essere su una pista da sci, non fosse stato per il mare che si intravedeva alla nostra sinistra, immerso nel buio.

Lunedì mattina ci siamo svegliati con la neve. Pochi centimetri hanno coperto ogni cosa ma, al momento di uscire di casa, ne rimaneva traccia solo sui tetti. Quella poca neve è rimasta lì fino ad ora, ed è destinata a rimanervi dal momento che almeno per 7 – 10 giorni non si prevedono temperature sopra lo zero, nemmeno a mezzodì.

Oltre al freddo clamoroso che si riesce a provare pedalando, camminando o anche solo respirando in città, mi sono subito preoccupato dei treni, che sono solitamente i primi ad avere dei problemi in caso di neve e ghiaccio. Invece no, tutto procede tranquillo al momento, tanto che sui giornali si parla sì dei 300 km di code in autostrada del lunedì mattina, ma anche e soprattutto di tirar fuori i pattini!

Come in ogni vignetta che rappresenti uno scorcio di vita olandese in inverno, infatti, gli spilungoni si dilettano a sfrecciare sulle spesse lastre ghiacciate che ricoprono l’acqua dei canali appena possono. Per ognuno dei canali di Amsterdam, almeno per quelli del centro, esiste un “mastro ghiacciaio” che ha il compito di verificare lo spessore dello strato di ghiaccio, tramite carotaggio, per garantirne la “pattinabilità” ai cittadini che gradiscono farsi quattro piroette sulle lame affilate.

la, curiosa, bandiera della Frisia

Non contenti di una pattinata nel canale del quartiere gli olandesi hanno ben pensato di organizzare una gara seria. Dal 1909 esiste, infatti, la tradizione dell’Elfstedentocht (il giro delle undici città). È una corsa sui pattini da ghiaccio in Friesland, regione a nordest con una curiosissima bandiera, che potete ammirare a sinistra. Si corre ogni qualvolta tutti i canali che collegano le 11 città di Leexuwarden, Sneek, IJIst, Sloten, Stavoren, Hindeloopen, Workum, Bolsward, Harlingen, Franeker, Dokkum raggiungano uno spessore di almeno 15 cm su tutto il percorso, di 200 chilometri. Se ogni mastro ghiacciaio dà l’ok per il tratto di sua competenza, viene dato il via all’organizzazione della gara, al grido di “it giet oan!“, che in lingua frisona significa qualcosa tipo “si può fare!”.
L’evento, avvenuto l’ultima volta nel 1997 e prima nel 1986 (la pausa più lunga tra le edizioni del 1963 e del 1985), conta in media 15.000 partecipanti ed è una festa per tutta la nazione, oltre che per la Frisia.

Non credo che il 2012 sarà l’anno giusto per questo evento, ma se dovesse capitare saremo a festeggiare tra i frisoni a Leeuwaarden, visto che la nostra preparazione atletica non ci permetterebbe di pattinare per 200km.
Questo non vuol dire che non pattineremo nelle terre olandesi, visto che Aria vorrebbe imparare e io vorrei mettere a frutto gli anni di pattinaggio artistico fatti da bambino, ma opteremo per delle ruote e, soprattutto, per una temperatura più gradevole.

|Ste|

qui sotto il giornale di oggi, in copertina la frase magica che potrebbe arrivare dalla Frisia, It giet oan!

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